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(afp)

Addio a Benigno Aquino: l'ultimo della "dinasty" delle Filippine

Il bisnonno firmatario della Costituzione, il padre fatto uccidere dal dittatore Marcos, la mamma capo dello Stato onorata da folle oceaniche al funerale. Lui fece scalpore emettendo come primo provvedimento da presidente il divieto di "wang wang", le sirene a tutto volume simbolo del potere delle auto blu e dei privilegi dei potenti. Fece volare l'economia e si oppose a Pechino. Perse la sfida con Duterte, il suo successore protagonista di una sanguinosa battaglia contro la droga e la "decadente Manila"
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BANGKOK. L’ultimo degli Aquino ha lasciato il mondo quasi in punta di piedi come s’addice alla sua personalità schiva e melanconica. 61 anni, scapolo impenitente, Benigno III da mesi era sottoposto a dialisi ma i problemi di cuore e una delicata operazione lo avevano lasciato debilitato ed è morto in un ospedale di Manila, capitale delle sue Filippine. Ex presidente tra il 2010 e il 2016 del grande arcipelago cattolico del sudest col soprannome di NoyNoy, fu un discreto amministratore e migliorò decisamente i tassi di crescita dell’economia anche se fin dall’inizio è stato alle prese con alcune tra le più gravi catastrofi naturali della storia moderna come il ciclone Haiyan e un’opposizione che ha tentato perfino di farlo passare per malato di mente.

Benigno era quasi sparito dalla circolazione fin dal giorno delle consegne formali al suo successore, il cosiddetto “giustiziere” Rodrigo Duterte decisamen…

BANGKOK. L’ultimo degli Aquino ha lasciato il mondo quasi in punta di piedi come s’addice alla sua personalità schiva e melanconica. 61 anni, scapolo impenitente, Benigno III da mesi era sottoposto a dialisi ma i problemi di cuore e una delicata operazione lo avevano lasciato debilitato ed è morto in un ospedale di Manila, capitale delle sue Filippine. Ex presidente tra il 2010 e il 2016 del grande arcipelago cattolico del sudest col soprannome di NoyNoy, fu un discreto amministratore e migliorò decisamente i tassi di crescita dell’economia anche se fin dall’inizio è stato alle prese con alcune tra le più gravi catastrofi naturali della storia moderna come il ciclone Haiyan e un’opposizione che ha tentato perfino di farlo passare per malato di mente.

Benigno era quasi sparito dalla circolazione fin dal giorno delle consegne formali al suo successore, il cosiddetto “giustiziere” Rodrigo Duterte decisamente di personalità opposta e ancora in carica. NoyNoy, medio di cinque fratelli, nacque da Corazon, figlia di agiati affaristi e da Benigno II, il più popolare tra i martiri per la democrazia nel suo paese. Ma la lista degli antenati include altri due attivisti e politici: il bisnonno Servillano Aquino partecipò allo storico Congresso Rivoluzionario di Malolos che a fine ‘800 scrisse la nuova Costituzione per l’indipendenza dalla Spagna. Quanto al nonno paterno Benigno Aquino I, è stato presidente del Parlamento dal 1943 al 1944 dove era deputato anche quello materno, Jose Cojuangco.


Difficile dire se fu il pedigree familiare, o la morte di suo padre a segnare la vita e la carriera politica di Benigno III dopo diversi anni da businessman. Il futuro presidente delle Filippine aveva 23 anni ed era ancora studente quando Benigno II fu assassinato a Manila di ritorno dall’America dove tutta la famiglia visse in un semi-esilio autorizzato da Marcos per ragioni di salute. Oltreoceano suo padre aveva condotto una efficace campagna mondiale contro il dittatore e tornò in patria nell’83 contando sulla sua popolarità dentro e fuori il paese come deterrente per una vendetta, deciso a restaurare la democrazia. Invece Marcos non gli fece nemmeno raggiungere la hall dell’aeroporto, anche se ha sempre negato un suo coinvolgimento personale. C’erano 1000 poliziotti spediti a proteggerlo, ma i killer agirono indisturbati.

 
Nonostante le proteste del mondo e quelle nel paese represse con la forza, il dittatore restò in carica altri tre anni prima di restare travolto dalla ormai celebre “Rivoluzione del popolo” che portò al potere Corazon, vedova del Benigno martire e madre del futuro presidente che non lascia eredi. Alle prese con i vecchi meccanismi della corruzione nei 21 anni dell’era Marcos, mamma Corazon non ebbe vita facile. Nemmeno un anno e mezzo dopo la sua nomina, durante un fallito tentativo di colpo di Stato guidato da un certo Gregorio Honasan, Benigno venne gravemente ferito al collo da 5 proiettili i cui frammenti ha tenuto conficcati nel corpo fino alla morte. Tre guardie della sicurezza persero la vita per proteggerlo.


