Il viaggio "storico" di Biden in Europa per rilanciare l'Occidente e le democrazie liberali
dal nostro inviato Federico Rampini , dal nostro inviato Federico RampiniLONDRA. Cinquecento milioni di dosi di vaccino acquistate e regalate ai paesi poveri: l’America esporta la sua ricetta vincente contro il Covid, lancia una geopolitica sanitaria in grande stile. E alla prima tappa europea accelera i tempi per una riapertura delle frontiere ai viaggi tra i due alleati storici, Stati Uniti e Regno Unito. Sono i due gesti di apertura di un viaggio “storico” che Joe Biden inaugura all’insegna del rilancio dell’Occidente e delle liberaldemocrazie.
Per la prima volta da quando è presidente, Joe Biden fa un vero viaggio all’estero, formato pre-Covid, cioè in carne ed ossa. E’ anzitutto un omaggio agli alle…
LONDRA. Cinquecento milioni di dosi di vaccino acquistate e regalate ai paesi poveri: l’America esporta la sua ricetta vincente contro il Covid, lancia una geopolitica sanitaria in grande stile. E alla prima tappa europea accelera i tempi per una riapertura delle frontiere ai viaggi tra i due alleati storici, Stati Uniti e Regno Unito. Sono i due gesti di apertura di un viaggio “storico” che Joe Biden inaugura all’insegna del rilancio dell’Occidente e delle liberaldemocrazie.
Per la prima volta da quando è presidente, Joe Biden fa un vero viaggio all’estero, formato pre-Covid, cioè in carne ed ossa. E’ anzitutto un omaggio agli alleati europei, visto che tocca al Vecchio continente l’onore di ospitare questa prima trasferta dal vivo. Si comincia da domani al 13 giugno con il G7 sotto la presidenza britannica in Cornovaglia. Seconda tappa Bruxelles per il vertice della Nato il 14 giugno, seguito il 15 dal summit Usa-Unione europea. Infine il 16 vola a Ginevra per incontrare Vladimir Putin.
E’ un test importante per la politica estera della nuova Amministrazione a meno di cinque mesi dal suo insediamento. I temi sono il rilancio del multilateralismo, il rafforzamento delle alleanze per contenere le sfide di Cina e Russia, l’ambiente e la lotta all’emergenza climatica, la ripresa economica, il tutto sotto il tema unificante che è la rinascita delle democrazie in un mondo pieno di involuzioni autoritarie.
Biden arriva sulle coste inglesi dopo che a Washington si è rafforzato l’arsenale di misure per contenere l’espansionismo cinese: 59 aziende sotto embargo, un aumento dei finanziamenti alla ricerca, una task force per rafforzare la sicurezza della produzione industriale e riportare in patria settori strategici. Il presidente inviterà gli alleati europei a unirsi in questo sforzo. L’Europarlamento ha già fatto un gesto importante in questa direzione, congelando la ratifica di un accordo bilaterale sugli investimenti con la Cina.
Biden ha preparato il suo primo viaggio da presidente in Europa con un gesto distensivo sul fronte commerciale: ha colpito alcuni alleati con un dazio punitivo per la digital tax, ma ha sospeso questa tassa per sei mesi con la previsione che si troverà un accordo fra le due sponde dell’Atlantico. Il nuovo dazio del 25% su alcune categorie di prodotti si applica a sei paesi tra cui l’Italia, e penalizzerebbe 300 milioni di importazioni annue di made in Italy sul mercato americano. Ma potrebbe non entrare mai in vigore se si confermano le aspettative della Casa Bianca su un accordo. A gestire la partita è la nuova rappresentante per il commercio estero, Katherine Tai. Secondo la Tai questi dazi avrebbero una solida base giuridica per compensare il danno all’economia americana dalle digital tax prelevate in quei paesi. Sottolinea però che la priorità va data alla ricerca di una “soluzione multilaterale per un insieme di problemi che riguardano la tassazione internazionale”.
Il G7 in Cornovaglia è stato preceduto da un accordo a livello di ministri economici sulla global minimum tax: un dossier che sta caro a Biden perché propedeutico ad alzare il prelievo su tutte le società Usa. La digital tax colpisce imprese soprattutto americane, visto che i colossi di Big Tech come Amazon, Alphabet-Google e Facebook sono concentrati sulla West Coast. Le esportazioni digitali delle 40 maggiori aziende tecnologiche americane valgono 517 miliardi di dollari all’anno.
Un altro appuntamento decisivo sarà il G20 dei ministri economici a Venezia il 9 e 10 luglio: in quella sede si punta a un accordo che includa global minimum tax e digital tax. Si andrebbe allora ad un “disarmo” dei dazi, consentito da un’armonizzazione dei prelievi sulle multinazionali. E’ lo scenario su cui scommette Biden e al quale lavora la sua segretaria al Tesoro Janet Yellen nel G7 dei ministri economici.
Ai temi scottanti del summit di Ginevra con Vladimir Putin si aggiunge “Ransomware”, l'estorsione digitale. L’America si scopre sempre più vulnerabile e molte piste portano alla Russia, caricando di un nuovo contenzioso una relazione bilaterale già tesa per l’Ucraina. Il mese scorso era toccato al più grande oleodotto che distribuisce benzina negli Stati Uniti, a giugno la vittima più illustre è stato il numero uno nella produzione di carne. Tutti colpiti da hacker sofisticati, con cyber-attacchi che paralizzano la rete informatica e mettono in ginocchio le grandi aziende. La soluzione più frequente è pagare il riscatto richiesto, ma così purtroppo si alimenta una nuova industria del crimine i cui affari stanno andando a gonfie vele. I governi sembrano impotenti. Siamo a una nuova versione - globale - dell' "anonima sequestri", anche se per adesso il danno è solo economico. Ancora non vi è una “pistola fumante”, una prova del delitto, che colleghi direttamente questi hacker a Putin. Però il fatto che agiscano liberamente e impunemente a partire dal territorio russo è già di per sé una questione grave e seria, che Biden intende sollevare con il suo interlocutore.
In Europa Biden vuole presentarsi anche come il leader di una nazione che aiuta le altre a uscire dalla pandemia. Questo risponde alla necessità di restituire forza e credibilità alle democrazie. “Non lo facciamo per conquistare favori o ricavare concessioni – dice Biden – . Se distribuiamo questi vaccini è perché vogliamo salvare vite umane, e guidare il mondo fuori da questa pandemia, con la forza del nostro esempio e dei nostri valori”. L’apertura di una nuova fase nella geopolitica americana dei vaccini coincide con una soglia significativa nella campagna delle immunizzazioni all’interno degli Stati Uniti. Ha ormai ricevuto il vaccino più di metà di tutta la popolazione residente e oltre il 60% di quella adulta. A questo punto gli Stati Uniti hanno scorte di vaccini sovrabbondanti. Rafforzare le immunità nel resto del mondo è la prossima tappa. Il gesto fatto da Biden un mese fa annunciando la sospensione della tutela sulla proprietà privata sui brevetti si è rivelato solo simbolico: l’accesso ai brevetti non basta per produrre vaccini. Molto più efficace è distribuire vaccini già prodotti negli Stati Uniti, come ora Biden inizia a fare.