Cina, il ministro Wang Yi telefona a Di Maio: "Costruiamo insieme la nuova Via della Seta"
“Costruiamo insieme la Via della Seta”. È questo il senso del messaggio recapitato ieri da Wang Yi a Luigi Di Maio nel corso della telefonata tra i due ministri degli Esteri di Cina e Italia. Pechino è disposta a lavorare con Roma “per intensificare la comunicazione strategica, consolidare la fiducia reciproca”, secondo le parole di Wang riportate dai media di Stato del Dragone. E, insieme, rafforzare la cooperazione in settori strategici come l’innovazione scientifica e tecnologica, l’aerospazio, l’energia pulita e l’economia digitale. Insomma, più scambi di alto livello e una promozione congiunta della Belt and Road Initiative.
Nel colloquio telefonico si è parlato anche dei rapporti tra la Cina e l'Ue. Pechino auspica che l'Europa "aderisca all'autonomia strategica, pratichi un vero multilateralismo e promuova la stabilità e lo sviluppo a lungo termine" delle relazioni co…
“Costruiamo insieme la Via della Seta”. È questo il senso del messaggio recapitato ieri da Wang Yi a Luigi Di Maio nel corso della telefonata tra i due ministri degli Esteri di Cina e Italia. Pechino è disposta a lavorare con Roma “per intensificare la comunicazione strategica, consolidare la fiducia reciproca”, secondo le parole di Wang riportate dai media di Stato del Dragone. E, insieme, rafforzare la cooperazione in settori strategici come l’innovazione scientifica e tecnologica, l’aerospazio, l’energia pulita e l’economia digitale. Insomma, più scambi di alto livello e una promozione congiunta della Belt and Road Initiative.
Nel colloquio telefonico si è parlato anche dei rapporti tra la Cina e l'Ue. Pechino auspica che l'Europa "aderisca all'autonomia strategica, pratichi un vero multilateralismo e promuova la stabilità e lo sviluppo a lungo termine" delle relazioni con la Cina. "Di fronte a sfide globali senza precedenti tutti i paesi dovrebbero insistere sulla cooperazione invece di incitare alle divisioni, rispettarsi l'un l'altro invece di lanciare attacchi politici e assumersi le dovute responsabilità invece di sottrarsi a loro o spostare le colpe", ha concluso il ministro cinese.
Ma l’Italia vuole davvero ancora far parte del grande progetto di investimenti e cooperazione economica lanciato a livello globale dal presidente Xi Jinping nel 2013? Durante il G7 conclusosi la settimana scorsa in Cornovaglia, e poi al summit della Nato a Bruxelles, il premier Draghi ha ribadito agli altri Grandi il solido euroatlantismo dell’Italia proprio per far fronte alle sfide che la Cina rappresenta per l’economia globale. Annunciando pure una revisione del Memorandum d’intesa che il nostro Paese firmò - primo tra tutti i Sette Grandi della Terra - il 23 marzo 2019 a Roma durante la prima visita ufficiale di Xi. Diciannove accordi istituzionali (fisco, salute, innovazione, agroalimentare) e dieci commerciali (porti, energia, promozione del Made in Italy) firmati dall’allora vicepremier Di Maio nel primo governo Conte giallo-verde che irritarono e preoccuparono non poco gli altri partner europei e gli Stati Uniti.
Dire addio al progetto, però, non sembra così imminente. Secondo un documento riservato ottenuto da formiche.net, al ministero degli Esteri - guidato dal nuovo segretario generale Ettore Sequi, che fu capo di gabinetto di Di Maio ed ex ambasciatore a Pechino - si sta ultimando in questi giorni, infatti, un “Piano di azione triennale per il rafforzamento della collaborazione”. Un documento non ancora arrivato a Palazzo Chigi, secondo quanto scrive Formiche, al quale la Farnesina sta lavorando in vista dell’incontro tra il premier Mario Draghi e il suo omologo cinese Li Keqiang che si dovrebbe tenere prima del G20.
“Le parti sono disponibili a promuovere l’attuazione del memorandum d’intesa sulla collaborazione nell’ambito della Via della Seta economica e dell’iniziativa per una via della seta marittima del 21° secolo e a rafforzare il collegamento dell’iniziativa cinese ‘Belt and Road’ con la strategia di connettività eurasiatica dell’Ue”, si legge nel documento. E ancora si sottolinea la “priorità alla cooperazione nei seguenti settori: economia, commercio ed investimenti, finanza, connettività e cooperazione nei mercati terzi, ambiente e sviluppo sostenibile, salute e medicina, scienza e tecnologia, aerospazio, scambi culturali e sport”.
Il documento, editato in alcune parti dalla Farnesina - scrive Formiche - sembra suggerire dunque al presidente del Consiglio di continuare a percorrere la strada della Via della Seta cinese. Una strada che il premier, invece, sembra non aver voglia di intraprendere.