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Il sito di Deir el-Zor prima e dopo l'operazione del Mossad 

I segreti delle donne-spia del Mossad

Nel suo ultimo libro “Mossad Amazons”, lo storico Michael Bar-Zohar, specialista di servizi segreti israeliani, delinea il ritratto di venti agenti di sesso femminile che hanno segnato la storia dell’agenzia d’intelligence di Israele (Le Figaro) Questo contenuto fa parte della newsletter Continental Breakfast, una selezione di articoli pubblicati dall'alleanza LENA (Leading European Newspaper Alliance). Per vedere un'anteprima cliccate qui / Per iscrivervi e riceverla ogni settimana sulla vostra casella di posta elettronica cliccate qui
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Che ruolo hanno le donne nel Mossad?
“Nel mondo, si pensa che il Mossad sia formato da tutti James Bond, ma in verità ne fanno parte molte donne provenienti da paesi di ogni latitudine: Egitto, Libano, Polonia, Canada, Australia, Francia. Inizialmente, il Mossad cercava donne che potessero mimetizzarsi tra la popolazione senza destare sospetti. Le ha reclutate in Israele e ha dato loro la nazionalità israeliana. Oggi sono sempre più in alto nella gerarchia dell’agenzia: una di loro era stata formata per diventare direttrice generale del Mossad, è stata sostenuta da molti, ma poi ha preferito lasciare l’agenzia. Mi ha detto: 'La scintilla si è spenta. Per fare questo mestiere devi essere una patriota, ma avere anche uno spirito avventuroso e amare le emozioni forti. Io mi sono accorta di non averne più'. Aveva iniziato la sua carriera facendo la segretaria, poi ha lavorato in coppia con un altro agente. Le spie d…
Che ruolo hanno le donne nel Mossad?
“Nel mondo, si pensa che il Mossad sia formato da tutti James Bond, ma in verità ne fanno parte molte donne provenienti da paesi di ogni latitudine: Egitto, Libano, Polonia, Canada, Australia, Francia. Inizialmente, il Mossad cercava donne che potessero mimetizzarsi tra la popolazione senza destare sospetti. Le ha reclutate in Israele e ha dato loro la nazionalità israeliana. Oggi sono sempre più in alto nella gerarchia dell’agenzia: una di loro era stata formata per diventare direttrice generale del Mossad, è stata sostenuta da molti, ma poi ha preferito lasciare l’agenzia. Mi ha detto: 'La scintilla si è spenta. Per fare questo mestiere devi essere una patriota, ma avere anche uno spirito avventuroso e amare le emozioni forti. Io mi sono accorta di non averne più'. Aveva iniziato la sua carriera facendo la segretaria, poi ha lavorato in coppia con un altro agente. Le spie donne hanno percezioni, istinti e capacità di cui gli uomini sono privi. E, molto spesso, non hanno l’ego smisurato degli uomini. Secondo me, quello che un uomo ha in forza fisica nella donna è sostituito da una grande forza mentale. Le donne sono più brave a improvvisare. Una delle più brillanti tra loro è stata senza dubbio Yael, che ha esplorato tutti i Paesi del Medio Oriente, da Beirut a Bagdad. La sua carriera è stata formidabile ed è culminata con l’attacco aereo israeliano contro il reattore nucleare iracheno. Tamir Pardo, ex direttore del Mossad, dice che ‘se a Yael si conferissero tutte le medaglie che si è meritata in missione, non avrebbe spazio sulla giacca per esibirle’. Oggi Yael ha 84 anni: chiunque la conosca, non sospetta nemmeno che cosa sia riuscita a portare a termine questa moderna Mata Hari”. 
Ci sono anche spie donne francesi nel Mossad?
“Certo! Per esempio, ricordo una ragazza che durante il maggio del Sessantotto era tra le studentesse femministe che bruciavano i reggiseni sulle barricate. Ha proseguito i suoi studi in Israele, dove girava a bordo di un’Harley Davidson. Un giorno ha ricevuto una lettera dal ministero degli Affari esteri israeliano. Ha sostenuto un colloquio con un gruppo di esperti che l’ha reclutata e così è diventata la pseudo moglie di un agente del Mossad che, dopo la Guerra del Kippur, era di stanza al Cairo. I due hanno trascorso insieme due anni. All’inizio, il finto marito avrebbe voluto predisporre camere da letto separate, ma lei ha rifiutato per non attirare i sospetti dei domestici. A Suez, nel museo della Guerra del Kippur, lei è riuscita a fotografare alcuni semicingolati macchiati del sangue ormai secco dei combattenti israeliani per facilitare l’identificazione dei soldati uccisi. Le due spie alla fine si sono innamorate davvero ma, di ritorno dalla loro missione, lui è tornato dalla donna che aveva amato prima e, dopo alcune delusioni, si è suicidato sparandosi alla testa. Lei, invece, ha assunto una posizione di alto grado all’interno del Mossad. Oggi canta le canzoni del belga Jacques Brel e di altri cantautori francesi sul palcoscenico di una città israeliana, senza che nessuno possa sospettare niente del suo passato”. 
Che ruolo hanno avuto le spie donne nell’Operazione Orchard, che nel 2007 ha permesso di distruggere un reattore nucleare in Siria? 
