La guerra di Pechino alle criptovalute: "Sconvolgono l'ordine e facilitano il riciclaggio"
La prima a rendere la vita difficile alle miniere di bitcoin è stata la Mongolia Interna, a marzo. Ma nelle ultime due settimane, altre quattro regioni hanno annunciato un giro di vite sull'estrazione di criptovalute: prima il Qinghai e lo Xinjiang, dove si estrae un terzo delle monete virtuali. Poi lo Yunnan, dove le autorità locali, lo scorso 13 giugno, avevano fatto sapere che avrebbero tagliato la fornitura di energia elettrica a chiunque fosse stato scoperto ad utilizzarla per estrarre il nuovo oro digitale.
Venerdì scorso è toccato al Sichuan, nel sud-ovest della Cina, dove il governo locale ha dato una settimana di tempo alle miniere per cessare le loro operazioni. Infine, ieri, la stoccata definitiva di Pechino con la Banca centrale che ha ordinato a molte delle sue più grandi banche statali e ad Alipay di Jack Ma di "indagare e identificare" i conti bancari che facilitano il commercio di criptovalute e bloccare tutte le transa…
La prima a rendere la vita difficile alle miniere di bitcoin è stata la Mongolia Interna, a marzo. Ma nelle ultime due settimane, altre quattro regioni hanno annunciato un giro di vite sull'estrazione di criptovalute: prima il Qinghai e lo Xinjiang, dove si estrae un terzo delle monete virtuali. Poi lo Yunnan, dove le autorità locali, lo scorso 13 giugno, avevano fatto sapere che avrebbero tagliato la fornitura di energia elettrica a chiunque fosse stato scoperto ad utilizzarla per estrarre il nuovo oro digitale.
Venerdì scorso è toccato al Sichuan, nel sud-ovest della Cina, dove il governo locale ha dato una settimana di tempo alle miniere per cessare le loro operazioni. Infine, ieri, la stoccata definitiva di Pechino con la Banca centrale che ha ordinato a molte delle sue più grandi banche statali e ad Alipay di Jack Ma di "indagare e identificare" i conti bancari che facilitano il commercio di criptovalute e bloccare tutte le transazioni.
La Cina è il primo mercato al mondo di bitcoin, la moneta virtuale lanciata nel 2009. Nelle miniere sperdute nelle campagne del Paese, dove per arrivarci servono ore e ore di autobus dal centro abitato più vicino, migliaia di macchine “estraggono” criptovalute ventiquattr’ore su ventiquattro, con i ventilatori che girano senza mai fermarsi per evitare che si surriscaldino. E’ quello che in gergo tecnico si chiama “mining”, cioè quel processo che fa compiere a computer iper-specializzati calcoli matematici complessissimi per verificare e registrare le transazioni delle criptovalute. Computer enormi che per funzionare richiedono grandissime quantità di energia, arrivando a succhiare duemila kwh al mese: più o meno quanto consuma una famiglia media cinese in sei mesi. Qui si produce quella ricchezza virtuale (la Cina da sola rappresenta il 65% della produzione globale) che fa gola a molti in tutto il mondo. Ma che ora Pechino vuole fermare.
"Il commercio di criptovalute sconvolge il normale ordine economico e finanziario e può facilitare il riciclaggio di denaro e altri reati”, si legge nel comunicato diramato ieri dalla Banca centrale. Dopo l’annuncio il prezzo dei bitcoin è crollato di oltre il 10%, ma si è subito ristabilizzato questa mattina sui mercati asiatici.
La decisione della Banca centrale non sorprende, visto che già alcune settimane fa era stato lo stesso vicepremier, Liu He, stretto consigliere economico del presidente Xi Jinping, ad annunciare il giro di vite sulle criptovalute. Certo, le frodi finanziarie sono una paura fondata. Così come è vero che la mossa viene incontro a quel traguardo della neutralità carbonica annunciato dal Dragone e da raggiungere entro il 2060, visto che il processo di estrazione dei bitcoin è molto dispendioso dal punto di vista energetico.
In realtà, vietare l’estrazione e lo scambio di criptovalute sembra essere la mossa di Pechino per continuare a spingere sul proprio progetto dello yuan digitale, la moneta elettronica garantita e controllata dallo Stato che la Cina sta iniziando a testare, con l’obiettivo di farne la prima valuta digitale sovrana scambiata a livello internazionale. Il mese scorso le prove si sono estese ai sobborghi rurali nel nord-est del Paese e all'inizio di questo mese pure Hong Kong ha annunciato che avrebbe testato la nuova moneta collegando lo yuan digitale cinese con la sua rete di pagamenti domestica.