In Cornovaglia va in scena il ritorno del multilateralismo
dal nostro inviato Antonello Guerrera , dal nostro inviato Antonello GuerreraCARBIS BAY. In una splendida giornata in Cornovaglia, il G7 2021 si conclude con una marcata reprimenda contro la Cina, i sette chiedono una nuova inchiesta sulle origini del Coronavirus, annunciano un impegno sul clima importante anche per i Paesi poveri ma giudicato ancora insufficiente da ong e addetti ai lavori, lo stesso per quanto riguarda i vaccini, c'è stata una pesante lite sulla Brexit e una certezza netta: il multilateralismo è tornato, prepotente, checché ne dica Pechino ("il mondo non è più governato da pochi").
Boris Johnson, padrone di casa, ha lodato "il fantastico livello di armonia" tra i sette leader su clima, valori democratici e lotta alla pandemia, nonostante i dissensi con gli europei sulle relazioni post-Brexit. Mentre il presidente americano Joe Biden ha parlato di G7 "straordinario" e ha detto: "America is back", l'America è tornata. Soddisfatto anc…
CARBIS BAY. In una splendida giornata in Cornovaglia, il G7 2021 si conclude con una marcata reprimenda contro la Cina, i sette chiedono una nuova inchiesta sulle origini del Coronavirus, annunciano un impegno sul clima importante anche per i Paesi poveri ma giudicato ancora insufficiente da ong e addetti ai lavori, lo stesso per quanto riguarda i vaccini, c'è stata una pesante lite sulla Brexit e una certezza netta: il multilateralismo è tornato, prepotente, checché ne dica Pechino ("il mondo non è più governato da pochi").
Boris Johnson, padrone di casa, ha lodato "il fantastico livello di armonia" tra i sette leader su clima, valori democratici e lotta alla pandemia, nonostante i dissensi con gli europei sulle relazioni post-Brexit. Mentre il presidente americano Joe Biden ha parlato di G7 "straordinario" e ha detto: "America is back", l'America è tornata. Soddisfatto anche il premier italiano Mario Draghi, che aggiunge: "Nei rapporti con la Cina un "pilastro" è "essere franchi: l'ho già detto in altre occasioni, bisogna essere franchi sulle cose che non condividiamo. Biden a un certo punto ha detto che il silenzio è complicità". Mentre il presidente francese Emmanuel Macron e gli altri leader Ue - compresa Angela Merkel, al suo ultimo grande appuntamento internazionale come cancelliera della Germania - hanno accolto il ritorno del multilateralismo e la "grande intesa" proprio con la nuova Amministrazione degli Stati Uniti.
È un risultato rilevante per i Sette Grandi, pur con diverse ombre e aspetti migliorabili, ma certo una rivoluzione rispetto al recente e riottoso passato trumpiano. Un vertice che detta il passo per un futuro con migliori aspirazioni per il mondo. Vediamo perché.
La questione Cina
Innanzitutto la Cina, come voleva fortemente il presidente americano. Nel comunicato, si citano le violazioni dei diritti umani nello Xinjiang e a Hong Kong, la condanna contro i lavori forzati, la persecuzione della minoranza musulmana degli uiguri attraverso la promozione "dei nostri valori, invitando la Cina a rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali, in particolare in relazione a quei diritti, libertà e alto grado di autonomia per Hong Kong sanciti dalla Dichiarazione congiunta sino-britannica". Presente anche il riferimento a Taiwan.
Gli europei insistono nel dire, ufficialmente o dietro le quinte, che la loro posizione sulla Cina è più strutturata e moderata. Ma di fatto si sono allineati alla linea più dura di Washington. E per la prima volta ci sono riferimenti così chiari e netti in un comunicato finale del G7 contro Pechino. Non solo. Il G7 ha anche deciso di lanciare una "Via della Seta" alternativa, ovvero un programma di investimenti nei Paesi in via di sviluppo che ostacoli l'avanzata degli ultimi anni della Cina soprattutto in parti di Africa e Asia: è il programma Build Back Better World e si propone di costruire e portare energia pulita in Asia e nuove infrastrutture in Africa. Inoltre, i Grandi si propongono di rendere le proprie economie indipendenti dalle catene di produzione cinesi. Pechino risponde che "per fortuna non siamo più in un mondo dove pochi decidono per tutti". Ma certo questo deciso riallineamento occidentale è una brutta notizia per la Cina.
