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La folla festeggia la vittoria di Pedro Castillo davanti al quartier generale di Perù Libre a Lima (afp)

Perù, il leader della sinistra Castillo batte la "principessa" della destra Fujimori. Che però ora vuole il riconteggio

Il paese spaccato: la presidenza assegnata con il 50,18% dei voti. L'ex maestro di Cajamarca prova a moderare il messaggio marxista: "Spazio per i privati nell'economia". La sua avversaria deve fare i conti con una richiesta di arresto per riciclaggio e corruzione
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Il maestro di Cajamarca è stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali in Perú. Se la sua nomina verrà confermata, Pedro Castillo, leader di Perú Libre, formazione di estrema sinistra, governerà i prossimi cinque anni. Ha superato al ballottaggio per un pugno di voti la sua avversaria Keiko Fujimori, la candidata di Fuerza Popular, partito della destra tradizionale.


Ma l’esito di questa partita vissuta con una tensione infinita finisce per spaccare in due il paese rimasto per quattro giorni incollato davanti alle tv e immerso nei social a commentare, gridare alla frode, pretendere nuovi conteggi, urlare al tradimento. Lo spoglio ufficiale delle schede raccolte negli 86 mila seggi elettorali si è concluso ieri notte. L’ufficio nazionale elettorale (ONPE) ha comunicato il risultato finale: Pedro Castillo si afferma con il 50,18 dei voti, Keiko Fujimori è rimasta al 49,82. Meno di mezzo punto percentuale. Un&r…

Il maestro di Cajamarca è stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali in Perú. Se la sua nomina verrà confermata, Pedro Castillo, leader di Perú Libre, formazione di estrema sinistra, governerà i prossimi cinque anni. Ha superato al ballottaggio per un pugno di voti la sua avversaria Keiko Fujimori, la candidata di Fuerza Popular, partito della destra tradizionale.


Ma l’esito di questa partita vissuta con una tensione infinita finisce per spaccare in due il paese rimasto per quattro giorni incollato davanti alle tv e immerso nei social a commentare, gridare alla frode, pretendere nuovi conteggi, urlare al tradimento. Lo spoglio ufficiale delle schede raccolte negli 86 mila seggi elettorali si è concluso ieri notte. L’ufficio nazionale elettorale (ONPE) ha comunicato il risultato finale: Pedro Castillo si afferma con il 50,18 dei voti, Keiko Fujimori è rimasta al 49,82. Meno di mezzo punto percentuale. Un’inezia. Ma vince chi ha un solo voto in più. Ed è su questo che si appunta la decisione della figlia dell’ex presidente e dittatore del Perú, per muovere tutto il suo staff legale e proporre una valanga di ricorsi. 


La tre volte candidata e tre volte sconfitta nella corsa alla presidenza è convinta che ci siano stati errori, frodi, schede truccate. Ma lo dice senza avere le prove. Anzi: il fatto che non le fornisca porta il presidente dell’ONPE a stigmatizzare la cosa perché non si tratta di qualche sparuta contestazione. Sono messi in discussione 86 mila voti, il lavoro di verifica di ben 800 seggi elettorali. Ovviamente quelli dove Castillo è prevalso, non certo dove ha vinto la Fujimori. Controllare e ricontare tutte le schede è un lavoro titanico e per certi aspetti impossibile. Si tratta di raggiungere uffici elettorali sperduti nella selva amazzonica, sulle vette delle Ande, nelle valli isolate della sierra. In alcuni casi le schede sono state trasferite a dorso di mulo o con le lance lungo i fiumi. Il sistema elettorale peruviano è noto per la sua efficienza e i suoi funzionari per il loro scrupolo. Ma lo stesso sistema prevede che davanti a delle contestazioni si proceda a una verifica. 


Si è quindi sezionato ogni singolo voto messo in dubbio. Via Zoom, perché il Perú è in piena terza ondata Covid. E’ stato creato un indirizzo internet a cui la gente si è potuta collegare e partecipare in diretta al nuovo spoglio. Il paese ha così vissuto una nuova, logorante attesa digitale. Fuori, all’esterno, nelle strade e le piazze di Lima, decine di migliaia di sostenitori di Castillo, arrivati da ogni angolo sperduto del Perú, si sono accampati con giacigli di fortuna, dormendo per terra, cucinando sul posto, per seguire in diretta la verifica. Si temevano disordini e colpi di testa.

Ma al di là dei proclami prima del tempo da parte di Keiko Fujimori che a scrutinio ancora aperto denunciava la frode e la reazione di Pedro Castillo che si dichiarava vincitore quando non lo era ancora ufficialmente, i peruviani sono rimasti freddi e calmi. Spaccati esattamente in due: i delusi e i soddisfatti. Quelli che pensavano di riuscire finalmente a governare e quelli che assaporavano il riscatto inseguito da decenni.

Per metà paese resta lo spettro del comunismo, di un cambio radicale che metterà in discussione conquiste e ricchezze. Pedro Castillo ha però moderato il suo progetto rivoluzionario. Ha chiarito che “la Costituzione non sarà cambiata, l’economia avrà spazio per i privati, si punterà su scuola e sanità”. Non ha la maggioranza in Parlamento e dovrà ricorrere ad alleanze e compromessi.

Pedro Castillo affacciato al balcone del suo quartier generale a Lima (afp)


Tutto resterà come prima e insieme tutto cambierà. Keiko Fujimori deve fare i conti con una richiesta di arresto da parte del pm che l’ha indagata per riciclaggio di denaro e corruzione. Un colpo di scena che ha infiammato di nuovo il clima. É apparso una ingerenza inopportuna del potere giudiziario su quello politico. La figlia prediletta del vecchio presidente si giocava tutto in queste elezioni. Anche mettersi al riparo, grazie all’immunità, da un nuovo arresto e da una condanna a 30 anni così come è stato richiesto dalla pubblica accusa. Ora, da sconfitta, dovrà fare i conti con i suoi guai giudiziari. Ci vorrà del tempo. Verificare tutte le schede significa un rinvio dell’annuncio ufficiale di due settimane. Pedro Castillo attende sicuro e ormai proiettato verso la presidenza.

Ieri si è affacciato di nuovo dal balcone del palazzo dove ha sede il suo quartiere generale a Lima. E’ rimasto in silenzio, ha agitato il cappello di paglia in segno di vittoria mentre la folla sterminata che lo osservava dal basso, tra una selva di bandiere, urlava “Vittoria!”. Nelle stesse ore, un giudice di Cajamarca annullava la condanna a 3 anni, sempre per corruzione, al suo vice Vladimir Cerrón: vera anima nera di Perú Libre. L’ultimo colpo di spugna per pulire l’immagine del nuovo presidente. Messaggi di congratulazioni a Castillo sono arrivati da Fernández, Lula e Rousseff.