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Riad Salameh (reuters)

Svizzera e Francia, due inchieste contro Salameh: "Il governatore della banca centrale libanese ha sottratto 2miliardi di dollari"

Gli inquirenti accusano di riciclaggio e e associazione a delinquere la personalità del paese prostrato da crisi politica ed economica: avrebbe costituito un ingente patrimonio in Europa insieme al fratello, al figlio, a un nipote e ad una collaboratrice, tutto vicini a Saad Hariri
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ZURIGO - Un malloppo miliardario, accumulato a scapito di un paese, il Libano, oggi economicamente in ginocchio, flagellato nell'ultimo anno da pandemia, crisi politica e dal gigantesco incendio che, nell’agosto del 2020, ha devastato il porto di Beirut. Eppure il presidente della banca centrale libanese, il 70 enne Riad Salameh, un passato a Merrill Lynch, in carica come banchiere centrale a Beirut dal ‘93 e restio alle dimissioni, nonostante l’odio nei suoi confronti da parte di buona parte dei cittadini della nazione dei cedri, avrebbe saccheggiato l’istituto da lui guidato, alleggerendolo di oltre 2 miliardi di dollari. Questo, almeno, dicono le carte delle inchieste nei suoi confronti, aperte dalla magistratura francese e da quella svizzera, con l’accusa di riciclaggio e associazione a delinquere.

 

ZURIGO - Un malloppo miliardario, accumulato a scapito di un paese, il Libano, oggi economicamente in ginocchio, flagellato nell'ultimo anno da pandemia, crisi politica e dal gigantesco incendio che, nell’agosto del 2020, ha devastato il porto di Beirut. Eppure il presidente della banca centrale libanese, il 70 enne Riad Salameh, un passato a Merrill Lynch, in carica come banchiere centrale a Beirut dal ‘93 e restio alle dimissioni, nonostante l’odio nei suoi confronti da parte di buona parte dei cittadini della nazione dei cedri, avrebbe saccheggiato l’istituto da lui guidato, alleggerendolo di oltre 2 miliardi di dollari. Questo, almeno, dicono le carte delle inchieste nei suoi confronti, aperte dalla magistratura francese e da quella svizzera, con l’accusa di riciclaggio e associazione a delinquere.

 

 

Salameh, con l’aiuto del fratello Raja, del figlio Radi, di un nipote e di una collaboratrice della banca centrale del Libano, Marianne Hoayek, tutti vicini al potente clan di Saad Hariri, avrebbe costituito un ingente capitale in Europa, costituito da lussuosi palazzi nelle zone più esclusive di Parigi, oltre che da capitali custoditi in una banca lussemburghese e in diverse banche svizzere, la HSBC e la Pictet di Ginevra e la banca Julius Bär di Zurigo.

 

Altri conti sarebbero stati aperti presso Ubs e Credit Suisse. Intervistato da Le Monde il banchiere centrale, che all’atto del suo insediamento vantava un patrimonio di 23 milioni di dollari, afferma che “la crescita da allora del suo patrimonio è frutto di investimenti che non contravvengono agli obblighi legati alla sua funzione”. A smentirlo ci ha pensato, a inizio 2021, un’indagine della Procura Federale elvetica, che ha individuato l’esistenza di almeno 300 milioni di dollari, oltre a beni immobili il cui valore è in corso di valutazione, frutto della distrazione di fondi pubblici libanesi che, con un giro vorticoso, sono passati da una società delle Isole Vergini a una di Panama, per poi approdare a Ginevra.

Interrogata dal quotidiano elvetico Le Temps, la Procura Federale Svizzera ha confermato di aver aperto “un’inchiesta penale per sospetto riciclaggio aggravato, legato a una possibile appropriazione indebita di fondi della Banca Centrale del Libano”. Il meccanismo fraudolento, scoperto dagli inquirenti elvetici sarebbe stato il seguente: nel 2002 la banca centrale libanese firmò un contratto con una società delle Isole Vergini, Forry Associates Ltd, grazie al quale quest’ultima sarebbe stata abilitata a vendere buoni del tesoro ed Eurobond dell’istituto di emissione guidato da Salameh, il quale aveva diritto a percepire una lauta provvigione. “Tra l’aprile 2002 e l’ottobre del 2014- affermano gli inquirenti svizzeri -su un conto della Hsbc di Ginevra, il cui avente diritto economico era Raja Salameh, il fratello di Riad, sono affluiti 326 milioni di dollari”. “Finalmente- ha commentato l’Ong Sherpa, che lotta contro la criminalità economica - si stanno aprendo tutti i cassetti della mafia che ha messo il Libano in ginocchio”.