✕

Al G7 Draghi faccia a faccia con Biden: “Italia europeista e atlantista”

(ansa)
Il premier dopo il bilaterale con il presidente Usa: “Il quadro politico da noi cambia spesso, ma non l’alleanza con gli Stati Uniti”
2 minuti di lettura

Carbis bay (Inghilterra) — Sintonia strategica con gli Stati Uniti e impegno diplomatico per costruire con i partner dell’Unione una “via europea” al dossier cinese. A sera, Mario Draghi è reduce da una lunghissima maratona al G7 di Cornovaglia. A complicare il summit è quanto lasciano trapelare fonti dell’amministrazione Usa citate dai media americani. Indicano nel presidente del Consiglio e nella Cancelliera i protagonisti di una «divergenza» con Biden sulla strategie migliori per competere con la Cina. Una lettura che Roma si affretta a smontare con nettezza. E che comunque l’intesa finale dei Grandi ridimensiona con decisione.

 

Carbis bay (Inghilterra) — Sintonia strategica con gli Stati Uniti e impegno diplomatico per costruire con i partner dell’Unione una “via europea” al dossier cinese. A sera, Mario Draghi è reduce da una lunghissima maratona al G7 di Cornovaglia. A complicare il summit è quanto lasciano trapelare fonti dell’amministrazione Usa citate dai media americani. Indicano nel presidente del Consiglio e nella Cancelliera i protagonisti di una «divergenza» con Biden sulla strategie migliori per competere con la Cina. Una lettura che Roma si affretta a smontare con nettezza. E che comunque l’intesa finale dei Grandi ridimensiona con decisione.

 


La sintesi della posizione del premier arriva dopo le 20, al termine di un incontro tra Draghi e Joe Biden a margine del summit (in mattinata, il Presidente Usa si era speso in un lungo bilaterale con Macron, il più vicino a Washington sul capitolo cinese). Il faccia a faccia dura mezz’ora e si svolge sulla spiaggia di Carbis Bay, all’esterno del cottage del presidente americano. È quest’ultimo a raccontare a Draghi del suo amore per l’Italia e per Capri. «Considera di avere un invito permanente», scherza l’ex banchiere centrale. Appena concluso il colloquio, fonti di palazzo Chigi assicurano che è «andata molto bene». Di più: è il premier a intervenire. «Sin dalla formazione del governo – dice - sono stato molto chiaro: i due pilastri della politica estera italiana sono l’europeismo e l’atlantismo». Sintonia, dunque: «Con Biden siamo d’accordo su molti temi: donne, giovani, difesa degli ultimi, diritti umani, diritti civili, diritti sociali e tutela dell’ambiente che è il tema chiave della nostra presidenza del G20». Il presidente Usa conferma poco dopo le ottime relazioni: «C’è l’impegno a rafforzare ancora le relazioni con l’Italia». Una sintonia che coinvolge diversi terreni: Afghanistan, Cina, Russia e Libia.


Sono nodi cruciali. Come cruciale, ovviamente, è il dossier del commercio. È la preoccupazione che più sta a cuore alle Cancellerie europee e, in particolare, a Roma e Berlino, vista la profonda interdipendenza nel settore manifatturiero e l’alto volume di scambi con Pechino.


È proprio il tema del rapporto con la Cina, infatti, a complicare per alcune ore il G7. E a far discutere i leader. Ad esporsi è soprattutto la Cancelliera , spalleggiata in alcune passaggi dai colleghi continentali. Incarnano la sfumatura europea al dossier cinese, che media tra la tradizionale alleanza atlantica e l’interconnessione commerciale con Pechino. Sono passi a favore dell’approccio di Biden - che resta il fatto di primaria importanza rispetto all’era Trump - ferme restando alcune differenze tra i Sette.


Sul progetto di una nuova Via della Seta occidentale, ad esempio, i big dell’Unione chiedono approfondimenti durante il summit. E quando si analizza l’idea di un’eventuale task force del G7 dedicata al Dragone. Merkel chiede di impostarla non come una sfida alla Cina, ma in chiave «positiva». È un’idea che Draghi sostiene. Quando si parla di diritti umani è invece la Cancelliera a smorzare la richiesta di una durissima condanna dei lavori forzati sul suolo cinese.


Sia chiaro: nessuno risparmia critiche al colosso orientale. Il premier italiano, ad esempio, sceglie toni duri quando si discute della minaccia dei sistemi autocratici sul suolo occidentale. E ricorda le interferenze, le fake news, gli attacchi cibernetici e le azioni di disturbo al libero corso delle elezioni democratiche.
Alla fine, il compromesso risponde in buona parte ai paletti “filosofici” fissati da Draghi, e si riassume nell’accordo finale. Una posizione che può condensarsi in tre principi: cooperazione con Pechino sul clima, competizione sul commercio e contrapposizione per affermare il rispetto dei diritti umani e civili. Le iniziative informali dei Sette – a partire dalla possibile task force - non dovranno però essere presentate come antagonistiche al gigante d’Oriente, ma finalizzate a promuovere un’agenda alternativa in cui altri Paesi possano riconoscersi.


Sono le ultime ore del summit. Oggi, poco prima di pranzo, Draghi tirarà le somme di fronte alla stampa. E ripeterà quanto sostenuto anche di fronte a Biden: «Il quadro politico italiano cambia spesso , ma certe cose - come la nostra profonda alleanza con gli Usa - non cambiano mai». Nel sostenerlo, punterà soprattutto sui dossier che più stanno a cuore a Roma. A partire dal clima e dal teatro libico.