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In pochi ai seggi, l'Iran sceglie il nuovo presidente nell'indifferenza. L'astensione favorisce l'ultraconservatore Raisi

Khamanei depone la scheda e fa appello al voto. Riferimento critico dell'uscente Rouhani alle esclusioni delle candidature dei moderati. La tv manda in onda immagini di code, ma a vincere sembra l'apatia
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Dalle sette di questa mattina, quando in Italia era ancora notte, in Iran si sono aperte le urne per eleggere il nuovo presidente. Ci sono 59 milioni di persone che hanno diritto al voto e in tutto il paese sono stati allestiti più di 60mila seggi. A controllare la regolarità delle operazioni di voto ci sono circa 170mila agenti di sicurezza tra basiji, il corpo paramilitare dei volontari che fa capo direttamente al leader supremo, e Pasdaran. Ma sul voto pesa l’incognita di una forte astensione: secondo l’Iranian students polling agency, la partecipazione potrebbe fermarsi intorno al 44%. Il dato più basso di affluenza alle presidenziali in Iran è stato nel 1993, quando votò il 50,66% dell’elettorato.

 

Dalle sette di questa mattina, quando in Italia era ancora notte, in Iran si sono aperte le urne per eleggere il nuovo presidente. Ci sono 59 milioni di persone che hanno diritto al voto e in tutto il paese sono stati allestiti più di 60mila seggi. A controllare la regolarità delle operazioni di voto ci sono circa 170mila agenti di sicurezza tra basiji, il corpo paramilitare dei volontari che fa capo direttamente al leader supremo, e Pasdaran. Ma sul voto pesa l’incognita di una forte astensione: secondo l’Iranian students polling agency, la partecipazione potrebbe fermarsi intorno al 44%. Il dato più basso di affluenza alle presidenziali in Iran è stato nel 1993, quando votò il 50,66% dell’elettorato.

 


L’astensione potrebbe determinare la vittoria - già data come altamente probabile dai sondaggisti - del candidato ultraconservatore Ebrahim Raisi, 61 anni, religioso di Mashhad e capo della magistratura. Prima dell’inizio della campagna elettorale, il consiglio dei Guardiani, che è controllato dalla Guida suprema Ali Khamenei, ha escluso la gran parte dei candidati moderati e riformisti e anche l’influente Ali Larijiani, un conservatore che era considerato l’unica alternativa forte a Raisi. In corsa, dopo diversi ritiri, sono rimasti Mohsen Rezai, il 66enne segretario del Consiglio degli esperti, ex comandante del potente corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) durante la guerra Iran-Iraq; il conservatore Amirhossein Qazizadeh Hashemi e l’ex banchiere centrale Abdolnaser Hemmati. 

Hemmati era una figura poco conosciuta prima di questa campagna elettorale ma nelle ultime due settimane è diventato l’uomo su cui punta una parte del mondo riformista per tentare la difficile impresa di bloccare Raisi. I riformisti sono arrivati frammentati e deboli a questa elezione: pagano la perdita di consensi del governo Rouhani, legata in gran parte al fallimento dell’accordo nucleare, e la difficoltà di individuare un candidato e una narrazione alternativa forte. Nonostante Hemmati abbia tentato di porsi come l’anti-Raisi, aperto al mondo e al libero mercato, nel campo riformista si prevede un’alta astensione e questo tradizionalmente avvantaggia i conservatori. 

Per vincere, il capo della magistratura ha bisogno di ottenere il 50% più uno dei voti, in caso contrario si andrà al ballottaggio, il prossimo 25 giugno. 

Il primo a votare stamattina è stato Khamenei: “Ogni voto conta”, ha detto il leader supremo, rivolgendo l’ultimo di una serie di appelli al voto che testimoniano la preoccupazione del regime per il rischio che un’alta astensione possa minare la legittimità dell’elezione e dell’intero sistema. "La ragione per la quale il popolo iraniano è stato ripetutamente invitato a partecipare al voto è che, in primo luogo, è un bene per il popolo e, in secondo luogo, porta grandi vantaggi a livello internazionale per la Repubblica Islamica”. Il presidente uscente Hassan Rouhani è andato a votare, ma non ha mancato di fare un riferimento alle esclusioni decise dal Consiglio: ”Le elezioni sono importanti nonostante i problemi e le questioni... Vorrei che non avessimo avuto nessuno di questi problemi dal giorno della registrazione", ha detto. Il ministro degli Esteri Zarif, invece, che era considerato un potenziale candidato forte per i riformisti prima di essere affossato dall’audio di una sua intervista rubata in cui criticava i Pasdaran, ha votato dalla Turchia dove si trova per una visita diplomatica. 


Anche Raisi ed Hemmati hanno votato di buon mattino, così pure l’ex presidente riformista Khatami che ha esortato i suoi sostenitori a non boicottare le urne come invece una parte dei riformisti ha deciso di fare. 

La televisione di Stato ha iniziato a mandare immagini di code ai seggi fin dalle prime ore del mattino, ma attraversando la capitale Teheran l’impressione è piuttosto di una generale apatia. Da sud a nord l’affluenza appare scarsa, anche se mancano ancora diverse ore alla chiusura dei seggi che è prevista per la mezzanotte iraniana. Non è escluso però che il governo la prolunghi fino alle due (intorno alle 23.30 italiane) per consentire agli elettori indecisi di votare. I risultati sono attesi per domani a metà giornata.