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Mali, la folla tenta l'assalto all'auto con a bordo Assimi Goita (afp)

Noi europei, istruttori di golpisti

Per la seconda volta in nove mesi, il Mali ha subito un colpo di Stato militare. La Bundeswehr, l’esercito federale tedesco, sta addestrando soldati nell’ambito di una missione dell’Unione europea. Ora ci sono forti richieste di un’interruzione e di un cambiamento della politica tedesca nei confronti dell’Africa (Die Welt) Questo contenuto fa parte della newsletter Continental Breakfast, una selezione di articoli pubblicati dall'alleanza LENA (Leading European Newspaper Alliance). Per vedere un'anteprima cliccate qui / Per iscrivervi e riceverla ogni settimana sulla vostra casella di posta elettronica cliccate qui
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Il governo federale tedesco evita accuratamente la parola “golpe”. Il Ministero degli Esteri parla ufficialmente di “sviluppi in corso in Mali”, mentre nei documenti interni del Ministero della Difesa si parla di un “grave incidente” in Africa occidentale. Invece, il presidente francese Emmanuel Macron chiama le cose con il loro nome: la destituzione del governo di transizione del Mali a Bamako, la capitale, è un inaccettabile “golpe nel golpe”.

In effetti, si tratta del secondo colpo di Stato dell’esercito in nove mesi. Il presidente eletto Ibrahim Boubacar Keita era già stato rovesciato nell’agosto del 2020. In gennaio, a seguito delle pressioni internazionali, la giunta militare era poi stata sostituita da un governo di transizione con lo scopo di riformare la costituzione e organizzare nuove elezioni entro 18 mesi. Questo governo, che comprendeva alti ufficiali militari, era guidato dal presidente Bah Ndaw …

Il governo federale tedesco evita accuratamente la parola “golpe”. Il Ministero degli Esteri parla ufficialmente di “sviluppi in corso in Mali”, mentre nei documenti interni del Ministero della Difesa si parla di un “grave incidente” in Africa occidentale. Invece, il presidente francese Emmanuel Macron chiama le cose con il loro nome: la destituzione del governo di transizione del Mali a Bamako, la capitale, è un inaccettabile “golpe nel golpe”.

In effetti, si tratta del secondo colpo di Stato dell’esercito in nove mesi. Il presidente eletto Ibrahim Boubacar Keita era già stato rovesciato nell’agosto del 2020. In gennaio, a seguito delle pressioni internazionali, la giunta militare era poi stata sostituita da un governo di transizione con lo scopo di riformare la costituzione e organizzare nuove elezioni entro 18 mesi. Questo governo, che comprendeva alti ufficiali militari, era guidato dal presidente Bah Ndaw e dal primo ministro Moctar Ouane.

Tuttavia, nella notte tra lunedì 24 maggio e martedì 25, entrambi sono stati arrestati e rinchiusi in un campo militare vicino alla capitale. L’artefice dell’atto di forza è il colonnello dell’esercito Assimi Goïta, che ricopre il grado di vicepresidente nel governo di transizione. Ha affermato di non essere stato sufficientemente coinvolto in alcun rimpasto di governo. Perciò sono stati richiamati il ministro della Difesa Sadio Camara e il ministro della Sicurezza colonnello Modibo Kone, che avevano guidato il golpe lo scorso anno. Goita era stato il loro leader.

Il colonnello sostiene che rifiutandosi di consultarlo Ndaw e Ouane avrebbero “sabotato” il processo di transizione nel Paese. Era responsabile della difesa e della sicurezza nel Paese, quindi doveva agire. Allo stesso tempo, ha promesso la continuazione del processo di transizione e nuove elezioni per il prossimo anno. Tuttavia, non ci sarà alcun ritorno del governo deposto: la giunta ha comunicato che Ndaw e Ouane hanno rassegnato le loro dimissioni.

