Namibia, la Germania riconosce il genocidio di Nama ed Herero
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - Per il Reich guglielmino era troppo umiliante l'idea che un africano potesse aver beffato con tecniche da moderna guerriglia le loro matematiche geometrie militari. Un secolo fa, quando Jacobus Morenga, il "Napoleone nero" delle rivolte in Namibia, sbaragliò con pochi uomini l'esercito tedesco, i generali sparsero la voce che avesse studiato le strategie del generale prussiano von Clausewitz, racconta Uwe Timm nel suo romanzo sul geniale condottiero mezzo Herero e mezzo Nama. Oltre un secolo dopo, lo spirito di quell'eroe irrequieto della rivolta degli Herero e Nama, affogata nel sangue dei fucili tedeschi, potrebbe aver trovato un po' di pace.
Dopo cinque anni di serrate trattative con la Namibia, la Germania ha riconosciuto ufficialmente che quel genocidio degli Herero e dei Nama compiuto durante l'insurrezione contro il Reich, tra il 1904 e il 1908, entrerà nei libri di storia come primo, sistematico sterminio del Novecent…
BERLINO - Per il Reich guglielmino era troppo umiliante l'idea che un africano potesse aver beffato con tecniche da moderna guerriglia le loro matematiche geometrie militari. Un secolo fa, quando Jacobus Morenga, il "Napoleone nero" delle rivolte in Namibia, sbaragliò con pochi uomini l'esercito tedesco, i generali sparsero la voce che avesse studiato le strategie del generale prussiano von Clausewitz, racconta Uwe Timm nel suo romanzo sul geniale condottiero mezzo Herero e mezzo Nama. Oltre un secolo dopo, lo spirito di quell'eroe irrequieto della rivolta degli Herero e Nama, affogata nel sangue dei fucili tedeschi, potrebbe aver trovato un po' di pace.
Dopo cinque anni di serrate trattative con la Namibia, la Germania ha riconosciuto ufficialmente che quel genocidio degli Herero e dei Nama compiuto durante l'insurrezione contro il Reich, tra il 1904 e il 1908, entrerà nei libri di storia come primo, sistematico sterminio del Novecento, una decade prima di quello armeno. Certo, per scongiurare una reazione a catena e richieste di risarcimenti da altre ex colonie tedesche e dai Paesi più colpiti dalla ferocia nazista, Berlino ha accettato di riconoscerlo come genocidio "da un odierno punto di vista", come ha puntualizzato il ministro degli Esteri, Heiko Maas (Spd). Un modo per dire che quelle atrocità sono state commesse prima che l'Onu, nell'immediato secondo dopoguerra, riconoscesse il genocidio come crimine perseguibile in base al diritto internazionale. Di conseguenza, i soldi e gli aiuti non possono essere considerati un risarcimento, ma una concessione volontaria da parte tedeschi. Mai e poi mai un precedente.
La Germania e la Namibia hanno "raggiunto un accordo su come confrontarci con il capitolo più buio della nostra storia comune", ha annunciato il ministro degli Esteri Maas. Per descrivere "le atrocità" commesse tra il 1904-1908, quando il generale Lothar von Trotha mosse i suoi soldati a uccidere tutti i Nama e gli Herero e costruì persino dei campi di concentramento per perpetrare con maggiore efficacia quella sistematica e mirata strage, devono essere "chiamate per quello che sono, dall'odierno punto di vista: un genocidio". E se si possono considerare tali "dall'odierno punto di vista", per il politico socialdemocratico, è chiaro che "come gesto di riconoscimento della sofferenza incommensurabile", la Germania regalerà 1,1 miliardi di aiuti allo Stato africano. E le minoranze colpite "avranno un ruolo determinante" nell'allocazione di queste risorse, sostiene il ministero.
Uno dei massimi esperti del dossier, Juergen Zimmerer, spiega a Repubblica che la Germania "vuole evitare un precedente", L'africanista dell'Università di Amburgo ricorda che un riconoscimento pieno del genocidio, con tutte le implicazioni legali, potrebbe aprire il vaso di Pandora dei risarcimenti "delle ex colonie tedesche come la Tanzania, il Ruanda, il Burundi, il Cameron e il Togo ma soprattutto della Seconda guerra mondiale come la Polonia o la Grecia".
Zimmerer ha scritto anni fa un libro molto dibattuto e dal titolo eloquente: Da Windhuk ad Auschwitz. L'idea di cancellare un popolo nasce in Namibia, decenni prima della Germania nazista, durante l'insurrezione dei Nama ed Herero, quando i generali tedeschi non si accontentarono di sconfiggere i rivoltosi, ma pensarono a come sterminarli respingendoli nel deserto, condannandoli a morire di fame e di sete. L'obiettivo dichiarato del generale von Trotha è quello di cancellare quelle minoranze, e a Shark Island e in altri luoghi nascono anche i primi campi di concentramento, gli antenati di Dachau e Auschwitz. Rinfocolata dalle teorie della razza che stavano cercando conferme proprio in quegli anni, con medici e scienziati che studiavano teschi e ossa rubate dalle colonie africane per dimostrare l'inferiorità degli africani, la furia razzista si abbattè, decenni prima dell'avvento di Hitler, su decine di migliaia di uomini, donne e bambini Herero e Nama massacrati senza pietà.