Romania: scoperti nove cadaveri in una fossa comune. Riaffiorano gli orrori del regime comunista
di Andrea Tarquini , di Andrea TarquiniI resti delle vittime "giustiziate" con un colpo alla nuca trovati nel giardino della sede della polizia segreta a Caransebes. Le morti risalirebbero ai tempi di Gheorghe Gheorghiu-Dej e Ana Pauker, predecessori del dittatore Ceausescu. Il lavoro delle organizzazioni per la memoria e il sostegno ai parenti degli uccisi
BERLINO. Il loro ricordo è affidato a miseri resti che riemergono per caso dal sottosuolo: ormai quasi sempre scheletri, sepolti a pancia in giú, ammanettati. Cranio spaccato o colpo alla nuca. Ieri una macabra scoperta nell´ex giardino della polizia segreta comunista nella cittadina romena di Caransebes ha ancora ricordato, dopo decenni, le vittime del genocidio di classe attuato in Romania dal primo regime tirannico comunista, quello guidato sotto Stalin da Gheorghe Gheorghiu-Dej e Ana Pauker, e della successiva, brutale repressione di massa eseguita fino alla fine dal loro successore, il "Conducator" Nicolae Ceausescu. Il passato che non passa tormenta ancora la Romania, oggi democrazia e solido membro della Nato e dell´Unione europea.
La fossa comune, come riferito dall´agenzia di stampa Ansa, è stata scoperta ieri dagli archeologi degli istituti romeni che studiano la storia dei crimini del comunismo ne…
BERLINO. Il loro ricordo è affidato a miseri resti che riemergono per caso dal sottosuolo: ormai quasi sempre scheletri, sepolti a pancia in giú, ammanettati. Cranio spaccato o colpo alla nuca. Ieri una macabra scoperta nell´ex giardino della polizia segreta comunista nella cittadina romena di Caransebes ha ancora ricordato, dopo decenni, le vittime del genocidio di classe attuato in Romania dal primo regime tirannico comunista, quello guidato sotto Stalin da Gheorghe Gheorghiu-Dej e Ana Pauker, e della successiva, brutale repressione di massa eseguita fino alla fine dal loro successore, il "Conducator" Nicolae Ceausescu. Il passato che non passa tormenta ancora la Romania, oggi democrazia e solido membro della Nato e dell´Unione europea.
La fossa comune, come riferito dall´agenzia di stampa Ansa, è stata scoperta ieri dagli archeologi degli istituti romeni che studiano la storia dei crimini del comunismo nel piú grande paese dei Balcani orientali, e dal "Centro Doina Cornea", un´istituzione di ricerca dedicata al nome della piú celebre dissidente anti-Ceausescu che lavora sulle atrocità e le stragi e, ove vivano ancora, di aiuto ai familiari delle vittime.
Tutto, dall´inizio della presa del potere comunista e dall´esilio forzato di Re Michele, fu affidato alla Securitate, una delle piú temute polizie segrete del blocco sovietico. Il comando locale della Securitate a Caransebes sorgeva in un bel palazzotto neoclassico in pieno centro, ma sotto il regime tutti avevano troppa paura per parlarne. Finora sono stati trovati gli scheletri di nove persone assassinate senza processo. Secondo i primi esami forensici, si tratta di crimini compiuti negli anni Cinquanta.
Da molti anni non veniva compiuta una simile macabra scoperta, eppure la storia è orribile e lunga, e a tratti poveri resti umani la ricordano ritrovati per caso, per lavori o ricerche. Dopo la presa del potere, Gheorghiu-Dej e Ana Pauker affrontarono per anni la vana disperata resistenza dei partigiani antifascisti ma anche anticomunisti che avevano combattuto nel 1945 dalla parte del golpe e del cambio di alleanze di Re Michele contro il dittatore fantoccio dell´Asse maresciallo Ion Antonescu e le sue "Guardie di ferro", complici dell´Olocausto. Quei partigiani sognavano una Romania riunita all'Occidente. Fino almeno al 1949, furono arrestati e poi trucidati senza processo a migliaia. Il regime costruí con l´aiuto sovietico il suo arcipelago GuLag: famigerati campi, da Jilava, a Ramnicu Sarat, a Periprava, dove si entrava senza ritorno. In nessun altro paese satellite di Mosca stragi e genocidio di classe assunsero tali proporzioni come in Romania.
Ancora fino ai tardi anni Ottanta, viaggiando con visto regolare su strade di campagna romene, vedevi lavori in corso recintati: all´opera, magri prigionieri in pigiama a righe sorvegliati da militari dei reparti scelti della Securitate coi loro Kalashnikov e i loro cani Dobermann o Rotweiler.
Secondo molti storici, almeno centomila prigionieri politici sarebbero probabilmente morti per la costruzione del canale Danubio-Mar Nero, faraonica opera voluta da Gheorghiu-Dej. Altri calcoli dicono che il deliberato genocidio di classe del regime – l´eliminazione di fedeli al re, imprenditori, docenti universitari, intellettuali critici, funzionari di Stato, tutto quanto sapeva di borghesia o di dissenso – arrivò a far scomparire oltre 400mila persone.
Secondo lo storico dei crimini della Securitate Marius Oprea, solo dal 2006 sarebbero state trovate ottomila salme sotterrate. Una delle vittime piú illustri fu nel 1954 Corneliu Patrascanu, membro della direzione del Partito comunista, condannato in un processo farsa per "revisionismo titoista e alto tradimento" e assassinato in un lager. La repressione continuò anche sotto Ceausescu, i lager nel linguaggio segreto della gente vennero ribattezzati "Ceauschwitz".
Quando, dalla sanguinosa rivolta contro Ceausescu nel 1989 a oggi, furono riconosciuti e smascherati, alcuni dei responsabili del "genocidio di classe" e delle atroci torture di massa affontarono la giustizia. Come Ion Ficior, capo torturatore nel campo di Jilava, o come il piú temuto e crudele di tutti: Alexandru Visinescu, "il macellaio del lager di Ramnicu Sarat”. Nel 2018 fu condannato a vent´anni, ma morí ben trattato e ben curato in carcere pochi mesi dopo. A 93 anni, età a cui nessuna delle vittime sue e dell´apparato massacratore di cui era uomo di punta poté mai arrivare vivo.