Seguirono altri tentativi meno cruenti e forse proprio per tenersi fuori dai rischi della politica, una laurea in economia conseguita con un’insegnante di nome Gloria Arroyo divenuta anche lei poi presidente delle Filippine e da lui fatta arrestare per corruzione, Benigno si dedicò agli affari come i parenti di mamma Corazon e lavorò per una società legata alla Nike e una compagnia di assicurazioni. Per gran parte degli anni ’90 ha poi diretto una grande raffineria di zucchero del nonno Josè finché nel ’98, in occasione del centenario dell’indipendenza, qualcosa scattò nel pronipote di un uomo che quell’evento aveva contribuito a realizzarlo, figlio di un martire e di una ex presidente ancora attiva dietro le quinte. Quell’anno si fece eleggere in Parlamento nella circoscrizione familiare di Tarlac e presto cominciò l’ascesa. 

Nel 2004, al secondo mandato vinto, sferrò il primo attacco contro la sua ex professoressa di economia Arroyo divenuta presidente e lasciò l’incarico di portavoce dell’Assemblea per fondare il Partito liberale. Condusse da leader dell’opposizione una campagna contro i tentativi della rivale di modificare la Costituzione e la attaccò denunciando vasti brogli elettorali noti nel paese come lo scandalo del “Gloriagate”. Per due volte venne rieletto finché terminati i mandati concessi nel 2007 dovette optare per il Senato. 

Quell’anno conquistò le simpatie popolari perdonando l’uomo che attentò alla sua vita dieci anni prima, un certo Honasan, nel frattempo divenuto come lui senatore. Celebre la sua motivazione: “Il principio di mio padre era: 'Rispetta i diritti anche dei tuoi nemici’. Questo è ciò che si intende per democrazia. La vera riconciliazione è la democrazia in azione”.

A influenzare la sua scelta di sfidare direttamente Arroyo per la presidenza fu a detta di tutti l’impatto emotivo del funerale di sua madre nel 2009, quando folle sterminate scesero nelle strade a renderle omaggio e Benigno III, sollecitato da più fronti, sostenuto dalla chiesa cattolica e dalla stessa potente lobby protestante, capì che non c’era verso di scampare al destino degli Aquino. La sorella minore, la celebre conduttrice tv Kris, contribuì notoriamente ad accrescere la sua popolarità e la stessa Corazon non aveva mai mancato fino all’ultimo di preparare al figlio il terreno per la sua discesa in campo.

Nella campagna per il voto del 2010 gli oppositori cercarono di eliminarlo dalla gara bombardando Internet di rapporti psichiatrici falsi secondo i quali soffriva di depressione e malinconia, sulla base del suo profilo universitario scritto da un gesuita che poi negò di esserne l’autore. Ma NoyNoy ce la fece lo stesso con largo margine, forte delle sue stesse campagne anticorruzione anti-Arroyo, e lasciò molti allibiti varando come primo provvedimento del suo governo il divieto del "wang-wang", un termine che nel gergo di strada indica il suono delle sirene a tutto volume, in particolare sulle auto blù, simbolo di privilegi che l’erede degli Aquino voleva abolire.

Negli anni che lo videro portare con successo l’economia a una crescita annua del 6 per cento di media, la più alta dagli anni '70, non mancarono però scandali attribuiti ai membri del governo e la sua stessa immagine ne venne offuscata. Ma tra i provvedimenti che gli valsero encomi e sostegno popolare ci fu la sua richiesta di arbitrato al tribunale dell'Aia per costringere Pechino a negoziare una soluzione pacifica della disputa territoriale del Mar Cinese Meridionale. Nel 2016 ottenne una vittoria storica quando la Corte sentenziò che la Cina non aveva alcun diritto sulle isole dell’arcipelago contese, anche se Pechino non riconobbe mai il verdetto.

Il suo successore Duterte, che per coincidenza fu ugualmente attaccato con delle perizie psichiatriche, stavolta vere, seguite alle denunce della prima moglie nella causa di divorzio, puntò per sconfiggere Benigno sugli scandali del suo governo e sulla fine della egemonia della “decadente Manila”, ma soprattutto sulla sua promessa campagna antidroga già portata avanti a colpi di omicidi extragiudiziari come sindaco di Davao. Delle migliaia di vittime in tutto il paese dal giorno della sua elezione sono piene le cronache, e presto Duterte abbandonò la coraggiosa linea anti-cinese di Benigno III adottando una politica più “realista” che relegò il problema delle acque contese a fattore del tutto secondario.

Della vita privata di NoyNoy restano solo gli echi di qualche avventura, vera o inventata, con star del cinema, giornaliste, manager e un'ex Miss Universo. Fumatore accanito, famoso per le sue camicie e pantaloni larghi, amava le auto di lusso e appena eletto presidente si comprò una Porsche. Quando la sua carriera politica è finita anche la salute ha però preso a declinare e i suoi interventi pubblici sono diventati sempre più rari, in un paese letteralmente travolto dal presenzialismo di Duterte. L’ex sindaco di Davao passerà alla storia come il terminatore della dinastia degli Aquino, ma bisognerà ora vedere se riuscirà a instaurare la sua. Contro i piani di farsi sostituire dalla figlia sta lavorando un altro sfidante della sua tempra, il campione di pugilato e senatore Manny Pacquiao.

Tra i ricordi positivi di amici e nemici come i figli dell’ex dittatore Marcos, spicca l’epitaffio dell’attuale presidente del Senato: “Preferiva il lavoro silenzioso e solido allo sfarzo”.