“Tutto ha avuto inizio a Vienna, con la visita del presidente della commissione siriana dell’energia atomica in occasione di una riunione dell’Aiea. L’emissario di Damasco ha visto una giovane seduta per terra nel corridoio dell’albergo, davanti alla sua valigia: lei gli ha detto di aver perso la chiave del suo bagaglio che conteneva quella della sua camera d’albergo, i suoi documenti e i suoi soldi. L’emissario di Damasco è riuscito a sbloccarle la serratura usando il pass della sua camera e la giovane ne ha approfittato per farne un calco. L’indomani, il siriano si è seduto a fare colazione al tavolo di una cliente dell’albergo che parlava in modo irritato al telefono, perché il suo compagno non si sarebbe presentato alla loro cena di anniversario in un famoso ristorante locale. I due hanno iniziato a conversare e tra loro è scattato qualcosa. La sera hanno cenato insieme in quel noto ristorante.  Il funzionario arabo di alto rango, che aveva incontrato quella donna così emancipata, ha lasciato il cellulare nella sua camera d’albergo per evitare ogni seccatura e di essere rintracciato. E quella è stata l’occasione giusta, per una terza spia donna, di entrare in azione nella camera d’albergo del delegato siriano, violare la password del suo cellulare e scoprire 35 fotografie di un reattore nucleare in via di realizzazione da parte di operai asiatici, stando alle immagini. Damasco stava costruendo una centrale nucleare a Deir el-Zor con l’aiuto della Corea del Nord e il Mossad non ne sapeva nulla. Meir Dagon, a capo del servizio d’intelligence israeliano, si è precipitato dal primo ministro Ehud Olmert che ha chiesto a George W. Bush di intervenire e bombardare il reattore. Il presidente americano ha rifiutato, adducendo il principio del rispetto della sovranità nazionale siriana. E gli israeliani hanno deciso di portare a termine la missione per conto proprio. L’anno seguente, il generale Mohammed Sleiman, responsabile dei lavori del progetto, è stato assassinato a Tartus, mentre era sulla terrazza della sua seconda casa affacciata sul Mediterraneo. Alcuni cecchini sommozzatori israeliani lo hanno ucciso con il silenziatore". 
Ci sono stati anche fallimenti al femminile nel Mossad!
“Sì. Pensiamo all’operazione ‘Collera divina’, organizzata per sopprimere i membri del commando dell’attentato contro gli sportivi israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972. Per un equivoco, a Lillehammer in Norvegia è stato ucciso un innocente e gli agenti del Mossad sono stati arrestati dalla polizia locale. Tra di loro c’era Sylvia Rafael, una donna affascinante e molto elegante. Residente a Parigi, svolgeva come copertura il mestiere di fotografa per la stampa e aveva un passaporto a nome di Patricia Roxburgh. A Gibuti si era occupata di una rivolta feroce, facendo uno scoop mondiale. La sua agenzia le ha organizzato una mostra al Ritz di Parigi. All’inaugurazione, la spia ha conosciuto l’ambasciatore della Giordania che l’ha invitata ad Amman, dove è stata ricevuta a palazzo reale per una seduta di fotografie con la famiglia regnante. Ancora una volta di primo mattino, a colazione, il re Hussein ha letto le prime pagine e ha visto la foto di Sylvia Rafael, presentata come agente del Mossad. Sylvia era una donna passionale: a Parigi aveva portato avanti due relazioni, una con il giornalista inglese Jon Swain e una con un giornalista tedesco. Essendo gelosa, aveva chiesto al Mossad di mettere sotto sorveglianza telefonica il suo amante tedesco, che il Mossad aveva finito con il reclutare. Una volta in prigione, Sylvia Rafael ha intrecciato una relazione con il suo avvocato norvegese. I due hanno vissuto insieme in un kibbutz israeliano fino alla morte di lui”. 
I sentimenti sono compatibili con il lavoro di spia? 
“Può succedere. È il caso di una donna tedesca che, a bordo di un treno che attraversava le Alpi, si è innamorata alla follia di una spia di origini israeliane. Il colpo di fulmine è stato reciproco: i due si sono sposati e sono partiti in missione al Cairo. Lì hanno aperto un circolo di equitazione che accoglieva gli esponenti dell’alta società locale. Hanno ricevuto con raffinatezza vari uomini di scienza, ex scienziati nazisti che, all’inizio degli anni Sessanta, stavano mettendo a punto per l’Egitto missili contenenti scorie radioattive. Poi li hanno uccisi, spedendo loro alcuni pacchi bomba. Una volta smascherati, hanno rischiato la pena di morte, ma alla fine sono stati messi in salvo dai servizi segreti tedeschi che ne hanno ottenuto la liberazione”. 
Lo storico Michael Bar-Zohar, biografo di David Ben Gurion e di Shimon Peres, è uno specialista di servizi segreti israeliani. Nel suo ultimo libro, intitolato “Mossad Amazons”, delinea il ritratto di venti donne che hanno segnato la storia dell’agenzia d’intelligence di Israele. Ha avuto la possibilità di intervistare decine di spie donne del Mossad ed è stato autorizzato a raccontare dettagli inediti e mai pubblicati prima riguardanti le operazioni alle quali hanno preso parte, alcune delle quali molto recenti. 
(Copyright Le Figaro/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Anna Bissanti)