"A Gaza noi di Hamas non ci siamo arresi. E abbiamo dimostrato che Israele non è impenetrabile"
dal nostro inviato Vincenzo Nigro , dal nostro inviato Vincenzo NigroGAZA. Il dottor Basem Naim, 58 anni, è un medico palestinese di Gaza laureato in Germania e specializzato in chirurgia. Da anni è entrato in politica con Hamas, è stato Ministro dello Sport e poi della Sanità. Oggi è la voce internazionale del movimento, direttore del "Council on International Relations”, vicino al gruppo islamico che governa la Striscia. “La Cancelliera Merkel ha detto che in un modo o nell’altro bisogna parlare con Hamas. Le sue parole sono un riconoscimento del ruolo che di fatto abbiamo assunto nel panorama politico palestinese. E molti paesi europei stanno parlando con noi: lo fanno i diplomatici europei, in maniera riservata. Lo fanno i funzionari dell’intelligence, ci sono uomini d’affari, esponenti della diplomazia parallela che affianca sempre la politica. L’Europa fece un errore quando non riconobbe la nostra vittoria nelle elezioni del 2006, oggi il nostro ruolo in Palestina è…
GAZA. Il dottor Basem Naim, 58 anni, è un medico palestinese di Gaza laureato in Germania e specializzato in chirurgia. Da anni è entrato in politica con Hamas, è stato Ministro dello Sport e poi della Sanità. Oggi è la voce internazionale del movimento, direttore del "Council on International Relations”, vicino al gruppo islamico che governa la Striscia. “La Cancelliera Merkel ha detto che in un modo o nell’altro bisogna parlare con Hamas. Le sue parole sono un riconoscimento del ruolo che di fatto abbiamo assunto nel panorama politico palestinese. E molti paesi europei stanno parlando con noi: lo fanno i diplomatici europei, in maniera riservata. Lo fanno i funzionari dell’intelligence, ci sono uomini d’affari, esponenti della diplomazia parallela che affianca sempre la politica. L’Europa fece un errore quando non riconobbe la nostra vittoria nelle elezioni del 2006, oggi il nostro ruolo in Palestina è centrale”.
Dottor Naim, quale è il bilancio di questa guerra, chi ha vinto e chi ha perso?
“Innanzitutto, hanno perso i cittadini colpiti da questa aggressione furibonda. Ha perso Gaza, con le sue strutture civili, le centinaia di abitazioni, di palazzi distrutti. È un disastro senza pari, pensi solo alla Sanità, non solo ai feriti, ai disabili senza assistenza, che senza elettricità nelle case non possono sopravvivere. Ma poi cosa vuol dire 'vittoria'?. Come si misura una vittoria?”
Ce lo dica lei... Israele ha vinto o ha perso? E voi?
“Gaza da 15 anni è bloccata, un assedio che ha moltiplicato povertà, disoccupazione, che taglia l’acqua potabile per migliaia di cittadini, che devasta le nostre strutture”.
Ma allora perché avete lanciato tutti quei missili, perché avete costretto Israele a reagire? Voi sapevate che vi avrebbero colpito pesantemente.
“Noi abbiamo reagito alle provocazioni di Israele, all’ingresso della polizia nella moschea di Al Aqsa. Ma aspetti, voglio finire il mio discorso: cosa significa vittoria? Noi abbiamo avuto danni ingenti, anche alle nostre strutture militari, che certo sono state colpite. Ma Hamas è stata eliminata? No, non abbiamo mostrato bandiera bianca. Il tema di fondo per cui ci battiamo è in piedi, il tema dell’occupazione militare israeliana è stato sollevato di nuovo agli occhi del mondo, è ed è la questione centrale della protesta palestinese. Vogliamo dire che Hamas ha il 35% del sostegno politico dei palestinesi? Ma non crede che quasi il 100% della popolazione abbia sostenuto la nostra risposta? Non credete che i palestinesi siano solidali con la nostra posizione? Gaza è devastata, ma anche Londra alla fine della Seconda guerra mondiale era distrutta, eppure le ragioni di chi aveva combattuto avevano vinto. Hamas non ha mostrato bandiera bianca”.
