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(afp)

Francia oggi al voto per le regionali, ma è un test per le presidenziali

I lepenisti sognano di conquistare finalmente il governo di una delle macro-regioni. Il partito del presidente Macron alla sua prima elezione di questo tipo mette alla prova il suo tentativo di radicarsi localmente. I Républicains considerano la consultazione una sorta di selezione delle personalità che possano sognare la ribalta nazionale. Infine la sinistra cerca una formula unitaria per superare l'attuale debolezza
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PARIGI. Si scrive regionali, si legge: test per le presidenziali. I francesi sono chiamati alle urne per decidere il governo delle dodici macro-regioni della Francia continentale (più la Corsica che ha uno statuto a parte). Uno scrutinio maggioritario a doppio turno con soglia di sbarramento al 10%: è quindi possibile che domenica prossima non ci siano solo ballottaggi ma anche triangolari e quadrangolari. Il voto, su cui pesa l'incognita dell'affluenza, darà anche il tono alla prossima campagna presidenziale. Non meno di una dozzina di ministri sono coinvolti nella campagna elettorale, di cui cinque in Ile-de-France, la regione di Parigi e cinque a nord, in Hauts-de-France.

PARIGI. Si scrive regionali, si legge: test per le presidenziali. I francesi sono chiamati alle urne per decidere il governo delle dodici macro-regioni della Francia continentale (più la Corsica che ha uno statuto a parte). Uno scrutinio maggioritario a doppio turno con soglia di sbarramento al 10%: è quindi possibile che domenica prossima non ci siano solo ballottaggi ma anche triangolari e quadrangolari. Il voto, su cui pesa l'incognita dell'affluenza, darà anche il tono alla prossima campagna presidenziale. Non meno di una dozzina di ministri sono coinvolti nella campagna elettorale, di cui cinque in Ile-de-France, la regione di Parigi e cinque a nord, in Hauts-de-France.

I macronisti con poche speranze

 

La République En Marche (Lrem) parte da zero. Il partito di Macron fondato nel 2016 non ha ancora mai partecipato a un'elezione regionale (l’ultima risale al 2015). Lrem ha presentato candidati in tutte le regioni, tranne in Provenza-Alpi-Costa Azzurra (Paca) dove i macronisti hanno deciso di sostenere il candidato dei Républicains. Vincere una sola regione sarebbe già un'impresa per un movimento che non è ancora riuscito a radicarsi al livello locale come si è visto alle comunali dell'anno scorso. Le speranze dei macronisti sono concentrate nella regione del Pays de la Loire, dove corre l'ex presidente dell'Assemblea Nazionale, François de Rugy, che però si trova di fronte un macronista dissidente, Mathieu Orphelin. La maggioranza ha qualche chances anche in Nuova Aquitania, dove a guidare la lista c'è la ministra del partito alleato MoDem, Geneviève Darrieussecq. E forse anche in Bretagna, l'ex roccaforte dell'attuale ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian.

 

Le Pen sogna l'exploit

 

Anche il Rassemblement National parte da zero. Ma in questo caso è una storia più lunga visto che va avanti dalla fondazione del Front Nationel nel 1972. Le Pen, padre e figlia, non hanno mai governato una regione. Nel 2015 Marine Le Pen ci era andata vicino a nord, in Hauts-de-France e anche la nipote Marion Maréchal a sud, ma erano state fermate dal “fronte repubblicano”, gli accordi di desistenza tra gli altri partiti, in particolare a sinistra. Questa volta il Rassemblement National potrebbe arrivare in testa al primo turno in sei regioni su dodici. E secondo i sondaggi potrebbe vincere in Paca (Provence-Alpes-Cote d’Azur) la regione che va da Marsiglia a Nizza con 5 milioni di abitanti e un bilancio annuale pari a 2,3 miliardi di euro. Ma non sono escluse sorprese in Bourgogne-Franche-Comté, in Hauts-de-France e nella regione Grand-Est. 

 

Le “primarie” della destra

 

I Républicains governano attualmente sette delle dodici regioni. L'obiettivo è perderne il meno possibile. Ma sarà importante vedere chi sarà confermato e come. Le regionali serviranno come primarie tra alcuni personaggi forti della destra come Xavier Bertrand (governatore Hauts-de-France), Valérie Pecresse (Ile-de-France), Laurent Wauquiez (Auvergne-Rhône-Alpes). L'eventuale sconfitta metterebbe una pietra tombale su eventuali ambizioni nazionali. E negli equilibri interni ai Républicains molti guarderanno anche chi vincerà con un vantaggio largo o risicato e grazie alla desistenza di altri partiti. Sia Bertrand che Pécresse hanno rifiutato in anticipo qualsiasi alleanza al secondo turno con i macronisti. Non è impossibile che ci siano cambiamente tra i due turni. 


La sinistra in cerca di unità

 

Il partito socialista è attualmente al governo in cinque regioni ma è molto indebolito sul piano nazionale e vuole creare una coalizione in vista delle presidenziali. Il test delle regionali non è stato positivo per ora. La sinistra è divisa ovunque al primo turno, tranne che nell'Hauts-de-France dove c'è una lista unica che va dai socialisti, ai Verdi agli Insoumis di Mélenchon. Nei prossimi giorni ci saranno trattative per vedere quale delle varie forze di sinistra può spuntarla al secondo turno. Unire le forze sarebbe l'unico modo per provare a mantenere la sinistra alla guida di regioni come Bourgogne-France-Comté, Occitania e Bretagna.