“Il bambino è caduto nel pozzo”, afferma Thomas Schiller, rappresentante del Mali nella Fondazione Konrad Adenauer. “Anche nella migliore delle ipotesi di una reintegrazione di civili alla guida del governo, ci si chiede quale peso possano avere nei confronti della giunta”. Secondo Schiller, dal punto di vista della comunità internazionale la situazione è disastrosa. “C’è un massiccio sostegno al Paese, ma da parte del Mali non vi è alcun segno che si stia assumendo le sue responsabilità politiche”.

 

L’Unione europea è imbarazzata per il nuovo colpo di Stato

 

Che fare, allora? La comunità internazionale ha condannato le azioni dei militari in una dichiarazione congiunta delle Nazioni Unite, dell’Unione africana, della Comunità economica dell’Africa occidentale, dell’Unione europea, degli Stati Uniti e della Gran Bretagna e ha chiesto il “rilascio immediato e incondizionato” dei politici. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha chiesto una riunione d’urgenza. Il nuovo colpo di Stato è particolarmente imbarazzante per l’Ue. Già nel 2013 Bruxelles aveva inviato in Mali l’European Union Training Mission (EUTM) per addestrarvi i soldati. La Germania è coinvolta, quest’estate assumerà di nuovo la guida dell’operazione e partecipa anche alla missione di stabilizzazione Minusma delle Nazioni Unite, che dovrebbe accompagnare un accordo di pace – per ora solo sulla carta - tra i gruppi etnici rivali.

La vera offensiva antiterroristica è quella portata avanti dai francesi con la loro operazione “Barkhane”. A questo punto, però, ci si interroga sull’efficacia della formazione militare, finora limitata alla località di Koulikouro, nel sud del Paese, e ora estesa a Sevare, nel Mali centrale: che tipo di formazione è quella che apre la strada ai golpisti?


L’anno scorso, nonostante il colpo di Stato, l’Ue e l’Onu hanno mantenuto i loro impegni, insistendo semplicemente sul ripristino dell’ordine costituzionale. La principale preoccupazione di Germania e Francia era di disinnescare la situazione il più rapidamente possibile.


Il Mali è diventato uno dei luoghi più importanti al mondo nella lotta al terrorismo islamista e, di conseguenza, per l’Occidente è importante un livello minimo di stabilità politica nel Paese. L’obiettivo è che le forze armate del Mali a un certo punto affrontino da sole la minaccia terroristica e quindi controllino anche le rotte migratorie del Sahel verso l’Europa.

La situazione è ancora aperta. Bakary Sambe del Timbuktu Institute ritiene che la pressione dell’Occidente sull’esercito sarà molto più forte che in agosto. “La questione è, tuttavia, quale credibilità abbia la Francia”, afferma Sambe, riferendosi alla posizione opposta di Macron in Ciad qualche settimana fa. Lì, il generale Mahamat Idriss Déby ha preso il potere in modo incostituzionale dopo che suo padre era stato ucciso nelle schermaglie con i ribelli. In quel caso, Macron si è congratulato con lo strategicamente importante Déby.

Inoltre, Sambe ha osservato che l’atteggiamento della popolazione nei confronti della presenza militare occidentale è mutato. Nel 2013 i soldati stranieri sono stati accolti come liberatori di fronte alla minaccia jihadista. “Da allora, però, il numero delle milizie si è moltiplicato e non c'è nessuna soluzione in vista”, dice Sambe. “Molte persone percepiscono i soldati come una potenza occupante”. Eventuali sanzioni potrebbero rafforzare questa tendenza. Oltre ai terroristi, ne trarrebbero vantaggio anche i leader religiosi, che nel caos degli ultimi anni hanno progressivamente accresciuto la loro influenza.

Anna Schmauder, esperta del Mali presso il think tank olandese Clingersael Institute, vede la comunità internazionale di fronte a un dilemma. “Il suo interesse principale è la stabilità in Mali, ma finora non ci sono meccanismi per impedire un colpo di Stato militare”, afferma Schmauder. “È chiaro che concentrarsi sui conflitti di potere a Bamako distoglie l’esercito dalla lotta al terrorismo nel nord e nel centro del Paese”. Il ritiro delle truppe internazionali non è realistico, ma la cooperazione con l’esercito deve avvenire in “condizioni chiare”.