La battaglia vi vede sopravvivere politicamente. Ma al prezzo di altra distruzione a Gaza, e di morti anche in Israele…
“Per giorni avevamo chiesto a tutti, ai governi della regione e ad altri, riservatamente, di fermare le provocazioni di Israele a Gerusalemme e nel mese sacro del Ramadan. Nessuno ci ha ascoltato. Abbiamo dato un ultimatum a Israele, le 18.00 di lunedì 11 maggio. Abbiamo confermato a governi stranieri che ci saremmo mossi. Abbiamo spiegato a tutti che la città di Gerusalemme e la moschea di Al Aqsa sono il cuore del conflitto. Che da anni i palestinesi continuavano ad essere colpiti al cuore: nessuno ci ha ascoltato, abbiamo reagito da soli”.
Avete innescato un massacro di vostri concittadini. E non è sicuro che i temi dell’occupazione dei Territori palestinesi rimarranno sulla scena per molto tempo.
“Gerusalemme non è una questione palestinese o soltanto araba. È una questione universale dell’Islam. La moschea di Al Aqsa non è proprietà palestinese. Ma noi sappiamo che Israele, i coloni, poco alla volta volevano impossessarsene. Distruggere la moschea per costruire un tempio. Non è possibile. Noi a Gaza dobbiamo scegliere soltanto come morire, di povertà, malattie e assedio oppure reagendo all’occupazione, con la resistenza”.
Torniamo alla politica.
“No aspetti. Io non le dico: 'Hamas ha vinto militarmente'. Ma forse ha vinto Israele? Iron Dome, la loro protezione antimissile, è davvero impenetrabile? Hanno sottovalutato la nostra reazione, che sarà sempre più determinata”.
Lei dice Hamas non ha perso e Israele non ha vinto: Ma adesso passerà soltanto del tempo in attesa della nuova esplosione nell’eterno ciclo di violenza?
“La tregua significa uno stop momentaneo ai combattimenti. Se non venissero affrontati i temi di fondo del conflitto, un nuovo scontro potrebbe riprendere. Questa volta tutti però hanno notato che Hamas è riuscita a dare una risposta alle richieste di aiuto dei palestinesi di Gerusalemme Est. È stato registrato da tutti che è stata la prima volta che si sono unite le cause dei palestinesi di Gaza con quelli di Cisgiordania, di Gerusalemme e anche con gli arabo-israeliani”.
Hamas è ritornata al centro dell’attenzione di molti: quali sono i vostri migliori alleati?
“Abbiamo già detto della cancelleria Merkel che ha detto che in qualche modo con Hamas bisogna parlare: per noi è un segnale di interesse. Il nostro principale sostenitore dal punto militare è l’Iran, che è un paese con una posizione complessa nella regione. Noi siamo sotto occupazione, accettiamo aiuti da tutti. Da Iran, Egitto, Qatar, siamo pronti a cooperare con Emirati Arabi e Arabia Saudita. Ma non vogliamo far parte delle dinamiche dei diversi gruppi, delle diverse alleanze che si formano nella regione. Agli arabi diciamo anche di metter fine ai conflitti fra di loro, che non fanno altro che aiutare l’occupante”.
L’Europa ha preso contatto con voi?
“L’Europa ha fatto un grande errore nel 2006 quando non ha riconosciuto la vittoria elettorale di Hamas. Adesso ci stanno contattando tutti: in maniera riservata ambasciatori europei, dirigenti delle agenzie di intelligence, uomini d’affari che spesso aiutano la diplomazia parallela”.
Voi avete protestato perché il presidente Abu Mazen ha cancellato le elezioni politiche che erano state programmate per maggio. Sosterrete nuove elezioni?
“Senza elezioni, senza nuova dirigenza politica non ci potrà essere un processo politico che possa includere Hamas e la Jihad palestinese. Bisogna votare”.
Accettereste un dialogo diretto con gli Stati Uniti?
“Nessun problema ad avere contatti con il popolo americano, anche con esponenti politici. Ma con le Amministrazioni la nostra esperienza passata ci dice che il loro obiettivo è il sostegno all’occupazione, all’aggressione contro la Palestina. E nei negoziati politici in passato sono sempre stati a favore dell’occupazione”.
Accettereste di negoziare con Israele?
“Con Israele ci sono contatti tramite Egitto e Qatar. Ideologicamente non c’è problema a contatti col nemico. Ma se non sappiamo quali sono i temi, gli obiettivi di un negoziato, quale è il contesto generale, in presenza di un rapporto così sbilanciato fra i palestinesi e la potenza occupante non crediamo sia utile nessun negoziato diretto”.