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"Noi profughi all'ombra dei vulcani del Congo"

(afp)
Da dieci giorni la zona di Goma è sconvolta dall'eruzione contemporanea di due crateri: 31 i morti, la città evacuata, migliaia le case distrutte e i bambini che hanno perso la famiglia. Il racconto di un testimone
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 "Erano le 18 di sabato 22 maggio. Improvvisamente il cielo è diventato rosso. Tutti abbiamo rivolto lo sguardo al vulcano Nyiragongo. Stava eruttando. Sono corso a piedi verso casa. Non c'erano taxi e tutta Goma correva in strada. Ho trovato mia moglie in piena crisi di panico. Abbiamo iniziato a fare le valigie e con i miei figli siamo scappati". Così Albert Kambale, giornalista freelance, racconta la fuga da Goma con 7 bambini.

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Albert ha preso moglie e figli e si è diretto verso Sake, la città consigliata dalle autorità, a 27 chilometri da Goma. Il fiume di gente in fuga li ha bloccati. Si sono dovuti fermare e lasciare la macchina: "Arrivato alla rotonda di un quartiere di Goma, ho dovuto abbandonare l'auto. La gente si stava riversando in strada a piedi per fuggire verso Sake&…

 "Erano le 18 di sabato 22 maggio. Improvvisamente il cielo è diventato rosso. Tutti abbiamo rivolto lo sguardo al vulcano Nyiragongo. Stava eruttando. Sono corso a piedi verso casa. Non c'erano taxi e tutta Goma correva in strada. Ho trovato mia moglie in piena crisi di panico. Abbiamo iniziato a fare le valigie e con i miei figli siamo scappati". Così Albert Kambale, giornalista freelance, racconta la fuga da Goma con 7 bambini.

Congo, in migliaia in fuga per scampare all'eruzione del vulcano: sembra l'Apocalisse

 

Albert ha preso moglie e figli e si è diretto verso Sake, la città consigliata dalle autorità, a 27 chilometri da Goma. Il fiume di gente in fuga li ha bloccati. Si sono dovuti fermare e lasciare la macchina: "Arrivato alla rotonda di un quartiere di Goma, ho dovuto abbandonare l'auto. La gente si stava riversando in strada a piedi per fuggire verso Sake". Insieme a migliaia di persone, la famiglia Kambale ha iniziato a camminare tra una scossa e nuove gettate di lava dal cratere di Nyiragongo.

La famiglia Kambale 

"Abbiamo passato tutta la notte in un casetta. Mia moglie stava dentro. Io e il mio figlio maggiore dentro una macchina. Eravamo in centinaia, sotto le stelle". La mattina dopo tanti hanno scelto la via del ritorno: le notizie dicevano che la situazione era migliorata, la lava si era fermata alle porte di Goma. "Sono tornato a casa e abbiamo trascorso la notte lì. Con la paura nello stomaco e tutti i bagagli in macchina."

Il giorno dopo sono ricominciate le scosse e il terrore. "Siamo ripartiti e ci siamo rifugiati in un villaggio a ovest della città". Tre giorni dopo, un nuovo allarme: si era risvegliato anche l'altro vulcano del parco nazionale di Virunga, il Nyarumagira. "Il governatore militare ha ordinato l'evacuazione della popolazione. Ancora una volta siamo andati a Sake. Le condizioni erano pessime. Abbiamo quindi deciso di raggiungere Butembo (365 km a nord di Goma), il paese natale di mia moglie. Siamo ancora qui".

 

In tutto l'eruzione del vulcano più pericoloso del mondo ha ucciso 31 persone, sfollato 232.433 congolesi e lasciato 1.356 bambini senza genitori: 3.629 le case distrutte, mille gli ettari di terreno agricolo e 4 i dispensari distrutti secondo il bilancio aggiornato al 31 maggio. Cento scosse in 24 ore, le ultime oggi, al confine con il Ruanda. L'esplosione di Niyragongo del 2002 fu più letale: almeno 250 morti, centinaia di migliaia di persone sfollate e due terzi della città di Goma distrutti.

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Il timore che il magma accumulato sotto Goma possa eruttare, per ora sembra scampato. Così riportano esperti e vulcanologi. Ma preoccupa l'emergenza umanitaria che si fa sempre più seria. "La cosa più preoccupante ora, al di là delle eruzioni vulcaniche e dei terremoti, è che ci sono almeno 400mila sfollati che non hanno accesso ad acqua, cibo e riparo, a cui si aggiungono centinaia di bambini che nella fuga concitata hanno perso le famiglie. Dobbiamo intervenire immediatamente per riunirli", denuncia Nicolò Carcano, capomissione a Goma per l'ong Avsi, intervistato dall'agenzia Dire.

Secondo l'Ocha (ufficio dell'Onu per gli affari umanitari), a Minova più di 4.200 persone hanno ricevuto cibo; a Sake, Medici senza Frontiere ha fornito l'acqua potabile. E' qui, il luogo che doveva raggiungere Albert, che dal 22 maggio sono stati registrati 57 casi sospetti di colera. Sono più di 1.200 i bambini che risultano scomparsi, secondo i dati delle Ong e del governo.