Mosca multa Google e Facebook per lo spazio alle proteste pro-Navalnyj
La decisione del tribunale è l'ultimo atto dell'offensiva russa contro i giganti tecnologici americani. Nel mirino ci sono anche Twitter e TikTok
Un tribunale russo ha multato Google e Facebook per non avere cancellato dei contenuti che Mosca ritiene illegali. Si tratta dell’ultimo atto dell’offensiva della Russia contro i giganti tecnologici americani e in difesa della propria “sovranità” su internet, dopo che, per lo stesso motivo, erano state punite Twitter e TikTok. Facebook dovrà pagare 26 milioni di rubli (350mila dollari), mentre Google 6 milioni (81mila dollari), entrambe per diversi reati amministrativi.
Un tribunale russo ha multato Google e Facebook per non avere cancellato dei contenuti che Mosca ritiene illegali. Si tratta dell’ultimo atto dell’offensiva della Russia contro i giganti tecnologici americani e in difesa della propria “sovranità” su internet, dopo che, per lo stesso motivo, erano state punite Twitter e TikTok. Facebook dovrà pagare 26 milioni di rubli (350mila dollari), mentre Google 6 milioni (81mila dollari), entrambe per diversi reati amministrativi.
Nel mirino del tribunale distrettuale Tagansky di Mosca, alcuni post che a gennaio avrebbero incoraggiato minorenni ad unirsi alle proteste in favore dell’oppositore del Cremlino Aleksej Navalnyj. La multa arriva dopo che lunedì l’autorità russa per le comunicazioni aveva minacciato di rallentare il traffico di Google se non avesse cancellato i contenuti “proibiti”.
La settimana scorsa Google si è appellata contro la sentenza di un tribunale moscovita, che l’ha obbligata a sbloccare l’account YouTube di un canale di news cristiano-ortodosso posseduto da un imprenditore russo sotto sanzioni americane ed europee.