Il ministro saudita Faisal bin Farhan: "Aperti al dialogo con l'Iran, ma dimostrino con i fatti l'impegno a garantire sicurezza e stabilità nella regione"
dal nostro inviato Alessandro Oppes , dal nostro inviato Alessandro OppesIntervista al capo della diplomazia di Riad: "Ci preoccupa il sostegno di Teheran alle milizie, dagli Houthi nello Yemen a Hezbollah in Iraq". "Con l'Italia non ci sono tensioni: dispiaciuti per la decisione sull'embargo alle armi, ma le relazioni sono ottime"
MATERA – Due giorni intensi di colloqui tra Roma, Bari e Matera. Il principe Faisal bin Farhan al Saud, ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, è soddisfatto dei risultati del vertice della coalizione globale anti-Daesh come del summit del G20, l’organizzazione alla cui presidenza Roma ha raccolto quest’anno il testimone proprio da Riad. In questa intervista esclusiva con Repubblica, spiega la posizione saudita su alcuni dei temi più caldi dello scenario mediorientale.
Il nuovo presidente iraniano Raisi ha detto che non vede ostacoli a una ripresa delle relazioni diplomatiche con Riad. Come giudica questa apertura?
“Ciò che è importante per noi è l’azione sul terreno. Speriamo che l’Iran possa dimostrare attraverso i fatti che è impegnato a garantire sicurezza e stabilità nella regione”.
Quali cambiamenti concreti l’Arabia Saudita si aspetta dall’Iran perc…
MATERA – Due giorni intensi di colloqui tra Roma, Bari e Matera. Il principe Faisal bin Farhan al Saud, ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, è soddisfatto dei risultati del vertice della coalizione globale anti-Daesh come del summit del G20, l’organizzazione alla cui presidenza Roma ha raccolto quest’anno il testimone proprio da Riad. In questa intervista esclusiva con Repubblica, spiega la posizione saudita su alcuni dei temi più caldi dello scenario mediorientale.
Il nuovo presidente iraniano Raisi ha detto che non vede ostacoli a una ripresa delle relazioni diplomatiche con Riad. Come giudica questa apertura?
“Ciò che è importante per noi è l’azione sul terreno. Speriamo che l’Iran possa dimostrare attraverso i fatti che è impegnato a garantire sicurezza e stabilità nella regione”.
Quali cambiamenti concreti l’Arabia Saudita si aspetta dall’Iran perché il dialogo tra i due Paesi possa essere realmente costruttivo?
“Per noi la prima preoccupazione è il sostegno alle milizie, ad attori non statali nella regione, prima di tutto gli Houthi ma non solo: abbiamo visto l’Iran sostenere le milizie di Hezbollah in Iraq. E in Yemen continua a fornire armi, tecnologia missilistica, droni, ma anche armi convenzionali. Vogliamo vedere un cambiamento rispetto a questo approccio”.
A che punto sono i contatti diretti tra i due Paesi iniziati a Bagdad qualche mese fa? Quali sono i punti su cui sono stati fatti progressi e quali quelli che rappresentano i maggiori ostacoli?
“Non voglio entrare nei dettagli del negoziato. Ciò che posso dire è che l’atteggiamento è stato positivo e noi siamo aperti ad andare avanti in questo dialogo. Ci impegneremo con gli iraniani in una discussione molto franca e veramente speriamo che questo ci conduca a voltare pagina”.
Il ruolo dell’Iran è centrale anche in un’altra trattativa in corso, quella tra Riad e gli Houthi che controllano buona parte dello Yemen: la mediazione in questo caso è omanita. Dobbiamo aspettarci una svolta a breve? Su quali punti si sta concentrando la trattativa e che cosa chiedete agli Houthi?
“Abbiamo messo sul tavolo una proposta di cessate il fuoco globale e una road map per un processo politico. Speriamo che gli Houthi la accettino, ma finora non l’hanno fatto. Se ci aspettiamo una svolta? Purtroppo per ora non la vediamo. Speriamo anche che la comunità internazionale, compresi gli iraniani, convinca gli Houthi ad accettare la proposta e a lavorare perché questo conflitto possa arrivare a una conclusione aprendo la strada a un processo politico”.
Come giudica l’Arabia Saudita le trattative in corso a Vienna per il rinnovo dell’accordo sul nucleare iraniano? È giusto includere anche l’arsenale balistico di Teheran?
“Dal nostro punto di vista è fondamentale che affrontiamo sia la minaccia nucleare sia la questione dei missili balistici. E può avvenire attraverso i colloqui di Vienna o con altri meccanismi, ma è importante che inquadriamo tutto il problema, non una piccola parte. Ma in questo momento siamo anche molto preoccupati dal fatto che il monitoraggio dell’Aiea non sta andando avanti, perché non c’è stata un’estensione dell’accordo con l’Iran. E questo è molto pericoloso: il monitoraggio non dev’essere tema di negoziato, è una linea di base che non può essere sottoposta a trattativa. Su qualunque altra cosa si può discutere”.
Il presidente Biden si augura nuovi Accordi di Abramo in tempi brevi. A quali condizioni potrebbe essere l’Arabia Saudita a riconoscere Israele?
“Credo che ora la priorità sia che Israele e Palestina tornino al tavolo negoziale. La pace e la stabilità nella regione non saranno raggiunte se non si risolve il conflitto centrale, che è quello tra israeliani e palestinesi, assicurando che i palestinesi possano ottenere uno Stato con Gerusalemme come capitale e che sia loro consentito vivere in condizioni dignitose”.
Dalla Siria alla Libia fino al Golfo Arabico, in più scenari la Turchia sostiene leader politici e milizie armate legate ai Fratelli Musulmani. Che opinione avete della strategia di Erdogan?
“Non abbiamo nascosto la nostra preoccupazione riguardo alla presenza di player esterni in Libia, compresa la presenza di militari turchi. I problemi della Libia devono essere risolti dai libici, questa è la cosa importante. Anche il coinvolgimento della Turchia in altri scenari è motivo di preoccupazione se non avviene in coordinamento con gli Stati nazionali”.
Il Parlamento italiano ha approvato da pochi mesi un embargo di armi al vostro Paese a causa dell’intervento militare in Yemen. Ciò ha portato a tensioni nei rapporti bilaterali. Come possono essere superate?
“Prima di tutto vorrei dire che non ci sono state tensioni: eravamo scontenti per la decisione. Ovviamente ogni rapporto si deve basare sulla fiducia, quando questa non c’è possono sorgere difficoltà. Nonostante ciò abbiamo un’ottima relazione con l’Italia. La principale preoccupazione riguardo all’esportazione di armi è che siamo un Paese che ha l’obbligo di difendersi e ci procuriamo i mezzi dove possibile: speriamo che l’Italia possa essere una delle fonti che possano aiutarci a proteggere la nostra sicurezza”.
L’Afghanistan è stata la culla di un terrorismo jihadista che ha colpito anche l’Arabia Saudita. Il completamento del ritiro della Nato apre la strada al ritorno dei talebani o il governo di Kabul è in grado di resistere da solo?
“Di certo speriamo che il governo di Kabul sia in grado di continuare a mantenere la sicurezza. Stanno affrontando grandi sfide ed è importante che noi – come comunità internazionale – continuiamo a sostenere il governo di Kabul quanto più possibile per assicurare che possa far diventare l’Afghanistan un posto sicuro. Ma saranno momenti difficili”.