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Israele, l'ora di Bennett: dopo dodici anni Netanyahu è fuori

(reuters)

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Maggioranza risicata per la nuova coalizione che va dai partiti di destra a quello arabo: la prima sfida sarà la legge di bilancio
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TEL AVIV - Israele ha un nuovo governo. E per la prima volta in 12 anni consecutivi, a guidarlo non sarà Benjamin Netanyahu, che ieri al termine del voto di fiducia, ha preso posto tra i banchi dell'opposizione. Il "patto dei fratelli", il connubio tra Naftali Bennett e Yair Lapid iniziato proprio sotto il governo Netanyahu del 2013, si è cementato negli anni fino a portare alla svolta epocale. Ma è stata una strada tortuosa fino all'ultimo quella che ha accompagnato la formazione del 36mo governo israeliano: in extremis, un parlamentare di Ra'am, Said al-Harumi, si è astenuto, facendo così nascere un governo con 60 consensi su 120 seggi della Knesset, sufficiente per giurare, ma non per passare, per esempio, la legge di bilancio, la prima sfida della nuova alleanza.

 

TEL AVIV - Israele ha un nuovo governo. E per la prima volta in 12 anni consecutivi, a guidarlo non sarà Benjamin Netanyahu, che ieri al termine del voto di fiducia, ha preso posto tra i banchi dell'opposizione. Il "patto dei fratelli", il connubio tra Naftali Bennett e Yair Lapid iniziato proprio sotto il governo Netanyahu del 2013, si è cementato negli anni fino a portare alla svolta epocale. Ma è stata una strada tortuosa fino all'ultimo quella che ha accompagnato la formazione del 36mo governo israeliano: in extremis, un parlamentare di Ra'am, Said al-Harumi, si è astenuto, facendo così nascere un governo con 60 consensi su 120 seggi della Knesset, sufficiente per giurare, ma non per passare, per esempio, la legge di bilancio, la prima sfida della nuova alleanza.

 

Parte quindi già zoppicante la fragile coalizione che riunisce 8 formazioni politiche che abbracciano quasi l'intero arco costituzionale: dalla destra nazionalista di Yamina di Bennett, che subentra a Netanyahu come premier, passando per il centro laico di Yair Lapid - che sostituirà Bennett alla presidenza del consiglio nell'agosto 2023 - per finire con la sinistra progressista del Meretz, che torna al governo dopo 20 anni, e con la vera novità di questa svolta: il partito islamico Ra'am di Mansour Abbas, la prima volta dal 1977 che un partito arabo sostiene attivamente una maggioranza, e la prima volta in assoluto che appoggia un premier di destra, che per giunta ha servito come leader del Consiglio Yesha, espressione del movimento degli insediamenti.

 

 


Mentre chiedeva la fiducia alla Knesset, Bennett è stato interrotto ripetutamente dalle opposizioni che lo accusano di aver frodato gli elettori di destra per formare una "coalizione di sinistra" e di non essere legittimato, con soli 6 seggi, a guidare il Paese. Un circo di urla e sceneggiate, tanto che Lapid ha rinunciato al suo intervento da "premier alternato". Netanyahu, nel suo ultimo discorso da premier, ha ripercorso le tappe con cui ha portato Israele a essere "una potenza mondiale, una delle venti economie migliori al mondo". "Vi chiedo solo una cosa: non rovinate il Paese che vi consegniamo, così non dovremo metterci troppo a rimetterlo in sesto appena torneremo". Netanyahu non intende mollare, ma ora dovrà dedicarsi anche a mantenere la sua base all'interno del Likud. Gli altri grandi assenti nella svolta storica sono i partiti ultraortodossi, che il nuovo governo punta a coinvolgere in un futuro non troppo lontano per garantirsi maggiore spazio di manovra. Sono innumerevoli le sfide del "governo del cambiamento", ma a piazza Rabin a Tel Aviv si pensa all'oggi: i manifestanti che per un anno hanno chiesto le dimissioni di Netanyahu festeggiano e brindano. Si apre un nuovo capitolo per Israele, domani è un altro giorno.