Londra, nessun imbroglio dietro alla "casa d'oro" di Johnson
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA - Assolto ma non con formula piena. Si può riassumere così il giudizio di lord Christopher Geidt, consigliere del primo ministro per le questioni etiche, sui costosi lavori di restauro ordinati da Boris Johnson lo scorso anno per la propria residenza a Downing Street, ovvero per l'appartamento che lo Stato mette a disposizione del primo ministro di turno, al piano di sopra dell'ufficio in cui lavora, in una situazione da "casa e bottega".
Il premier conservatore era stato accusato di avere ricevuto almeno 58 mila sterline (circa 65 mila euro) da un donatore privato, lord David Brownlow, abituale finanziatore dei Tories, e di non averlo dichiarato, in violazione delle norme sul conflitto di interessi. Johnson ha sostenuto di avere pagato tutto di tasca propria, ma …
LONDRA - Assolto ma non con formula piena. Si può riassumere così il giudizio di lord Christopher Geidt, consigliere del primo ministro per le questioni etiche, sui costosi lavori di restauro ordinati da Boris Johnson lo scorso anno per la propria residenza a Downing Street, ovvero per l'appartamento che lo Stato mette a disposizione del primo ministro di turno, al piano di sopra dell'ufficio in cui lavora, in una situazione da "casa e bottega".
Il premier conservatore era stato accusato di avere ricevuto almeno 58 mila sterline (circa 65 mila euro) da un donatore privato, lord David Brownlow, abituale finanziatore dei Tories, e di non averlo dichiarato, in violazione delle norme sul conflitto di interessi. Johnson ha sostenuto di avere pagato tutto di tasca propria, ma senza specificare, nonostante ripetute interrogazioni in Parlamento, se ha pagato tutto dall'inizio o ha rimborsato successivamente lord Brownlow una volta che i giornali hanno scoperto il ruolo di quest'ultimo nei lavori.
L'indagine interna condotta da lord Geidt ha concluso stamane che il primo ministro "non ha violato il codice ministeriale" sul conflitto d'interessi: un punto per Johnson e il punto più importante, perché in caso contrario il premier avrebbe perfino potuto essere costretto a dimettersi. L'indagine, tuttavia, afferma che è stato effettivamente lord Brownlow a pagare in un primo tempo il conto del restauro, per la precisione una parte del costo, perché Johnson ha usufruito anche di 30 mila sterline pagate dallo Stato a ogni cambio di capo del governo per risistemare la residenza privata in modo gradito al nuovo inquilino, sebbene poi questi soldi gli siano stati restituiti.
Il rapporto sulla vicenda prosegue osservando che il primo ministro avrebbe dovuto essere "più saggio" nell'informarsi sulla provenienza dei fondi per i lavori di casa. A sua parziale giustificazione intervengono tre fattori: aveva affidato la gestione dei costi ai suoi collaboratori; la vicenda ha coinciso con il suo ricovero in ospedale quando è stato contagiato dal Covid, tre settimane durante le quali ha passato qualche giorno in terapia intensiva e si è temuto per la sua vita; e non ci sono prove che lord Brownlow, il donatore, avesse voluto approfittare in alcuna maniera del favore fatto a Johnson.
La faccenda si conclude dunque senza conseguenze formali per Boris Johnson, che fa dire a un portavoce: "Nel merito della questione abbiamo sempre agito rispettando la legge", ma con qualche conseguenza politica: la conferma della sua immagine di leader sempre sul ciglio del precipizio, disattento sul piano etico, per non dire spregiudicato. Ma è un ruolo a cui è abituato e, per il momento, può lasciarsi alle spalle lo scandalo del restauro, così come non sembrano avere lasciato per ora conseguenze le gravi accuse lanciate questa settimana nei suoi confronti da parte dell'ex-consigliere Dominic Cummings.
Sul piano ufficiale, qualche rischio lo corre piuttosto il ministro della Sanità Matt Hancock, riconosciuto colpevole da lord Geidt di una "minore violazione" del codice ministeriale per essere in possesso di azioni di una azienda che è stata scelta come fornitrice dell'Nhs, il servizio sanitario pubblico nazionale, per affrontare la crisi del Covid. Anche lui accusato pesantemente da Cummmings, prima o poi Hancock potrebbe essere sacrificato come capro espiatorio, specie se la variante indiana del coronavirus farà danni: il numero dei contagi è risalito a più di 4 mila al giorno e, anche se quello dei morti rimane basso, alcuni esperti temono una terza ondata della pandemia dopo il 21 giugno, la data in cui tutto dovrebbe tornare alla normalità.
Quanto a Johnson, assolto sia pure non con formula piena, vale per lui l'opinione di una columnist del Guardian: "A questo punto sappiamo che il suo matrimonio con la fidanzata Carrie Symonds", fissato nei giorni scorsi al 30 luglio dell'anno prossimo, "sarà un evento in grande stile e costerà una fortuna, anche se non avrà i soldi per pagarselo". Un po' come l'appartamento al piano di sopra a Downing Street.