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La Cina irride gli attacchi del G7: “Non siete più voi a dominare il mondo”

La vignetta del Global Times sul G7 in Cornovaglia 

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E il giornale di regime risponde al vertice con una vignetta che segnala divisioni tra i Paesi occidentali
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La vignetta, opera di un illustratore di nome Bantonglaoatang, è diventata virale ieri sul web cinese, per poi essere ripresa dall’agguerrito media di Stato Global Times. È una versione geopolitica dell’Ultima cena di Leonardo, con animali a rappresentare le potenze del G7. Al centro c’è l’aquila americana, che stampa banconote. Attorno, come apostoli, i suoi alleati. Sopra il tavolo – un po’ come nelle vignette anti-imperialiste di epoca maoista – sta una torta con l’immagine della Cina, pronta per essere spartita. «Così possiamo ancora dominare il mondo», promettono gli Stati Uniti ai partner.



Il giorno dopo il summit de…

La vignetta, opera di un illustratore di nome Bantonglaoatang, è diventata virale ieri sul web cinese, per poi essere ripresa dall’agguerrito media di Stato Global Times. È una versione geopolitica dell’Ultima cena di Leonardo, con animali a rappresentare le potenze del G7. Al centro c’è l’aquila americana, che stampa banconote. Attorno, come apostoli, i suoi alleati. Sopra il tavolo – un po’ come nelle vignette anti-imperialiste di epoca maoista – sta una torta con l’immagine della Cina, pronta per essere spartita. «Così possiamo ancora dominare il mondo», promettono gli Stati Uniti ai partner.



Il giorno dopo il summit dei Grandi in Cornovaglia, che per la prima volta ha messo sul tavolo tutti i temi di contrasto con la Cina, la sola reazione ufficiale di Pechino è affidata all’ambasciata di Londra, che avverte: «Sono finiti da lungo tempo i giorni in cui era un piccolo gruppo di Paesi a dominare il mondo». Ma la replica meno rituale e più interessante è quella veicolata della vignetta, e articolata da un editoriale dello stesso Global Times. Perché al tavolo dell’Ultima cena delle democrazie, proprio come in quella originaria, il fronte non è compatto. Alcune potenze, come l’Italia (un lupo), non bevono il calice americano. Altre, come la Francia (un gallo) e la Germania (un falco) si fanno i fatti loro. «Ci sono differenze strategiche tra Stati Uniti ed Europa – spiega il quotidiano di regime – e se la Cina sviluppa relazioni con gli altri Paesi può disinnescare la trama americana».



La versione cinese, che le democrazie non siano poi così compatte, è in parte fondata: Biden avrebbe voluto un comunicato ancora più duro. Ma tralascia il punto chiave: la diffidenza nei confronti di Pechino, della sua crescente assertività a parole ed azioni, è ai massimi in tutto il mondo sviluppato, Europa compresa. Così come la convinzione che le sue pratiche – dalla penetrazione economica alla violazione dei diritti umani – vadano contrastate.



La Cina è sempre più isolata, e l’esito del G7 ne ha dato dimostrazione. Del resto qualche giorno fa lo stesso Xi Jinping ha invitato a migliorare la comunicazione internazionale per «guadagnare amici». È possibile che questo abbassi di un tono la retorica di regime: non a caso ieri, complice anche la giornata di festa nazionale, a Pechino nessuno ha parlato. Ma è molto difficile che porti a una revisione sostanziale delle sue politiche, causa prima dell’isolamento. La narrazione con cui il Partito comunista compatta il Paese e puntella la propria legittimità, un messaggio che verrà ribadito a luglio durante le celebrazioni per i cento anni dalla fondazione, è che «l’Occidente tramonta e l’Oriente si solleva». La Cina non vuole più nascondere la propria forza. E non accetterà che gli Stati Uniti, o i loro alleati, frenino l’ascesa.