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Brasile, quei ragazzi che surfano sui tetti dei bus

Foto dall'account Instagram del New York Times 
Sono i "Loucos do Surf" e il fotografo Victor Moriyama li ha immortalati per il New York Times. Questi giovani "pazzi" non possono permettersi di frequentare le spiagge e di misurarsi nello sport che più preferiscono. E così si sono inventati questa nuova moda. Anche per protesta
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Le foto sono spettacolari. Il ragazzo aggrappato alla fiancata del bus; altri quattro in bilico sul tetto, le gambe piegate, già in posizione, la testa dritta, lo sguardo teso, puntato verso l'orizzonte, il mezzo che sfreccia sull'asfalto sotto i piedi, mentre un quinto perde tempo con il cellulare cercando il tasto per riprendere la scena. 

Victor Moriyama, fotografo freelance che collabora con il New York Times dal Brasile, ci regala delle immagini del suo passato che adesso sono tornate di attualità. Raccontano di un gioco, una sfida che è anche protesta, molto in voga nel nordest del Paese: fare surf sul tetto degli autobus. Usando le stesse tecniche, posizioni, equilibri che si applicano in mare per cavalcare le grandi onde dell'Atlantico. 

Come tutti i brasiliani, anche questi ragazzi si nutrono di sport. Si allenano, corrono, giocano, si sfidano sulla spiaggia. Non solo calcio, beach volley, altinha na praia. Soprattutto surf, che im…

Le foto sono spettacolari. Il ragazzo aggrappato alla fiancata del bus; altri quattro in bilico sul tetto, le gambe piegate, già in posizione, la testa dritta, lo sguardo teso, puntato verso l'orizzonte, il mezzo che sfreccia sull'asfalto sotto i piedi, mentre un quinto perde tempo con il cellulare cercando il tasto per riprendere la scena. 

Victor Moriyama, fotografo freelance che collabora con il New York Times dal Brasile, ci regala delle immagini del suo passato che adesso sono tornate di attualità. Raccontano di un gioco, una sfida che è anche protesta, molto in voga nel nordest del Paese: fare surf sul tetto degli autobus. Usando le stesse tecniche, posizioni, equilibri che si applicano in mare per cavalcare le grandi onde dell'Atlantico. 

Come tutti i brasiliani, anche questi ragazzi si nutrono di sport. Si allenano, corrono, giocano, si sfidano sulla spiaggia. Non solo calcio, beach volley, altinha na praia. Soprattutto surf, che imparano da piccoli e fanno per il resto della vita. Non tutti. I più fortunati, quelli che abitano lungo la costa e si possono permettere una tavola e una tuta che li protegga dal freddo accumulato dopo ore a mollo in mare. Navigando sui social, Victor scopre alcuni video postati da un gruppo di ragazzi che si fa chiamare Loucos do Surf, pazzi del surf. 

E' una delle tante piccole bande, tutte formate da neri, che passano il tempo libero in giro per la città. Vivono a Olinda, una cittadina attaccata a Recife, la capitale del Pernambuco. Si affaccia sul mare e ha spiagge meravigliose. Ma i giovani "pazzi" non si possono permettere di frequentarle e di misurarsi nello sport che più preferiscono. Si devono accontentare. Non hanno soldi, i pochi che rimediano bastano per una birra, una sola volta, nel corso della lunga giornata. Il fotogiornalista li contatta, viene invitato ad andare a trovarli una volta raggiunto il nord da San Paolo mostra le sue credenziali. Basta l'account Instagram (33,4 milioni di follower) per superare le diffidenze dei suoi ospiti che sospettano sia in realtà un poliziotto. Le sue immagini postate in giro per il Brasile aprono la fiducia e il cuore dei giovani. 

Victor si butta nella mischia. Anche lui si afferra al bus, rischia di cadere e viene issato sul tetto da braccia che sembrano liane. Resterà accucciato mentre il mezzo inizia la sua corsa per la città tra tornanti, dossi, frenate, deviazioni, accelerate. I bus del trasporto pubblico corrono in Brasile. Devono coprire lunghe distanze e superare strade ingolfate da auto e persone. La sfida è scandita dalle foto che poi pubblicherà sul suo account e adesso sul quotidiano statunitense. Perché è tornata di moda, si è diffusa altrove, diverte e al tempo stesso minaccia la vita di migliaia di giovani. 

Quelli del Loucos do Surf hanno tra i 12 e i 16 anni, indossano costumi lunghi, ciabatte, catene d'oro al collo. La polizia li conosce e quando li sorprende sui bus accende i lampeggianti e costringe l'autista a fermarsi. Un salto e il gruppo è già sparito. Ma se non ci sono intoppi, scatta la gara. Una raccolta fondi sui social ha creato anche un premio: il video più bello con i cellulari vince una tavola da surf e una muta. Vicor Mariyama ricorda che il gruppo ha una lunga tradizione di acrobazie. Sono i figli di altre bande che negli anni '80 e '90 si sfidavano sui tetti dei treni di Rio de Janeiro. A centinaia ci hanno rimesso la vita o sono rimasti gravemente feriti. Chi li frequentava spiega che lo facevano come forma di protesta. Per l'aumento dei biglietti dei bus o solo per la mancanza dei centri di svago e divertimento. Una realtà che vivono milioni di ragazzi delle periferie e delle favela. Nel quartiere di Olinda è stata chiusa l'unica palestra presente. Demolito anche il campo di calcio. Senza molte alternative, la violenza finisce per dominare e catturare chi ci abita. 

La maggioranza è di colore ed è quella più presa di mira. Negli ultimi dieci anni gli omicidi di ragazzi neri sono aumentati dell'11,5 per cento. Il "bigu", come si chiama il surf sui bus, li distrae e li impegna. Qualcuno pensa di farne una specie di disciplina. Sport estremi. Ai Loucos do Surf interessa la sfida. Per emergere nel gruppo e nel quartiere, fare qualche soldo con le scommesse, vincere il premio messo in palio. Poi, un giorno, magari, visto che è tornata come moda, partecipare alle gare clandestine in tutto il Brasile.