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Abraham Yehoshua: "Con il nuovo governo in Israele saniamo le ferite, giusto coinvolgere gli arabi"

Abraham Yehoshua 
Intervista allo scrittore sul futuro del Paese che per la prima volta da dodici anni a questa parte ha un premier che non è Benjamin Netanyahu
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TEL AVIV  - "Non mi chieda cosa accadrà, nessuno si sarebbe aspettato quattro elezioni in due anni, non è più possibile fare previsioni in questo Paese. Ma è importante ora sanare le ferite". Anche il grande scrittore Abraham Yehoshua, un po' come tutti gli osservatori della politica israeliana che ancora esitano a dichiarare conclusa l'era di Benjamin Netanyahu, si tiene distante da pronostici su ciò che attende Israele il giorno dopo il giuramento del primo governo non guidato dal premier più longevo del Paese.

 


Come vede il nuovo governo?
"Molto eterogeneo, ma c'è un elemento determinante che lo unisce: la volontà di provare a portare un cambiament…

TEL AVIV  - "Non mi chieda cosa accadrà, nessuno si sarebbe aspettato quattro elezioni in due anni, non è più possibile fare previsioni in questo Paese. Ma è importante ora sanare le ferite". Anche il grande scrittore Abraham Yehoshua, un po' come tutti gli osservatori della politica israeliana che ancora esitano a dichiarare conclusa l'era di Benjamin Netanyahu, si tiene distante da pronostici su ciò che attende Israele il giorno dopo il giuramento del primo governo non guidato dal premier più longevo del Paese.

 


Come vede il nuovo governo?
"Molto eterogeneo, ma c'è un elemento determinante che lo unisce: la volontà di provare a portare un cambiamento e di abbassare il livello della tensione tra sinistra e destra, dando la possibilità anche a chi è stato lontano dal governo per anni, come Meretz, di provarsi con fatti e non solo a parole. E la cosa più importante è che ci sono rappresentanti arabi, un risultato che va riconosciuto a Netanyahu che ha avviato il dialogo. Se la cooperazione funzionerà, aprirà le porte a un maggiore coinvolgimento degli arabi nella politica israeliana e non c'è dubbio che questa è una svolta".


Ma si potrà reggere aldilà del collante "tutto tranne Bibi"?
"Bennett, Shaked, Liberman hanno esperienza di governo, non sono sprovveduti. Ma non credo vedremo grandi cambiamenti, di certo non rispetto alla politica estera, alla questione palestinese. Si focalizzeranno su questioni interne".

 


Quali?
"Per esempio ridurre l'asservimento ai partiti ultraortodossi. Ma penso che più che altro saranno impegnati a cercare di convivere tra loro e a tirare avanti. Forse potranno limitare le costruzioni illegali nei Territori, ma credo che l'opposizione metterà in atto una provocazione dopo l'altra e gli renderà la vita dura. Netanyahu ha scelto di combattere dall'opposizione e lo farà con tutta la determinazione con cui ha portato il Paese a quattro elezioni per tutelarsi nel processo a suo carico".


Che eredità lascia Netanyahu dopo questi 12 anni?
"È un personaggio di grande abilità e talento, estremista per quanto riguarda la questione palestinese, molto divisivo. Non c'è dubbio che abbia ottenuto ottimi risultati nella sua carriera politica. Li ha ricordati nel suo intervento, ovviamente omettendo i problemi, ma sui risultati ha ragione: in primis nella politica estera, nel rapporto con gli Stati Uniti, gli Accordi di Abramo, la sua posizione ferma contro l'Iran".

 


L'Iran è il primo problema d'Israele?
"Non sono un esperto di Iran, ma prendo qualsiasi minaccia con serietà. Gli eventi terribili che ci hanno segnati non mi consentono di sottovalutare alcuna minaccia di distruzione rivolta contro Israele".


Che ne sarà del Likud dopo Netanyahu, farà la fine del Labour?
"Sopravviverà, ma ci saranno traumi. D'altro canto, quando Ben Gurion se n'è andato, è venuto Levi Eshkol, non gli davano due lire, e invece ha condotto la guerra più riuscita d'Israele in sei giorni. Netanyahu sarà anche un mago della politica, ma se fosse stato per lui avrebbe portato il Paese a quinte elezioni. La sua grande pecca è che non ha voluto lasciare la poltrona di leader del Likud a un altro, il che avrebbe consentito la formazione di un governo di destra".


Netanyahu dice che è la "frode del secolo", che il governo non rappresenta la volontà del popolo.
"Ma cosa significa? Hanno la maggioranza. È un governo che rappresenta la volontà di parte del popolo, così come i governi del Likud hanno espresso la volontà di un'altra parte del popolo. Non si può rappresentare "tutto il popolo"".


Il capo dei servizi interni ha fatto un appello ad abbassare i toni e in molti rievocano in questi giorni l'atmosfera di odio che ha preceduto l'assassinio di Rabin. Anche a lei ricorda quei momenti?
"Lo Shabbak fa il suo lavoro. Non credo siamo come nel '95. Penso che il livello della tensione si placherà appena partirà il nuovo governo e che la maggior parte della gente voglia solo un governo funzionante, se con Bennett o Netanyahu ha meno importanza".