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Austria, la "cartina dell'Islam" spaventa i musulmani

Susanne Raab 
Diffusi 623 indirizzi di persone, associazioni e moschee organizzati in un database elaborato dal governo: il risultato sono una serie di cartelli gialli che mettono in guardia le persone dalla presenza nei dintorni di persone o istituzioni vicine all'Islam. Amirpur, docente di Scienze islamiche all'Università di Colonia: "Mescola musulmani pacifici, estremisti, salafiti e liberali, rendendoli facile obiettivo di gruppi di estrema destra"
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BERLINO - So dove abiti. Il senso forse non era questo, il risultato è questo. Una "cartina dell'Islam" con 623 indirizzi di persone, associazioni, moschee elaborata dall'Università di Vienna e presentata con le fanfare dal governo Kurz, è diventata nelle mani di neonazisti e identitari un'occasione ghiottissima per campagne diffamatorie e persecuzioni razziste. E ora stanno apparendo ovunque in Austria dei cartelli gialli con il ritratto stilizzato di un imam dalla faccia feroce e la scritta "Attenzione! Islam politico nelle tue vicinanze". Alcune moschee sono state imbrattate. Ed è facile immaginare che molti musulmani i cui indirizzi di casa sono stati resi pubblici senza alcuno scrupolo non vivano esattamente ore tranquille.

Cambiando obiettivo, cambiando epoca, ci si sente precipitare nell'era buia degli ebrei dipinti dai nazisti con il naso adunco e la scritta "Difendetevi! Non comprate ebreo". E in …

BERLINO - So dove abiti. Il senso forse non era questo, il risultato è questo. Una "cartina dell'Islam" con 623 indirizzi di persone, associazioni, moschee elaborata dall'Università di Vienna e presentata con le fanfare dal governo Kurz, è diventata nelle mani di neonazisti e identitari un'occasione ghiottissima per campagne diffamatorie e persecuzioni razziste. E ora stanno apparendo ovunque in Austria dei cartelli gialli con il ritratto stilizzato di un imam dalla faccia feroce e la scritta "Attenzione! Islam politico nelle tue vicinanze". Alcune moschee sono state imbrattate. Ed è facile immaginare che molti musulmani i cui indirizzi di casa sono stati resi pubblici senza alcuno scrupolo non vivano esattamente ore tranquille.

Cambiando obiettivo, cambiando epoca, ci si sente precipitare nell'era buia degli ebrei dipinti dai nazisti con il naso adunco e la scritta "Difendetevi! Non comprate ebreo". E in Austria, com'è noto, la persecuzione degli ebrei fu particolarmente feroce: è incredibile che la ministra dell'Integrazione conservatrice, Susanne Raab, abbia pensato di sfruttare la cartina per fini politici, per sostenere l'eterna litania dei conservatori e dell'ultradestra austriaca sulla presunta "islamizzazione" del loro paese.

Bisogna fare un passo indietro per capire la genesi dell'ultimo scandalo che ha travolto l'Austria. Dal 2012 Ednan Aslan, professore di Islam all'Università di Vienna, comincia a elaborare una cartina con indirizzi di organizzazioni musulmane ma anche di singole persone. Il senso è quello di intercettare eventuali "tendenze pericolose" ma la cartina invita persino a segnalare episodi o dettagli sospetti. Il risultato sono 623 puntini verdi e blu che forniscono dettagli sul mondo musulmano in Austria, radicale e non. 

Katajun Amirpur è professoressa di Scienze islamiche all'Università di Colonia. Intercettata al telefono da Repubblica, spiega che la cosiddetta "cartina dell'Islam" "mescola musulmani pacifici, estremisti, salafiti e liberali, rendendoli facile obiettivo di gruppi di estrema destra". Anche se esiste dal 2012, argomenta la studiosa, la cartina "ha acquistato notorietà e rilevanza soltanto a causa della propaganda sui pericoli dell'islam politico e ha attirato molta attenzione solo adesso, in particolare in ambienti di estrema destra. E' comprensibile che i musulmani moderati si sentano esposti a un sospetto generale". 

Lo studioso che ha elaborato la cartina, Aslan, si è giustificato con la Sueddeutsche Zeitung sostenendo che sia un modo per segnalare "alla società multietnica che siamo qui, che non ce ne andiamo, che questa è la nostra patria". Ma l'effetto è stato devastante. La ministra conservatrice Susanne Raab ha pensato bene di lanciare il sito in una conferenza stampa, incassando il plauso dell'ultradestra Fpoe e scatenando la caccia ai musulmani dei neonazisti e degli estremisti di destra. 

L'ondata di indignazione che ha sollevato l'iniziativa - il partito "Soziales Oesterreich der Zukunft" ha sporto denuncia per odio razziale - ha costretto il professor Aslan a togliere la "cartina dell'Islam" dal web. E Katajun Amirpur mette in dubbio anche il termine "Islam politico", almeno, per come viene utilizzato da anni nella propaganda dei conservatori austriaci. "E' un'espressione poco chiara. Di per sé non è grave trarre argomenti o battaglie politiche dall'Islam. Se vogliamo, si può argomentare dal punto di vista dell'Islam politico anche quando si parla della lotta ai cambiamenti climatici o del contrasto alla proliferazione delle armi o dell'eguaglianza tra uomini e donne. Se non infrange la legge, l'Islam politico è legittimo che esista. Anche la Cdu affonda le sue radici nel cattolicesimo politico. Ma quello a cui si riferisce Kurz è l'Islam jihadista, violento e non disposto a rispettare le leggi austriache. E allora va chiamato così. Chiamarlo Islam politico è semplicemente sbagliato".

Intanto la ministra Raab che ha organizzato la conferenza stampa per presentare la "cartina dell'Islam", si difende: "A volte la strada è dura, soprattutto per gli studiosi coinvolti, che vengono minacciati pesantemente dagli islamisti. Ma dobbiamo percorrerla. Basta con i veli e i silenzi". E se le minacce finiscono per colpire i musulmani, com'era prevedibile, pazienza.