Russia
Sull'altra minaccia per l'Occidente (anche se per Biden non così stringente come Pechino), il G7 chiede a Mosca di fermare i cyberattacchi, che di recente hanno visto un uso sempre più marcato di riscatti, e di bloccare tutte le attività che creano danni in Occidente. Inoltre, chiede nuove inchieste sull'uso delle armi chimiche da parte di Mosca.
Vaccini anti-Covid
Luci e ombre su questo punto. Il G7 ha raggiunto un accordo per un miliardo di dosi di vaccino ai Paesi poveri entro l'anno prossimo, anche se è una cifra su cui non solo ancora si discute (quante dosi del passato sono già incluse?) ma soprattutto per diverse organizzazioni e istituzioni è molto limitata. Ieri il leader dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha infatti detto che servirebbero entro il G7 dell'anno prossimo addirittura 11 miliardi di dosi, vaccinando così il 70% della popolazione mondiale, e 100 milioni di dosi già entro giugno 2020. Cifre purtroppo irrealistiche. Tedros ha anche aggiunto che bisogna installare i centri di produzione soprattutto nei Paesi più poveri del mondo e che l'idea di Biden della "liberalizzazione" dei vaccini è ottima. I leader hanno tuttavia promesso di "vaccinare il mondo entro la fine del 2020".
Clima
Il G7 ha promesso che stavolta rispetterà l'impegno di 100 miliardi di dollari all'anno stanziati ai Paesi più poveri per tagliare le emissioni e ridurre così il riscaldamento globale. "Questi sono Paesi all'inizio di una produzione industriale su grande scala", ha rimarcato ieri Johnson, "e quindi inquinano di più, perciò dobbiamo aiutarli". Stop alla perdita di biodiversità entro il 2030. Mentre è ancora vaga l'uscita progressiva dal carbone: la proposta di chiudere tutte le centrali convenzionali nel corso degli anni 2030 è fallita, pare principalmente a causa dell'opposizione degli Stati Uniti, e ciò ha attirato molte critiche. Tuttavia, i paesi del G7 si impegnano "a raggiungere zero emissioni entro il 2050, dimezzare le emissioni collettive nei due decenni fino al 2030".
Stimolo economico
I grandi si sono impegnati a non badare a spese "per tutto il tempo necessario", con l'obiettivo di far riprendere le economie dalla devastazione del Covid. Allo stesso modo però non si sono impegnati concretamente, come ci si attendeva, a destinare altri 100 miliardi all'anno dei propri budget ai Paesi più poveri.
Il conflitto in Etiopia
Il G7 lancia anche un appello all'Etiopia, dove infuria la guerra nel Tigray. I leader chiedono la cessazione delle ostilità, l'accesso umanitario in tutte le aree e l'immediato ritiro delle forze eritree.
Brexit
Non è stato un tema ufficiale del summit, ma è entrato prepotentemente in scena, con una minaccia pesantissima di Johnson: "Se l'Ue continua a non capire la nostra posizione, saremo costretti a soluzioni drastiche" cioè a ignorare l'accordo sull'Irlanda del Nord dopo che il primo ministro britannico si è rimangiato l'accordo di divorzio firmato da lui stesso nel 2019 che, dopo la concretizzazione della Brexit, mette nero su bianco un obbligo molto chiaro per il Regno Unito: controllare quasi tutte le merci, beni e alimenti che dalla Gran Bretagna vanno dell'Irlanda del Nord, anche se sono all'interno dello stesso Paese. Ma ora il primo ministro ha cambiato idea.