Brasile, quei ragazzi che surfano sui tetti dei bus
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoLe foto sono spettacolari. Il ragazzo aggrappato alla fiancata del bus; altri quattro in bilico sul tetto, le gambe piegate, già in posizione, la testa dritta, lo sguardo teso, puntato verso l'orizzonte, il mezzo che sfreccia sull'asfalto sotto i piedi, mentre un quinto perde tempo con il cellulare cercando il tasto per riprendere la scena.
Victor Moriyama, fotografo freelance che collabora con il New York Times dal Brasile, ci regala delle immagini del suo passato che adesso sono tornate di attualità. Raccontano di un gioco, una sfida che è anche protesta, molto in voga nel nordest del Paese: fare surf sul tetto degli autobus. Usando le stesse tecniche, posizioni, equilibri che si applicano in mare per cavalcare le grandi onde dell'Atlantico.
Come tutti i brasiliani, anche questi ragazzi si nutrono di sport. Si allenano, corrono, giocano, si sfidano sulla spiaggia. Non solo calcio, beach volley, altinha na praia. Soprattutto surf, che im…
Le foto sono spettacolari. Il ragazzo aggrappato alla fiancata del bus; altri quattro in bilico sul tetto, le gambe piegate, già in posizione, la testa dritta, lo sguardo teso, puntato verso l'orizzonte, il mezzo che sfreccia sull'asfalto sotto i piedi, mentre un quinto perde tempo con il cellulare cercando il tasto per riprendere la scena.
Victor Moriyama, fotografo freelance che collabora con il New York Times dal Brasile, ci regala delle immagini del suo passato che adesso sono tornate di attualità. Raccontano di un gioco, una sfida che è anche protesta, molto in voga nel nordest del Paese: fare surf sul tetto degli autobus. Usando le stesse tecniche, posizioni, equilibri che si applicano in mare per cavalcare le grandi onde dell'Atlantico.
Come tutti i brasiliani, anche questi ragazzi si nutrono di sport. Si allenano, corrono, giocano, si sfidano sulla spiaggia. Non solo calcio, beach volley, altinha na praia. Soprattutto surf, che imparano da piccoli e fanno per il resto della vita. Non tutti. I più fortunati, quelli che abitano lungo la costa e si possono permettere una tavola e una tuta che li protegga dal freddo accumulato dopo ore a mollo in mare. Navigando sui social, Victor scopre alcuni video postati da un gruppo di ragazzi che si fa chiamare Loucos do Surf, pazzi del surf.
Victor si butta nella mischia. Anche lui si afferra al bus, rischia di cadere e viene issato sul tetto da braccia che sembrano liane. Resterà accucciato mentre il mezzo inizia la sua corsa per la città tra tornanti, dossi, frenate, deviazioni, accelerate. I bus del trasporto pubblico corrono in Brasile. Devono coprire lunghe distanze e superare strade ingolfate da auto e persone. La sfida è scandita dalle foto che poi pubblicherà sul suo account e adesso sul quotidiano statunitense. Perché è tornata di moda, si è diffusa altrove, diverte e al tempo stesso minaccia la vita di migliaia di giovani.
Quelli del Loucos do Surf hanno tra i 12 e i 16 anni, indossano costumi lunghi, ciabatte, catene d'oro al collo. La polizia li conosce e quando li sorprende sui bus accende i lampeggianti e costringe l'autista a fermarsi. Un salto e il gruppo è già sparito. Ma se non ci sono intoppi, scatta la gara. Una raccolta fondi sui social ha creato anche un premio: il video più bello con i cellulari vince una tavola da surf e una muta. Vicor Mariyama ricorda che il gruppo ha una lunga tradizione di acrobazie. Sono i figli di altre bande che negli anni '80 e '90 si sfidavano sui tetti dei treni di Rio de Janeiro. A centinaia ci hanno rimesso la vita o sono rimasti gravemente feriti. Chi li frequentava spiega che lo facevano come forma di protesta. Per l'aumento dei biglietti dei bus o solo per la mancanza dei centri di svago e divertimento. Una realtà che vivono milioni di ragazzi delle periferie e delle favela. Nel quartiere di Olinda è stata chiusa l'unica palestra presente. Demolito anche il campo di calcio. Senza molte alternative, la violenza finisce per dominare e catturare chi ci abita.
La maggioranza è di colore ed è quella più presa di mira. Negli ultimi dieci anni gli omicidi di ragazzi neri sono aumentati dell'11,5 per cento. Il "bigu", come si chiama il surf sui bus, li distrae e li impegna. Qualcuno pensa di farne una specie di disciplina. Sport estremi. Ai Loucos do Surf interessa la sfida. Per emergere nel gruppo e nel quartiere, fare qualche soldo con le scommesse, vincere il premio messo in palio. Poi, un giorno, magari, visto che è tornata come moda, partecipare alle gare clandestine in tutto il Brasile.