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Afghanistan, i Talebani avanzano: conquistato un altro distretto

(ansa)
Con gli eserciti occidentali sulla via del ritiro, gli studenti coranici proseguono nella loro lotta contro i soldati governativi. Adottano una tattica da guerriglia ma non sono pronti ad un assalto frontale
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Le truppe occidentali ammainano la bandiera, gli afgani che hanno collaborato con l’Occidente sognano la fuga, e nel frattempo i Talebani avanzano: ieri i militanti integralisti hanno catturato il distretto di Ashkamash, nella provincia settentrionale di Takhar. Le forze governative si sono ritirate dal quartier generale della polizia: secondo Mohammad Azam Afzali, membro del Consiglio provinciale, gli uomini di Kabul hanno avuto perdite pesanti e sono sotto assedio nel Bazar centrale del distretto. Fonti della sicurezza, citate dall’agenzia Ariana News, aggiungono che anche il distretto di Bangi della provincia è a rischio, e che i fondamentalisti hanno catturato un posto di blocco nel villaggio di Seya Ab.

Le truppe occidentali ammainano la bandiera, gli afgani che hanno collaborato con l’Occidente sognano la fuga, e nel frattempo i Talebani avanzano: ieri i militanti integralisti hanno catturato il distretto di Ashkamash, nella provincia settentrionale di Takhar. Le forze governative si sono ritirate dal quartier generale della polizia: secondo Mohammad Azam Afzali, membro del Consiglio provinciale, gli uomini di Kabul hanno avuto perdite pesanti e sono sotto assedio nel Bazar centrale del distretto. Fonti della sicurezza, citate dall’agenzia Ariana News, aggiungono che anche il distretto di Bangi della provincia è a rischio, e che i fondamentalisti hanno catturato un posto di blocco nel villaggio di Seya Ab.

I numeri delle forze in campo

Più che di un’offensiva massiccia, la tattica dei Talebani sembra essere quella tipica delle guerriglie: avanzata rapida, conquista di villaggi, ritirata strategica in caso di controffensiva dei governativi. Gli studenti coranici, dice l’analista Antonio Giustozzi, non sono in grado di sferrare un assalto frontale. A disposizione del leader Habaitullah Akhundzada sono circa 100mila uomini, ma solo 40mila sono guerrieri addestrati, il resto sono milizie locali, utili per tenere sotto controllo i villaggi ma inadeguate per uno scontro diretto.


Dall’altra parte c’è uno schieramento sulla carta più potente: 160mila regolari dell’Esercito, più almeno 35mila di forze speciali ben addestrate ed equipaggiate, altri 30mila miliziani addestrati dalla Cia e schierati nei villaggi, anch’essi ben armati e addestrati. Poi ci sono le milizie tagike, uzbeke e hazara, per ora alleate dei pashtun governativi, anche se le alleanze in Afghanistan sono legate solo alla disponibilità economica, la motivazione è poca e la fedeltà è volatile.

Come cadono i fortini

“I soldati dell’Esercito regolare passano il tempo a proteggere le città, come truppe sacrificabili, carne da cannone utile a rallentare l’avanzata nemica”, spiega Giustozzi. Nei centri afgani gli Usa hanno fatto costruire una rete di fortini in cemento: ognuno ospita un plotone, da 20 a 40 soldati. Lo scopo è ritardare un possibile attacco dei Talebani: in genere davanti all’offensiva integralista i fortini cadono, anche perché i Talebani hanno sviluppato la tecnica dell’assedio. Circondano gli edifici, invitano con altoparlanti alla resa, promettendo ai soldati di aver salva la vita.


Quando i militari resistono i Talebani scavano tunnel sotto i fortini e li riempiono di esplosivo, per farli saltare in aria. La tecnica è lenta ma per uno che salta ce ne sono tre che si arrendono, perché gli integralisti diffondono i video dell’esplosione, stimolando i soldati superstiti ad arrendersi. Così in questi mesi sempre più guarnigioni si arrendono: spesso ai Talebani basta solo convincere gli ufficiali. E il cerchio attorno a Kabul lentamente si stringe.