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Catturato "Tiger Habib", il bracconiere delle tigri del Bengala: in vent'anni ne ha uccise 70

Il 50enne era il più ricercato tra gli atolli di mangrovie e le foreste delle isole Sunderbans
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BANGKOK – Tra le genti delle vaste isole Sunderbans era famoso come “Tiger Habib”, la Tigre Habib. Di cognome Talukder, il 50enne era il bracconiere più ricercato tra questi atolli di mangrovie e foreste sul versante del Bangladesh, che costituisce due terzi dell’intero insieme di terre emerse e canali esteso fino al Bengala occidentale indiano a pochi chilometri da Calcutta.

Per venti anni hanno cercato inutilmente di stanarlo dai suoi nascondigli e arrestarlo con l’accusa di aver ucciso e venduto più di 70 tigri protette nelle apposite riserve create per il loro ripopolamento, un numero considerevole visto che di esemplari della razza bengalese ne restano in Bangladesh non più di 120. E’ stato lui stesso a calcolare il numero delle sue vittime, uccise con fucili, trappole col veleno e gabbie formate con gli arbusti della giungla.

BANGKOK – Tra le genti delle vaste isole Sunderbans era famoso come “Tiger Habib”, la Tigre Habib. Di cognome Talukder, il 50enne era il bracconiere più ricercato tra questi atolli di mangrovie e foreste sul versante del Bangladesh, che costituisce due terzi dell’intero insieme di terre emerse e canali esteso fino al Bengala occidentale indiano a pochi chilometri da Calcutta.

Per venti anni hanno cercato inutilmente di stanarlo dai suoi nascondigli e arrestarlo con l’accusa di aver ucciso e venduto più di 70 tigri protette nelle apposite riserve create per il loro ripopolamento, un numero considerevole visto che di esemplari della razza bengalese ne restano in Bangladesh non più di 120. E’ stato lui stesso a calcolare il numero delle sue vittime, uccise con fucili, trappole col veleno e gabbie formate con gli arbusti della giungla.

Una folta barba appena ingrigita, appare tranquillo e rassegnato davanti ai fotografi giunti a immortalarlo in manette dopo tanto tempo all’addiaccio cambiando nascondiglio e territorio di caccia continuamente, finché qualche informatore delle guardie ranger non lo ha riconosciuto e segnalato nella sua ultima dimora appena fuori dalla foresta. Per spiegare la sua lunga latitanza, le autorità accennano a un vero e proprio racket che gestisce il traffico e lo smercio transnazionale di cuccioli e parti delle tigri adulte.

Prima di dedicarsi a questo più redditizio traffico della carne, della pelle e di certe ossa della tigre che valgono una fortuna sul mercato cinese, Tiger Habib era un cercatore di miele delle api che vivono nel cuore delle foreste, il più puro, costoso e pericoloso da raccogliere proprio per la presenza delle fiere tutto attorno. Pare sia cominciata così, per “legittima difesa” la carriera di bracconiere che lo vide trasformarsi presto in una specie di leggenda per le genti locali timorose di lui e talvolta complici della sua latitanza. Un suo ex collega che viveva a sua volta degli alveari selvaggi, ha detto all'agenzia Afp che la gente del posto "lo rispetta e allo stesso tempo ha paura di lui". "È un uomo pericoloso – ha aggiunto Abdus Salam - che potrebbe combattere da solo con le tigri nella foresta".

I locali sanno di cosa stanno parlando, perché le storie delle lotte tra uomo o tigre nelle Sunderban fanno parte di una memoria collettiva acquisita alla nascita, fatta di racconti veri o arricchiti di dettagli della eterna lotta per la reciproca sopravvivenza. Questo complesso di isole di tutte le dimensioni rese celebri da capolavori della letteratura come gli scritti del Nobel Tagore e Il Paese delle maree di Amitav Gosh, ha cambiato più volte fisionomia per le continue trasformazioni operate nel complesso alveo dal flusso dei grandi fiumi himalayani che s’incrociano al termine del loro tragitto con le acque dell’Oceano indiano nella Baia del Bengala.

Le riserve naturali create per le tigri si sono spesso ristrette con tutte le loro prede per effetto dell’erosione marina così come sono spesso scomparsi gli insediamenti degli uomini, a loro volta responsabili nel tempo del progressivo avvicinamento tra le loro terre e quelle delle tigri. Non sono pochi gli abitanti delle isole che vorrebbero vedere ridursi il numero dei felini, in molte aree una minaccia costante, per appropriarsi di nuove terre dopo che le loro sono diventate infertili per cicloni e salinizzazione dei campi. Per questo qualcuno considerava Tiger Habib se non un eroe un uomo coraggioso che osava sfidare le leggi “fatte per difendere le tigri ma non gli uomini”, come sostengono molti abitanti e nuovi coloni. Non era raro che talvolta un villaggio chiamasse lui o altri bracconieri prima delle guardie forestali se avvistavano una tigre aggirarsi nei dintorni delle case in cerca di animali domestici o esseri umani per sfamarsi.        

Nulla a che vedere con il mito di un altro suo collega, Koose Munisamy, celebre in India come Il bandito Veerappan che tra il ’62 e il 2004 uccise 2000 elefanti per venderne l’avorio e 184 tra guardie e ostaggi dei suoi innumerevoli sequestri di persona tra gli stati del Tamil Nadu, il Karnataka e il Kerala. Ma a suo modo Tiger Habib ha dato molto filo da torcere alle autorità che avevano anche offerto una taglia per  la sua cattura, forse decisiva per rintracciarlo e portarlo davanti a una corte.

Dati alla mano dell’ultimo censimento di tre anni fa, le tigri del Bangladesh nelle Sunderbans erano saliti a 114 dal minimo storico di 106 nel 2015 ((erano 440 nel 2004). L'anno scorso il Wwf ha confermato che dopo il rapido declino degli ultimi decenni, c’è stato un sensibile incremento delle popolazioni di tigri in via di estinzione in tutto il mondo.

Nelle regioni dove operava Habib sarebbero morte secondo le statistiche 74 tigri negli ultimi 38 anni e non tutte per causa dei bracconieri. Una cifra in contraddizione con le confessioni dell’”uomo tigre” che da solo ne avrebbe eliminate più del 90 per cento in due soli decenni. Ma a fare più impressione è il raffronto tra il numero delle tigri e delle persone morte nelle Sunderban per i loro attacchi. Secondo un rapporto del Bangladesh Tiger Preservation le vittime umane sono state 330 negli ultimi 18 anni, contro le 31 tigri uccise nello stesso periodo.