La Svizzera soddisfatta del mancato accordo-quadro con la Ue. Bene la Borsa di Zurigo
di Franco Zantonelli , di Franco ZantonelliAll’indomani dell’annuncio del fallimento, per volontà di Berna, dell’accordo-quadro tra Svizzera e Unione Europea sul mercato unico, nella Confederazione prevale un sentimento di malcelata soddisfazione, per la “chiara risposta data ai tentativi di pressione di Bruxelles”. Ad affermarlo non è l’Udc, il partito di destra del miliardario sovranista Christoph Blocher, bensì la radiotelevisione di servizio pubblico del canale in lingua tedesca. Su questo negoziato, come pure su altri temi riguardanti il rapporto con l’Europa, si è manifestato, in Svizzera, il “Röstigraben”, ovvero il fossato di incomprensione reciproca che impedisce un vero dialogo tra svizzeri germanofoni e svizzeri francofoni. I primi più diffidenti nei confronti dell’Ue, i secondi su posizioni che, talvolta, hanno sfiorato la volontà di adesione. Quanto ai ticinesi, condizionati al rapporto storicamente conflittu…
All’indomani dell’annuncio del fallimento, per volontà di Berna, dell’accordo-quadro tra Svizzera e Unione Europea sul mercato unico, nella Confederazione prevale un sentimento di malcelata soddisfazione, per la “chiara risposta data ai tentativi di pressione di Bruxelles”. Ad affermarlo non è l’Udc, il partito di destra del miliardario sovranista Christoph Blocher, bensì la radiotelevisione di servizio pubblico del canale in lingua tedesca. Su questo negoziato, come pure su altri temi riguardanti il rapporto con l’Europa, si è manifestato, in Svizzera, il “Röstigraben”, ovvero il fossato di incomprensione reciproca che impedisce un vero dialogo tra svizzeri germanofoni e svizzeri francofoni. I primi più diffidenti nei confronti dell’Ue, i secondi su posizioni che, talvolta, hanno sfiorato la volontà di adesione. Quanto ai ticinesi, condizionati al rapporto storicamente conflittuale con l’Italia, li troviamo più vicini alle posizioni dei connazionali di lingua tedesca.
Una conferma alla radicalizzazione delle posizioni interne sul dossier europeo, l’abbiamo da due autorevoli quotidiani. Il Tages Anzeiger di Zurigo si rallegra per l’abbandono del negoziato da parte di Berna, in quanto “avrebbe trasformato il nostro sistema di democrazia diretta in una farsa su questioni importanti”. Dal canto suo il quotidiano Le Temps di Ginevra definisce la fine unilaterale della trattativa “un enorme spreco” e accusa il governo di Berna di “non aver mai parlato all’unisono e di mancanza di leadership”. Cosa succederà adesso? “È probabile - scrive l’editorialista del Corriere del Ticino di Lugano, Giovanni Galli - che ci sarà un prezzo da pagare, sotto forma di ritorsioni e di mancate opportunità”. Tuttavia, l’opinione di molti, oggi, è che la Svizzera da un lato abbia il vantaggio di partire da una base abbastanza solida, dall’altro di essere riuscita a conservare la facoltà di decidere cosa fare in casa propria. “Ora - l’opinione del deputato Fabio Regazzi, presidente dell’Unione delle Arti dei Mestieri e del Lavoro, l’associazione delle piccole e medie imprese - sarà importante salvaguardare la via bilaterale”. Ovvero, negoziare accordo per accordo, di volta in volta, confidando nella condiscendenza di Bruxelles e nella sua capacità, dimostrata con la Brexit, di essere sufficientemente tenace da non abbandonare mai un negoziato.
La via bilaterale, per intenderci, venne inaugurata dalla Svizzera nel 1992, dopo che l’eurofobo Blocher convinse i suoi concittadini a respingere l’adesione all’Associazione Europea di Libero Scambio, ritenuto un primo passo verso l’adesione ll’Unione Europea.
Ma quali saranno, soprattutto in ambito economico e del mercato del lavoro, le ripercussioni della scelta svizzera di abbandonare la trattativa con Bruxelles, per proseguire sulla via bilaterale? “A breve termine - spiega a Repubblica il professor Sergio Rossi, docente di macroeconomia all’università di Friburgo - gli accordi bilaterali non saranno modificati, ma le scelte strategiche e di investimento di numerose aziende, in Svizzera, saranno riviste. Ciò avrà anche ripercussioni negative nel mercato del lavoro elvetico, con un calo dell’occupazione e della remunerazione di diverse categorie professionali, a cominciare dalle persone che lavorano presso le imprese che saranno dislocate nell’Unione europea”.
Va detto, in conclusione, che l’interruzione della trattativa tra Svizzera e Ue non ha avuto ripercussioni sull’andamento della borsa di Zurigo. Sia ieri che oggi, infatti, lo Swiss Market Index ha superato il record storico degli 11.300 punti.