Regno Unito, la vendetta di Cummings contro Johnson: "Boris inadatto a governare, un caos la sua gestione del Covid"
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA - La vendetta è un piatto che va servito freddo. Sei mesi dopo essersi dimesso dall'incarico, Dominic Cummings, detto "il Rasputin di Downing Street" nei due anni in cui è stato il più influente consigliere di Boris Johnson, lancia un attacco senza precedenti contro il suo ex boss. In una testimonianza iniziata questa mattina davanti alla commissione di deputati della Camera dei Comuni che indaga sulla crisi del Covid e durata ben sette ore, l'ex braccio destro descrive il primo ministro come un leader indeciso, cinico e confusionario, "inadatto a governare" e "disastrosamente al di sotto" degli standard minimi che la nazione poteva aspettarsi in un momento così drammatico.
Il problema è che di quel governo faceva parte anche lui, e in una posizione di primo piano. Infatti l'ex consigliere inizia la propria deposizione chiedendo "scusa per gli errori che sono stati fatti e per quelli che ho comme…
LONDRA - La vendetta è un piatto che va servito freddo. Sei mesi dopo essersi dimesso dall'incarico, Dominic Cummings, detto "il Rasputin di Downing Street" nei due anni in cui è stato il più influente consigliere di Boris Johnson, lancia un attacco senza precedenti contro il suo ex boss. In una testimonianza iniziata questa mattina davanti alla commissione di deputati della Camera dei Comuni che indaga sulla crisi del Covid e durata ben sette ore, l'ex braccio destro descrive il primo ministro come un leader indeciso, cinico e confusionario, "inadatto a governare" e "disastrosamente al di sotto" degli standard minimi che la nazione poteva aspettarsi in un momento così drammatico.
Il problema è che di quel governo faceva parte anche lui, e in una posizione di primo piano. Infatti l'ex consigliere inizia la propria deposizione chiedendo "scusa per gli errori che sono stati fatti e per quelli che ho commesso personalmente", per poi dire che già nella primavera 2020 ha varie volte considerato di dimettersi per dissenso nella gestione della pandemia. "Sono estremamente dispiaciuto di non avere premuto prima il pulsante dell'emergenza", afferma Cummings, "ma ero incredibilmente spaventato dalle conseguenze che ci sarebbero state rivelando che il piano ufficiale avrebbe ucciso migliaia di persone".
"Questa intera situazione è il caos", racconta Cummings ai deputati di avere detto al primo ministro in uno dei loro scambi di opinione più accesi. "Tu sai perfettamente che io potrei mettere insieme una grande squadra e amministrarla, ma hai più paura di me con il potere di fermare il caos che del caos medesimo, e questa è per me una situazione completamente insostenibile". Nel suo racconto il premier scoppia a ridere e gli dà ragione rispondendo così: 'Sì, ho più paura di te con il potere di fermare il caos che del caos stesso. Il caos non è qualcosa di male. Il caos significa che tutti dipendono da me per capire chi è al comando'".
Cummings aveva già iniziato ad accusarlo nei giorni scorsi con una serie di ben sessanta post su Twitter, ma la sua deposizione al parlamento di Westminster va ben oltre, diventando uno scioccante "j'accuse". L'ex consigliere dice che il primo ministro perseguiva l'obiettivo dell'immunità di massa, anche al prezzo di centomila morti e più, al punto che un collaboratore suggerisce che serve qualcosa come "i party della varicella" al fine di diffondere più rapidamente il contagio del Covid. Poi sostiene che il ministro della Sanità Matt Hancock è un inetto e un bugiardo spudorato che ha addirittura violato la legge, "avremmo avuto ragioni per licenziarlo almeno venti volte". Infine rivela che il governo ha cambiato linea sul Covid soltanto il giorno in cui il vicecapo di gabinetto entra nell'ufficio di Johnson e ammette disperato: "Siamo completamente fottuti e non abbiamo alcun piano per rimediare, sarà un disastro". Downing Street era distratta da altre questioni, insiste Cummings, incluse alcune futili: come a la rabbia di Carrie, la fidanzata di Johnson, "per cose uscite sui giornali sul conto del suo cagnolino". Carrie, ricorda Dom, "voleva farmi fuori", perché lui aveva capito che Boris è "inadatto a governare": inadeguato per il posto che ricopre: "Abbiamo avuto migliaia di morti in più per causa sua".
Tutto ciò difficilmente basterà a riabilitare Dominic, che di Johnson è stato in fin dei conti il più fido alleato, se non il manovratore occulto, per tanto tempo, e in più è macchiato dalla plateale violazione delle restrizioni sul Covid quando lasciò Londra con moglie e figlio per andare a casa dai suoi genitori, in un momento in cui nessuno poteva spostarsi liberamente dalla propria città. La ragione da lui invocata quando scoppiò il caso è che si era ammalato di coronavirus insieme alla moglie e perciò avevano bisogno di aiuto per il loro bambino. Nella testimonianza di stamane ai Comuni, Cummings offre però una diversa spiegazione, romanzesca come quasi tutto quello che lo riguarda: "Siamo scappati via dalla capitale per una minaccia alla nostra sicurezza, una gang era venuta davanti a casa nostra e voleva uccidere tutta la mia famiglia". Non averlo spiegato subito ai giornalisti, ammette, "è stato un terribile, terribile errore, avrei dovuto tirare fuori tutto". Non avrebbe potuto chiedere alla polizia di proteggerlo? Era ancora il secondo uomo più potente del suo paese. Con il "Rasputin di Downing Street" non si può mai sapere cosa è vero e cosa è manipolazione. Chissà se è questa l'ultima puntata della sua storia.