Attacco ransomware, Biden prudente sulle responsabilità della Russia
di Federico Rampini , di Federico RampiniIl “ransomware”, cyber-attacco con estorsione digitale, colpisce di nuovo l’America. L’aggressione avviene dalla Russia ed è la prima volta che questo accade dopo “l’altolà” di Joe Biden a Vladimir Putin nel summit di Ginevra a metà giugno. Il presidente americano aveva promesso reazioni immediate e ritorsioni adeguate. Ma adesso sceglie di temporeggiare: “L’intelligence sta indagando sulla provenienza, ho dato ordine perché tutte le risorse del governo federale siano mobilitate. La valutazione iniziale avrebbe escluso il governo russo, ma non ne siamo ancora sicuri”. Centinaia di imprese americane e nel resto del mondo – inclusa la più grande catena di supermercati coop in Svezia – hanno avuto i loro siti accecati e paralizzati da questo attacco. La matrice del “ransomware” è analoga a quella che nei mesi scorsi inflisse danni all’economia americana…
Il “ransomware”, cyber-attacco con estorsione digitale, colpisce di nuovo l’America. L’aggressione avviene dalla Russia ed è la prima volta che questo accade dopo “l’altolà” di Joe Biden a Vladimir Putin nel summit di Ginevra a metà giugno. Il presidente americano aveva promesso reazioni immediate e ritorsioni adeguate. Ma adesso sceglie di temporeggiare: “L’intelligence sta indagando sulla provenienza, ho dato ordine perché tutte le risorse del governo federale siano mobilitate. La valutazione iniziale avrebbe escluso il governo russo, ma non ne siamo ancora sicuri”. Centinaia di imprese americane e nel resto del mondo – inclusa la più grande catena di supermercati coop in Svezia – hanno avuto i loro siti accecati e paralizzati da questo attacco. La matrice del “ransomware” è analoga a quella che nei mesi scorsi inflisse danni all’economia americana bloccando per giorni una rete di distribuzione di carburanti sulla East Coast e il più grande produttore di carni: i pirati informatici esigono un pagamento, di solito in criptovalute, prima di “liberare” i siti così bloccati. In uno di quei casi però l’Fbi mise a segno un successo importante ex-post: la polizia federale americana riuscì a recuperare gran parte delle criptovalute usate per il pagamento, attirando a loro volta i pirati in una trappola informatica.
L’attacco di ieri è partito contro Kaseya, una società di software che fornisce servizi e consulenza come Internet provider a più di 40mila aziende, direttamente o indirettamente (perché altre società di software si appoggiano a lei). I colpevoli sarebbero cyber-criminali dell’organizzazione REvil, un gruppo russo. La modalità dell’attacco è avvenuta sfruttando un update o aggiornamento del software Kaseya. Le prime notizie sono emerse venerdì ma l’ampiezza del danno è stata chiara solo oggi, costringendo Biden alla presa di posizione pubblica. L’estorsione digitale sta diventano una forma di criminalità su vasta scala, capace di arrecare danni gravi alle economie: sia perché provoca improvvisi blocchi in intere catene produttive e di servizi, sia perché le aziende vengono “tassate” dai pirati. Gli esperti hanno rilevato un’aggravante nell’attacco dello scorso weekend: colpendo una società come Kaseya, i pirati hanno ottenuto un effetto a cascata, moltiplicando i danni perché l paralisi si è estesa ai clienti dei clienti di Kaseya. Molte aziende non sapevano neppure che i propri consulenti informatici e fornitori di software si appoggiavano a loro volta su Kaseya.
La piaga del ransomware era stata oggetto di uno scambio polemico tra il presidente russo e quello americano il 16 giugno nel summit svizzero. Biden ne aveva fatto esplicita menzione nella sua conferenza stampa finale: “Qui a Ginevra – aveva detto – non si trattava di avere fiducia, ma di mettere in campo gli interessi vitali di ciascuno, e poi verificheremo i fatti. Certe infrastrutture nevralgiche come l’energia, devono rimanere off-limits, al riparo dagli attacchi, e le nazioni responsabili devono agire contro i criminali che agiscono a partire dal loro territorio. Putin sa che abbiamo la capacità di rispondere e che lo faremo”. Ma il leader russo al termine dello stesso vertice gli aveva risposto per le rime. “Ci sono hacker che agiscono a partire dal territorio americano – disse Putin il 16 giugno – e noi siamo nella parte delle vittime. Bisognerebbe mettersi d’accordo su uno scambio di hacker”. Non era chiaro se Putin volesse essere preso sul serio, o se invece quell’uscita era un modo per lavarsi le mani a priori da ogni responsabilità. La prudenza di Biden dopo l’attacco dello scorso weekend, può essere legata alla difficoltà di trovare le “impronte digitali” del governo russo su una simile operazione criminale. Ma tradisce anche una certa dose d’imbarazzo perché Biden aveva dato un giudizio cautamente positivo sul summit ginevrino. Ora all’interno degli Stati Uniti qualcuno gliene chiederà conto, e vorrà sapere come, quando, con quali bersagli e quale intensità la Casa Bianca intende sferrare la sua rappresaglia o punizione.