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Salta l'intesa Ue-Svizzera: Berna rinuncia all'accordo sul mercato unico

(reuters)
Dopo 7 anni di trattative, la Confederazione elvetica abbandona le trattative. Il rammarico di Bruxelles
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Una trattativa che andava avanti da 7 anni e che termina con un nulla di fatto. Svizzera e Unione europea non hanno trovato il modo di rinegoziare l'accordo quadro sul mercato unico che avrebbe consentito alla Confederazione di uscire, in parte, dal suo isolamento per integrarsi ulteriormente con i Paesi comunitari.

Berna ha deciso, infatti, di lasciar perdere almeno per il momento, consapevole che un eventuale accordo avrebbe suscitato troppi malumori, con le elezioni federali in programma tra poco più di un anno.

L'accordo in discussione mirava a standardizzare il quadro giuridico per la partecipazione della Svizzera al mercato unico dell'Ue e ad istituire un meccanismo di risoluzione delle controversie. Sollecitato da Bruxelles per oltre 10 anni, la discussione era iniziata soltanto nel 2014. Le due parti non sono riuscite ad accordarsi sui punti controversi, come il criterio degli aiuti pubblici e i salari. E poi la libera circolazione delle per…

Una trattativa che andava avanti da 7 anni e che termina con un nulla di fatto. Svizzera e Unione europea non hanno trovato il modo di rinegoziare l'accordo quadro sul mercato unico che avrebbe consentito alla Confederazione di uscire, in parte, dal suo isolamento per integrarsi ulteriormente con i Paesi comunitari.

Berna ha deciso, infatti, di lasciar perdere almeno per il momento, consapevole che un eventuale accordo avrebbe suscitato troppi malumori, con le elezioni federali in programma tra poco più di un anno.

L'accordo in discussione mirava a standardizzare il quadro giuridico per la partecipazione della Svizzera al mercato unico dell'Ue e ad istituire un meccanismo di risoluzione delle controversie. Sollecitato da Bruxelles per oltre 10 anni, la discussione era iniziata soltanto nel 2014. Le due parti non sono riuscite ad accordarsi sui punti controversi, come il criterio degli aiuti pubblici e i salari. E poi la libera circolazione delle persone, il "punto cruciale delle controversie" secondo il governo elvetico. Da intendere, secondo gli svizzeri, soltanto per i "dipendenti e le loro famiglie", mentre per l'Ue avrebbe dovuto riguardare "tutti i cittadini". Questo però avrebbe comportato "un cambio di paradigma nella politica migratoria svizzera, anche con conseguenze per l'accesso all'assistenza sociale", ha affermato il ministro degli Esteri Ignazio Cassis.

Sul versante della destra esulta l'Udc, il principale partito elvetico, che temeva, tra le altre cose, il "turismo sociale" degli europei verso i lauti assegni di disoccupazione e di assistenza erogati da Berna. Canta vittoria, però, anche la sinistra sindacale, critica nei confronti del negoziato ritenendolo un tentativo del ministro degli Esteri, Ignazio Cassis, di portare a casa un accordo a scapito della sicurezza dei lavoratori. Cassis che, ancora ieri, vantava i suoi buoni uffici nell'organizzazione del vertice Biden-Putin, in programma il 16 giugno a Ginevra, è costretto oggi ad ammettere che "questa situazione comporta degli inconvenienti".

"Ad esempio- spiega a Repubblica il deputato socialista di Ginevra e membro della Commissione Esteri del Parlamento di Berna, Carlo Sommaruga - cade l'idea di attualizzare i 120 accordi con Bruxelles attualmente in vigore concludendone, al contempo, di nuovi".

Tra i nuovi accordi preclusi alla Svizzera c'è quello sul mercato europeo dell'elettricità, come pure quello bancario per gli istituti di credito elvetici. "Inoltre, i centri di ricerca svizzeri rischiano di venir tagliati fuori dai programmi europei", dice ancora Sommaruga. Dal punto di vista del mercato del lavoro non dovrebbe cambiare nulla, se non che l'Ue potrebbe condizionare alle proprie regole l'assunzione di lavoratori distaccati da parte di imprese svizzere. Per il momento, tra Berna e Bruxelles si prosegue sulla via bilaterale, con il governo svizzero che cerca un dialogo politico per proseguire la collaborazione con l'Unione europea.

"Geograficamente ed economicamente siamo destinati a collaborare", ha rassicurato il ministro Cassis. Bisognerà vedere a che prezzo. Per il momento la Commissione europea reagisce con rammarico alla decisione svizzera di non portare a termine "un accordo quadro istituzionale, nonostante i progressi fatti".