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Il no al vertice con Mosca voluto dai due leader "in scadenza" indica i nuovi equilibri dell'Europa

Angela Merkel ed Emmanuel Macron (afp)
Al di là delle posizioni storiche dei paesi riguardo ai rapporti con Mosca, al Consiglio si è delineata una situazione fluida a causa della conclusione del mandato della cancelliera tedesca Merkel e dell'appuntamento elettorale che incombe sul presidente francese Macron. Tra i possibili nuovi big, Mario Draghi
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Non è certo la prima volta. Ma non capita nemmeno tanto spesso che l’asse franco-tedesco subisca in Europa una sconfitta. Ieri notte, però, è capitato. La richiesta di Angela Merkel e Emmanuel Macron di convocare un vertice tra l’Unione e la Russia è stata respinta. La posizione di netto rifiuto opposta dai paesi baltici, ex repubbliche sovietiche, dalla Polonia, dalla Svezia e anche dall’Olanda ha sostanzialmente bloccato l’operazione di Francia e Germania. L’Italia non si è messa di trasverso, ma certo non ha nemmeno aderito in maniera entusiastica. Dopo una lunga e agguerrita discussione, il risultato finale non è cambiato. Tanto che la Cancelliera ha dovuto ammettere che “non ci sono le condizioni” per un incontro con il presidente russo e che si sarebbe aspettata “passi più coraggiosi”. 

Non è certo la prima volta. Ma non capita nemmeno tanto spesso che l’asse franco-tedesco subisca in Europa una sconfitta. Ieri notte, però, è capitato. La richiesta di Angela Merkel e Emmanuel Macron di convocare un vertice tra l’Unione e la Russia è stata respinta. La posizione di netto rifiuto opposta dai paesi baltici, ex repubbliche sovietiche, dalla Polonia, dalla Svezia e anche dall’Olanda ha sostanzialmente bloccato l’operazione di Francia e Germania. L’Italia non si è messa di trasverso, ma certo non ha nemmeno aderito in maniera entusiastica. Dopo una lunga e agguerrita discussione, il risultato finale non è cambiato. Tanto che la Cancelliera ha dovuto ammettere che “non ci sono le condizioni” per un incontro con il presidente russo e che si sarebbe aspettata “passi più coraggiosi”. 

Ma l’esito di questo Consiglio europeo, pur non essendo una assoluta novità, consegna un quadro nuovo dei 27. Un contesto con delle pesanti incertezze e con delle evidenti volatilità. Perché il no al summit Ue-Russia – al di là delle posizioni storiche alcuni Stati membri – rende palese la fase di transizione che l’Unione ha iniziato ad affrontare. Il ciclo della Merkel è avviato verso la sua conclusione. In Germania si vota tra due mesi. E la Cancelleria dopo sedici anni cambierà. Questo sta producendo effetti anche a Bruxelles. Per la Cancelliera questo che si sta chiudendo è stato l’ultimo Consiglio europeo nel pieno delle sue funzioni. E come sempre accade in politica il “sangue delle elezioni” viene avvertito dagli interlocutori, sia dagli avversari che dagli alleati. L’atteggiamento e la postura dialettica cambia inevitabilmente. La debolezza, anche presunta, emerge con una veste fino a poco tempo fa invisibile. Si tratta di un fattore che ha pesato in questi due giorni e in relazione ad una proposta che pur rispondendo ad una tradizionale linea di dialogo dell’Europa, già in partenza non riceveva il consenso pieno dei 27. I “pro” e i “contro” in un contesto del genere assumono dunque pesi diversi.

L’interesse tedesco a mantenere il dialogo con Mosca viene letto dai partner con meno attenzione e con meno preoccupazione. L’attenzione di Berlino, ad esempio, a completare il gasdotto North Stream si trasforma – agli occhi degli altri - in un ostacolo. Perché tra due mesi tutto cambierà.   

In misura analoga il “fattore voto” ha riguardato anche Macron. In Francia si andrà alle urne tra nove mesi. La campagna elettorale è già partita e i risultati delle recenti elezioni locali non hanno certo premiato il presidente in carica. L’incertezza riguarda dunque anche Parigi. E a Bruxelles, dinanzi a due leader centrali ma in scadenza, nessuno si impegna oltre il dovuto. E’ iniziata una lunga transizione. Che si chiuderà – forse – quando la Germania avrà nominato la sua nuova o il suo nuovo Cancelliere.  Una stasi che offre anche alternative. Può aprire il campo a nuove leadership, come quella di Mario Draghi, il premier del terzo Paese più grande d’Europa e membro fondatore.