Haiti, assassinato il presidente Moïse. Grave la moglie. Dichiarato lo stato d'assedio
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoUna raffica di colpi. Contro il presidente e contro sua moglie. L’obiettivo del commando che ha fatto incursione martedì notte nella residenza presidenziale di Port-au-Prince era Jovenel Moïses, 53 anni, dal 7 febbraio 2017 presidente di Haiti, uccidendolo. La moglie Martine Marie è in gravi condizioni: in un primo momento i media locali l’avevano data per morta, ma poi è stato chiarito che è in gravi condizioni ed è stata trasferita a Miami.
Sui mandanti e sulla dinamica del delitto non c’è chiarezza: il premier Claude Joseph ha parlato di «mercenari» di non chiara provenienza. Un testimone anonimo che ha sentito ma non visto quello che è successo, perchè era nelle vicinanze, ha raccontanto …
Una raffica di colpi. Contro il presidente e contro sua moglie. L’obiettivo del commando che ha fatto incursione martedì notte nella residenza presidenziale di Port-au-Prince era Jovenel Moïses, 53 anni, dal 7 febbraio 2017 presidente di Haiti, uccidendolo. La moglie Martine Marie è in gravi condizioni: in un primo momento i media locali l’avevano data per morta, ma poi è stato chiarito che è in gravi condizioni ed è stata trasferita a Miami.
Sui mandanti e sulla dinamica del delitto non c’è chiarezza: il premier Claude Joseph ha parlato di «mercenari» di non chiara provenienza. Un testimone anonimo che ha sentito ma non visto quello che è successo, perchè era nelle vicinanze, ha raccontanto alla Reuters di moltissimi colpi sparati. «Sembrava un terremoto», ha detto. Sui siti locali le prime notizie parlavano di un commando che parlava inglese o spagnolo: e c’era chi ipotizzava il coinvolgimento della DEA, l’agenzia anti-droga americana. Ipotesi immediatamente smentita da Washington.
L’agguato ha scosso l’intera Haiti, da tempo ostaggio di una criminalità sempre più arrogante e punteggiata dalla violenza che ha trasformato i sequestri in una vera industria. L’ultimo ha colpito un nostro connazionale poche settimane fa. Una situazione insostenibile, punteggiata da agguati, ferimenti, esecuzioni sommarie che si accanivano su chiunque. Anche sugli strati poverissimi della popolazione costretta a vivere con meno di 3 dollari al giorno.
Di certo Moïses aveva molti nemici: osteggiato dai gruppi di potere che da sempre si spartiscono la pioggia di finanziamenti internazionali, contestato dalla società civile che lo accusava di inerzia e corruzione, oltre che di abuso della sua carica, questo imprenditore figlio di un commerciante e di una sartina, una laurea in Scienza dell’Educazione, aveva faticato a gestire una delle infinite crisi che da decenni condannato l’isola degli schiavi alla povertà e alla violenza. Era al potere dal 2017, dopo aver vinto un’elezione presidenziale contestata dall’opposizione ed essere uscito indenne dalle accuse della magistratura che lo accusava di corruzione.
Una presidenza, la sua, costellata di trappole e di fortissimi contrasti: quattro i primi ministri che si sono susseguiti in questi anni. Con Moïses hanno dovuto gestire un Paese afflitto da una cronica povertà che ancora porta addosso le cicatrici del violentissimo terremoto che la rase quasi al suolo undici anni fa. I risultati non sono stati ottimali: negli ultimi mesi la piazza chiedeva le dimissioni del presidente, voleva che lasciasse. Ma lui si rifiutava. Sosteneva che il suo incarico terminava il 7 febbraio del 2022.
Sempre più isolato, in diverse interviste aveva detto che temeva di essere ucciso. Ma sembrava più l’effetto dell’assedio a cui era sottoposto che una minaccia concreta. Lunedì scorso aveva dato l’incarico di formare un nuovo governo al suo quinto premier, Ariel Henry: non è chiaro se a gestire questa fase di incertezza ora sarà lui o il premier che ufficialmente è ancora in carica, Joseph. Ieri è stato lui ad annunciare le prime misure: l’aeroporto è stato chiuso, blindate anche le frontiere con la confinante Repubblica Dominicana, decretato lo stato d’assedio. Unanime il cordoglio dei leader internazionali: oggi la questione sarà discussa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il fatto che ad agire sia stato un commando di killer, forse stranieri, apre mille scenari. Anche di un colpo ordinato da chi vuole la vecchia Haiti dei dittatori piuttosto che un’isola che lotta contro la povertà e per la democrazia.
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