Aereo in panne per Kamala Harris, l'incidente simbolo della "mission impossible" sui migranti
di Alberto Flores D'Arcais , di Alberto Flores D'ArcaisLa prima missione internazionale di Kamala Harris è iniziata con un contrattempo. Un problema tecnico (“che non ha comportato alcun problema immediato di sicurezza”, hanno precisato subito dalla Casa Bianca) ha costretto l’Air Force Two, l’aereo del vicepresidente degli Stati Uniti, a tornare alla Joint Base Andrews nel Maryland solo trenta minuti dopo il decollo. Atterraggio senza problemi, pollice in alto per Kamala (“sto bene, abbiamo detto tutti una piccola preghiera ma stiamo bene”) e - dopo un’ora e mezza - ripartenza con un altro aereo.
Due tappe (Guatemala e Messico) per una missione difficile: ridurre l’immigrazione dei ‘latinos’ negli Stati Uniti cercando - con miliardi di aiuti Usa - di migliorare le condizioni di vita nei Paesi a sud del Rio Grande. Missione rischiosa anche per il futuro politico della stessa Ka…
La prima missione internazionale di Kamala Harris è iniziata con un contrattempo. Un problema tecnico (“che non ha comportato alcun problema immediato di sicurezza”, hanno precisato subito dalla Casa Bianca) ha costretto l’Air Force Two, l’aereo del vicepresidente degli Stati Uniti, a tornare alla Joint Base Andrews nel Maryland solo trenta minuti dopo il decollo. Atterraggio senza problemi, pollice in alto per Kamala (“sto bene, abbiamo detto tutti una piccola preghiera ma stiamo bene”) e - dopo un’ora e mezza - ripartenza con un altro aereo.
Due tappe (Guatemala e Messico) per una missione difficile: ridurre l’immigrazione dei ‘latinos’ negli Stati Uniti cercando - con miliardi di aiuti Usa - di migliorare le condizioni di vita nei Paesi a sud del Rio Grande. Missione rischiosa anche per il futuro politico della stessa Kamala Harris, il cui sogno di diventare la prima donna ‘Commander in Chief’ (nel 2024 se Biden, che avrà 82 anni, non si ricandiderà o nel 2028) può avverarsi solo con un mandato da vice ricco di successi.
Non sarà facile e il primo viaggio all’estero non l’aiuta. Harris ha poca o nulla esperienza in politica internazionale, sull’immigrazione - uno dei grandi temi che contrappongono la Casa Bianca di Biden a quella di Trump - è già stata criticata per non essersi ancora mai recata nelle zone di confine con il Messico, lì dove (Arizona, New Mexico, Texas) le tensioni sono più alte e il dramma umanitario è quotidiano.
Lei ha studiato a fondo il dossier con i suoi più stretti collaboratori, conosce le insidie che l’aspettano. In Guatemala troverà un governo criticato sui media Usa per aver perseguitato i funzionari che combattono la corruzione, in Messico troverà il presidente Andrés Manuel López Obrador alle prese con la sconfitta elettorale di Midterm (50 seggi in meno alla Camera).
Biden ha scelto di affidare ad Harris la “mission impossible", ricordandosi come fu proprio lui (da vicepresidente di Barack Obama) a finanziare con centinaia di milioni di dollari gli aiuti ai paesi centroamericani per dissuadere le carovane di migrantes in marcia verso gli Stati Uniti ad attraversare illegalmente il confine. Alla sua vicepresidente l’attuale Commander in Chief ha promesso di raddoppiare la cifra che aveva avuto a disposizione lui, per un totale di circa quattro miliardi di dollari.
Per alcuni collaboratori della vice-presidente, timorosi di un fallimento che ne possa pregiudicare il futuro politico, la scelta di Biden di affidare alla sua vice il delicato tema dell’immigrazione proprio quando aumenta il numero dei bambini che, da soli, attraversano (e non pochi muoiono) il confine Usa-Messico, è stato visto quasi come una provocazione. Lei non è d’accordo, convinta che anche una sfida così complicata possa essere, se non vinta definitivamente almeno superata.
Il primo problema è proprio quello degli aiuti economici. Le ragioni per cui anni di finanziamenti ai Paesi dell’America Centrale non hanno frenato la migrazione sono complicate: gran parte del denaro viene consegnato alle aziende americane in loco, che li usano in gran parte per stipendi, spese e profitti. Secondo un recente studio dal 2016 al 2020 (gli anni di Trump alla Casa Bianca) l’80 per cento dei progetti di sviluppo finanziati dagli Usa sono stati affidati ad appaltatori americani. Molti soldi spariscono, tra sperperi, corruzione e burocrazie, invece di raggiungere le persone che dovrebbero aiutare.
La vicepresidente Usa arriva in Guatemala dopo l’impegno (voluto da Biden) sulla questione del diritto di voto per gli afro-americani e le altre minoranze, diritto messo in discussione dalle nuove leggi in Stati governati dai repubblicani come Georgia, Florida e Texas. E dopo aver lavorato, sempre a stretto contatto con il presidente, sulla questione dello stimolo economico post-pandemia. La prima missione di politica estera è per lei, nonostante le difficoltà, una nuova opportunità di crescita politica.