✕
(reuters)

Istanbul, Erdogan si prende Taksim: inaugurata la moschea del trionfo nella piazza simbolo della Turchia laica

Qui esattamente 8 anni fa, al Gezi Park, cominciò la rivolta contro il partito islamico al potere. La protesta contro il taglio degli alberi del giardino si trasformò in ribellione, diffondendosi in tutto il paese. Durò venti giorni in tutto. Poi i carri armati repressero la rivolta nel sangue
1 minuti di lettura

ISTANBUL - Piazza Taksim è presa. Tappetini stesi per terra e rivolti verso la Mecca. Giornali distribuiti agli angoli zeppi di foto celebrative. In aria il canto del muezzin che sovrasta il rumore degli elicotteri. Il cuore di Istanbul da oggi è dominato dalla nuova colossale moschea che prende il nome della piazza simbolo della Turchia laica e moderna.

Festeggia Recep Tayyip Erdogan, che alla fine della preghiera del venerdì si lancia in un discorso a difesa dell'islam e di chi in Occidente lo osteggia e ne ha paura. Lo acclamano migliaia di fedeli, accorsi per salutare il presidente e perpetuare la presa della Turchia da parte del partito conservatore di origine religiosa.

ISTANBUL - Piazza Taksim è presa. Tappetini stesi per terra e rivolti verso la Mecca. Giornali distribuiti agli angoli zeppi di foto celebrative. In aria il canto del muezzin che sovrasta il rumore degli elicotteri. Il cuore di Istanbul da oggi è dominato dalla nuova colossale moschea che prende il nome della piazza simbolo della Turchia laica e moderna.

Festeggia Recep Tayyip Erdogan, che alla fine della preghiera del venerdì si lancia in un discorso a difesa dell'islam e di chi in Occidente lo osteggia e ne ha paura. Lo acclamano migliaia di fedeli, accorsi per salutare il presidente e perpetuare la presa della Turchia da parte del partito conservatore di origine religiosa.

Altamente simbolica è la sua conquista della piazza più centrale della metropoli sul Bosforo. E simbolica è la data: 28 maggio. Qui, esattamente 8 anni fa, al Gezi Park che si affaccia sul lato opposto di questo slargo immenso, cominciò la rivolta contro il partito al potere. La protesta contro il taglio degli alberi del giardino si trasformò in breve in una ribellione spontanea e generale alle autorità, diffondendosi in tutto il paese. Città e villaggi si organizzarono contro il governo, manifestando pacificamente ma con fermezza.

Durò venti giorni in tutto. Rifiutata la trattativa, l'allora premier Erdogan ebbe la meglio sulla linea negoziale del presidente Abdullah Gul. E i carri armati infine sfondarono a Gezi, reprimendo la rivolta nel sangue: almeno otto morti e centinaia di feriti in tutta la Turchia.

Oggi la presa di Piazza Taksim avviene alla vigilia di un'altra data simbolo: il 29 maggio, anniversario della conquista di Costantinopoli da parte del Sultano Mehmet II, detto Fatih, il Conquistatore, appunto.

La nuova moschea si erge ora davanti al monumento di Mustafa Kemal, cioè Ataturk, il padre dei turchi e fondatore della Turchia moderna. Questa piazza brutta e squadrata, però fortemente simbolica e amata dai turchi e dai turisti, è sempre stato l'emblema laico di Istanbul. Qui si svolgono le riunioni del Primo maggio, a volte con vittime. Qui si ritrovano gay e Lgbt, sovente dispersi dalla polizia. Qui dimostrano le donne, oggi sconvolte e arrabbiate per il ritiro della Turchia dalla stessa Convenzione di Istanbul convocata un tempo da Ankara per proteggerle. Da qui parte il tramvai rosso che si inoltra dentro Beyoglu, verso Galata, il vecchio quartiere di Pera costruito dai Genovesi tuttora centro della movida. Che cosa sarà di tutto questo, adesso, è una domanda che tormenta la Turchia attuale e chi si batte perché i suoi leader mantengano ben accese tutte le sue anime multiculturali.