✕

La legge anti-Lgbt ungherese e i rapporti con Putin sul tavolo del Consiglio Ue

Una protesta per i diritti Lgbt a Budapest (reuters)
Migranti e emergenza Covid dovevano essere i due temi portanti dell'incontro di oggi tra i leader europei, ma altri due dossier irrompono: scontro sulla reazione all'ultima legge approvata da Budapest e sull'apertura alla Russia voluta da Germania e Francia
2 minuti di lettura

L’Europa dell’est irrompe nel Consiglio europeo di oggi pomeriggio. L’ordine del giorno, in larga parte centrato sull’emergenza migranti e su quella del Covid, sarà con ogni probabilità stravolto da altre due urgenze che stanno assumendo di ora in ora un rilievo politico crescente. Ossia il caso Ungheria e i rapporti con la Russia di Putin.


L’approvazione a Budapest di una scandalosa legge contro la comunità Lgbt – la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, l’ha definita una “vergogna” – sta diventando oggetto di un vero e proprio scontro dentro le Istituzioni di Bruxelles. Una lettera di sostanziale censura è stata già firmata da 17 paesi, tra cui l’Italia. Ma nel corso del Consiglio europeo la questione dovrebbe essere esplicitamente sollevata dal premier olandese Rutte. E la discussione può arrivare addirittura a mettere in discussione tutti i finanziame…

L’Europa dell’est irrompe nel Consiglio europeo di oggi pomeriggio. L’ordine del giorno, in larga parte centrato sull’emergenza migranti e su quella del Covid, sarà con ogni probabilità stravolto da altre due urgenze che stanno assumendo di ora in ora un rilievo politico crescente. Ossia il caso Ungheria e i rapporti con la Russia di Putin.


L’approvazione a Budapest di una scandalosa legge contro la comunità Lgbt – la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, l’ha definita una “vergogna” – sta diventando oggetto di un vero e proprio scontro dentro le Istituzioni di Bruxelles. Una lettera di sostanziale censura è stata già firmata da 17 paesi, tra cui l’Italia. Ma nel corso del Consiglio europeo la questione dovrebbe essere esplicitamente sollevata dal premier olandese Rutte. E la discussione può arrivare addirittura a mettere in discussione tutti i finanziamenti che l’Unione concede all’Ungheria, compresi quelli del Recovery Fund. Ieri, infatti, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha inviato la richiesta ufficiale alla Commissione di attivare la normativa sullo Stato di diritto. Ossia la legge che prevede il rispetto di alcune norme fondamentali e condivise che richiamano i principi della democrazia occidentale. La Commissione deve rispondere al Parlamento entro luglio. E se venisse applicato il meccanismo, appunto, sullo Stato di diritto la prima conseguenza sarebbe la “sospensione” di tutti i fondi. Questione potenzialmente dirompente e che i capi di Stato e di Governo dell’Unione, compreso lo stesso ungherese Orban, dovranno trattare in questi due giorni. 


Il secondo punto che stravolgerà l’iniziale menù di Justus Lipsius (il Palazzo che ospita il Consiglio) sarà la Russia. La Germania e la Francia, infatti, stanno invitando l’Ue ad avere rapporti indipendenti con Mosca e reclamano un vertice di tutti i 27 con Vladimir Putin. Una linea che corregge sensibilmente l’esito dei vertici due settimane fa: il G7 in Cornovaglia, il summit della Nato e quello tra l’Europa e gli Usa di Joe Biden. Un cambio che inevitabilmente esporrà il Consiglio ad una tensione. Perché non tutti – forse anche l’Italia – potrebbero condividere l’iniziativa franco-tedesca. Anche perché il tono del documento finale del Consiglio – almeno nella bozza non definitiva – è tutt’altro. Tanto da prevedere anche altre sanzioni. 

Poi, come previsto, il tema migranti. Su cui il governo italiano si è speso in modo particolare. La dichiarazione finale è ancora in via negoziazione su quel punto. Per Roma è possibile compiere uno sforzo in più sugli impegni che l’Europa può assumere per affrontare l’emergenza. L’accordo con la Turchia ad esempio appare in una situazione molto più avanzata, anche grazie al pressing inesauribile di Berlino, rispetto a quella libica da cui dipende larga parte dei flussi migratori verso l’Italia. Al momento si rinvia all’autunno la possibilità che l’Ue chiuda degli accordi con i paesi di partenza: dalla Libia alla Tunisia. Ma appunto, in autunno. Non a caso Il governo Draghi sta trattando parallelamente un’intesa con Merkel e Macron per avviare una cooperazione nella redistribuzione dei migranti, magari insieme ad un accordo che chiuda la querelle sui cosiddeti “dublinanti”, gli extracomunitari che hanno chiesto asilo in Italia e poi si sono trasferiti altrove.