Il Bundestag se n’è dimenticato quando, pochi giorni fa, ha prolungato di un anno i mandati delle due missioni militari delle forze armate tedesche, estendendole fino a un contingente di 1.700 soldati. “Come Unione europea, impegnata a fondo in Mali, dobbiamo discutere le conseguenze di questo colpo di Stato”, dice il vicepresidente del gruppo parlamentare della CDU/CSU Johann Wadephul. “Un governo golpista non può aspettarsi alcun sostegno finanziario dall’Ue”. L’impegno della Bundeswehr resta importante, secondo Wadephul: “Tuttavia, l’addestramento delle forze armate maliane deve ora essere sospeso e messo alla prova”. Tuttavia, la Germania non può agire da sola: “Siamo impegnati congiuntamente nella missione di addestramento dell’Ue e dobbiamo trovare una strategia comune per affrontare la persistente instabilità politica in Mali”.

I Verdi, che anche nel Bundestag avevano votato per i mandati della Bundeswehr, accusano il governo federale di aver sperato “alla leggera” nella buona volontà dei militari maliani. E l’Ue non è riuscita a imporre limiti ben precisi al golpista Goïta. Invece, secondo la vicepresidente del gruppo Agnieszka Brugger “la situazione politica estremamente instabile è stata continuamente ignorata”. Anche lei chiede che l’Ue sospenda la missione di addestramento EUTM Mali qualora i militari “non si adeguino immediatamente alle richieste della comunità internazionale”.

Gli specialisti, tuttavia, non considerano sufficiente una sospensione. Gerrit Kurtz, esperto di Africa della Società tedesca per la politica estera, aveva già segnalato in aprile assieme ad alcuni colleghi, in un contributo per Die Welt, che l’addestramento militare fornito dagli istruttori europei in Mali presenta ulteriori punti deboli. Nel 2020, infatti, sono stati uccisi più civili dalle forze di sicurezza maliane che dagli jihadisti: “Le forze armate responsabili di centinaia di violazioni dei diritti umani stanno ricevendo addestramento dalla Bundeswehr tedesca”. È giunto il momento di invertire la rotta.

Dopo il nuovo colpo di Stato è giusto non addestrare più i soldati del Mali fino a quando tornerà l’ordine costituzionale. Soprattutto, però, il governo federale tedesco dovrebbe impegnarsi all’interno dell’Ue a “compiere passi concreti per la riforma del settore della sicurezza come prerequisito per l’ulteriore potenziamento delle forze armate maliane”, afferma Kurtz. “Tutto ciò deve andare di pari passo con il controllo civile e parlamentare, un personale moderno e una maggiore responsabilità per le violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza”. La Germania, che in luglio assumerà la guida dell’EUTM, ha una particolare responsabilità al riguardo.

Carlo Masala, professore di politica internazionale presso l’Università della Bundeswehr di Monaco, raccomanda ulteriori correzioni alla politica tedesca in Mali. Finora il governo ha seguito una linea simile a quella adottata per l’Afghanistan. Ma è importante “rendersi conto che l’Afghanistan 2.0 che stiamo cercando di creare in Mali non sarà un successo. L’obiettivo politico della stabilizzazione globale e delle riforme statali è troppo ambizioso e non valuta adeguatamente la situazione sul campo”. Masala vede due domande che ora si pongono al governo: “In Mali ci concentriamo su ciò che interessa al governo maliano e agli Stati circostanti, vale a dire la lotta comune contro i terroristi, a cui poi partecipiamo attivamente? Oppure riconosciamo onestamente che non siamo in grado di raggiungere i nostri obiettivi e quindi ci ritiriamo?”

In entrambi i casi si tratterebbe di cambiamenti fondamentali nella politica tedesca nei confronti dell’Africa. È lecito dubitare che un governo che non chiama un golpe con il suo nome sia disposto a compierli, e sia capace di compierli.
(Copyright Die Welt/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Carlo Sandrelli)