Morte Attanasio, i ribelli hutu sotto accusa: "Italia Paese amico, non l'avremmo mai colpita"
di Raffaella Scuderi , di Raffaella ScuderiSETTE arresti, un indagato e i presunti colpevoli: le milizie hutu ruandesi. Questo è quello che sappiamo dell'assassinio di Luca Attanasio a 4 mesi dalla strage di Kibumba, l'imboscata al convoglio del Pam (Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite), in cui hanno perso la vita il nostro ambasciatore, la sua guardia del corpo, Vittorio Iacovacci e l'autista congolese Mustapha Milambo.
Gli arrestati sono stati tutti rilasciati. Tra di loro c'era anche il motociclista che ha portato il corpo esanime di Milambo all'ospedale di Goma. L'indagato dalla Procura di Roma è un funzionario del Pam, Mansour Rwagaza, responsabile della sicurezza del convoglio che rispondeva a Rocco Leone, numero due del Wfp (World Food Programme) in Congo. Entrambi a bordo del convoglio nella seconda macchina, quella dei sopravvissuti. Rwagaza, secondo gli inquirenti, avrebbe omesso la presenza dell'ambasciatore, non consentendo l'organizzazione della scorta a…
SETTE arresti, un indagato e i presunti colpevoli: le milizie hutu ruandesi. Questo è quello che sappiamo dell'assassinio di Luca Attanasio a 4 mesi dalla strage di Kibumba, l'imboscata al convoglio del Pam (Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite), in cui hanno perso la vita il nostro ambasciatore, la sua guardia del corpo, Vittorio Iacovacci e l'autista congolese Mustapha Milambo.
Gli arrestati sono stati tutti rilasciati. Tra di loro c'era anche il motociclista che ha portato il corpo esanime di Milambo all'ospedale di Goma. L'indagato dalla Procura di Roma è un funzionario del Pam, Mansour Rwagaza, responsabile della sicurezza del convoglio che rispondeva a Rocco Leone, numero due del Wfp (World Food Programme) in Congo. Entrambi a bordo del convoglio nella seconda macchina, quella dei sopravvissuti. Rwagaza, secondo gli inquirenti, avrebbe omesso la presenza dell'ambasciatore, non consentendo l'organizzazione della scorta armata in una strada che la Procura considera molto a rischio.
I colpevoli, secondo il governo della Repubblica Democratica del Congo (Rdc), sarebbero le forze democratiche di liberazione del Ruanda, Fdlr, ovvero i ribelli hutu, dichiarata organizzazione terroristica formata dagli eredi genocidari del massacro del 1994.
La certezza Kinshasa ce l'aveva già dopo un'ora dall'imboscata. Sicuro della responsabilità hutu anche il governatore del nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita. I miliziani, protagonisti di molti episodi di violenza, tra cui un attacco al parco nazionale del Virunga dove sono morte 17 persone, di cui 12 ranger, sono padroni di molti giacimenti minerari nel Nord Kivu e fautori dell'Hutu Power. Hanno subito smentito il loro coinvolgimento in un comunicato ufficiale. "Come potete pensare che sputeremmo sulle nostre buone relazioni con il vostro Paese?" dice a Repubblica il portavoce dell'ala armata delle milizie, il colonnello Niyiturinda Placide, accompagnato dall'ufficiale Mbabazi Pascal.
Li abbiamo raggiunti, dopo due ore di scarpinata, in un luogo segreto da loro definito sicuro, sulle colline ai piedi del parco nazionale del Virunga, dove hanno stabilito il loro quartiere generale, a pochi chilometri dalle miniere che controllano. "L'Italia è un Paese amico. In passato abbiamo costruito un corridoio umanitario con chi di voi ha tentato di aiutare gli sfollati ruandesi. Progetto sabotato da Kigali".
È opinione comune del governo congolese e della società civile locale, ma anche di analisti, che tutto quello che succede nel Kivu è sempre riconducibile alle Fdlr. Secondo il Kivu Security Tracker, le Forze democratiche alleate (Adf), le Fdlr, l'Alleanza dei patrioti per un Congo Libero e Sovrano (Apcls) e il Nduma defense of Congo-Rénové (Ndc-R) sono responsabili per oltre un terzo degli incidenti nel Paese. Ma in questo caso loro non c'entrano, sostengono.
"Noi il 22 febbraio non sapevamo nulla della visita di Attanasio nell'Est. Come avremmo potuto attaccarlo? Non saremmo neanche stati pronti". Ma l'accusa non dice che sapessero della presenza dell'ambasciatore italiano: sostiene aspettassero un bianco per rapirlo, e la tragedia sia solo conseguenza del conflitto a fuoco. Un'ora dopo la strage, comunque, il governo congolese ha accusato dell'assalto gli hutu ribelli. "Abbiamo smentito subito. E abbiamo anche cercato di capire chi erano i responsabili attraverso le nostre fonti". Secondo la ricostruzione dell'imboscata gli assalitori erano sette. Non la pensa così Niyiturinda: "Erano dieci, organizzati in tre commandi. E aspettavano il passaggio del convoglio già da due giorni, a qualche chilometro dal confine col Ruanda."
Sia Niyiturinda che una fonte della società civile sentita sul posto, non si capacitano dell'inerzia dell'esercito congolese: "È completamente inspiegabile che i primi colpi, avvertibili da 50 metri, quindi dalla postazione dell'esercito congolese, non abbiano fatto intervenire subito i militari". In quei giorni a comandare il reggimento di stanza in quella area, era il colonnello Museveni. Tutti puntano il dito contro di lui, "complice dell'ufficiale Pam indagato in Italia e del governo ruandese. Alcuni uomini dell'ufficiale - continua il portavoce Fdlr - hanno ammesso di aver partecipato all'attacco. Come vi spiegate che i passeggeri della seconda auto (i funzionari del Pam, ndr), siano stati subito messi tutti in salvo?"
Nei giorni successivi all'attacco, sui social congolesi girava un video del maggior generale Muganga, comandante della divisione occidentale dell'esercito ruandese Rdf, che "ridicolizzava la sicurezza nel Kivu, facendo riferimento a quanto successo al convoglio, e ne rideva allegramente con i suoi interlocutori", aggiunge Niyiturinda, a voler corroborare la sua tesi del coinvolgimento di Kigali.
Il colonnello delle Fdlr non ha dubbi: chi ha pianificato l'assassinio di Attanasio aveva la sua agenda in mano e conosceva l'itinerario. "Qualcuno lo ha tradito. E questo qualcuno fa parte delle alte sfere".
Qualche giorno prima di quel 22 febbraio, una delegazione di diplomatici, tra cui l'ambasciatore Ue Jean-Marc Chataigner, ha attraversato la stessa strada di Attanasio, la Route Nationale 2, protetto da militari e onuesi. Ed è arrivata a destinazione.
Persino i carichi di birra che percorrono la Rn2 da Goma a Rutshuru vengono scortati dall'esercito. Non Luca Attanasio e il suo team. I loro giubbotti antiproiettili sono rimasti nel bagagliaio. E della scorta, neanche l'ombra. "Mi fido ciecamente di Pam", disse la sera prima di morire in un noto ristorante di Goma, in risposta all'amico vulcanologo Dario Tedesco che gli chiedeva: "Luca ma dove vai in giro su quella strada senza blindati?"
(Ha collaborato Baraka Munyampfura)