L'Iran produce uranio metallico arricchito al 20%. Francia, Germania e Gran Bretagna: "E' un passo verso l'arma nucleare"
di Gabriella Colarusso , di Gabriella ColarussoA venti giorni dall’elezione del nuovo presidente dell’Iran, il conservatore Ebrahim Raisi, i negoziati di Vienna per il ritorno all’accordo nucleare del 2015 sono entrati in una fase di stallo, e gli europei sono preoccupati che le nuove mosse di Teheran sull’arricchimento dell’uranio possano mettere a rischio l’intero processo negoziale. Martedì l’agenzia internazionale per l’energia l’atomica ha confermato che l’Iran ha cominciato a produrre uranio metallico arricchito al 20%: secondo Teheran questo materiale servirà per alimentare un reattore a scopi di ricerca, per Francia, Germania e Gran Bretagna, invece - il cosiddetto gruppo E3 che fa da mediatore nei colloqui indiretti di Vienna con gli Stati Uniti - “l'Iran non ha un una credibile necessità di produrre uranio metallico per scopi di ricerca e sviluppo”, l’ "uranio metallico è un passo fondamentale nello svi…
A venti giorni dall’elezione del nuovo presidente dell’Iran, il conservatore Ebrahim Raisi, i negoziati di Vienna per il ritorno all’accordo nucleare del 2015 sono entrati in una fase di stallo, e gli europei sono preoccupati che le nuove mosse di Teheran sull’arricchimento dell’uranio possano mettere a rischio l’intero processo negoziale. Martedì l’agenzia internazionale per l’energia l’atomica ha confermato che l’Iran ha cominciato a produrre uranio metallico arricchito al 20%: secondo Teheran questo materiale servirà per alimentare un reattore a scopi di ricerca, per Francia, Germania e Gran Bretagna, invece - il cosiddetto gruppo E3 che fa da mediatore nei colloqui indiretti di Vienna con gli Stati Uniti - “l'Iran non ha un una credibile necessità di produrre uranio metallico per scopi di ricerca e sviluppo”, l’ "uranio metallico è un passo fondamentale nello sviluppo di un'arma nucleare”. In un comunicato congiunto fatto circolare martedì sera i tre Paesi chiariscono che con questa decisione “l'Iran sta minacciando un esito positivo dei colloqui di Vienna nonostante i progressi ottenuti in sei tornate di negoziati”.
L’intesa del 2015 imponeva all’Iran limiti e rigidi controlli sul suo programma di sviluppo nucleare in cambio della rimozione delle sanzioni. Nel 2018 gli Stati Uniti di Donald Trump hanno deciso di uscire unilateralmente dal trattato reintroducendo le sanzioni e da allora Teheran ha cominciato a venire meno progressivamente ai suoi impegni: prima portando l’arricchimento dell’uranio al 60%, poi avviando la produzione di uranio metallico e infine bloccando una parte delle ispezioni dell’Aiea nei siti nucleari.
Ad aprile, le potenze firmatarie del Jcpoa (Joint Comprehensive Pact Of Action), gli E3 più Stati Uniti, Cina e Russia, hanno avviato una serie di colloqui con Teheran, nella capitale austriaca, per cercare di riesumare l’intesa del 2015. L’ultima tornata di negoziati c’è stata il 20 giugno, due giorni dopo l’elezione alla presidenza del conservatore Raisi. Da allora non è stata fissata alcuna nuova riunione. Per molti osservatori un irrigidimento delle posizioni iraniane dopo la vittoria dei conservatori era prevedibile, sebbene a decidere sul dossier nucleare sia in realtà la Guida Suprema, Ali Khamenei. Nei suoi primi interventi pubblici Raisi ha detto che l’obiettivo dell’Iran è arrivare un accordo che porti alla rimozione delle sanzioni, ma ha ribadito che l’Iran non negozierà a tutti i costi e soprattutto non accetterà una decisione non “verificabile”.
Non è chiaro quale sarà il destino del gruppo di negoziatori iraniani: il nuovo presidente aveva fatto capire di voler mantenere la stessa squadra a Vienna, ma negli ultimi giorni alcuni quotidiani iraniani hanno riferito che la posizione di Abbas Araghchi, il vice ministro degli esteri uscente e capo negoziatore, si è indebolita perché in disaccordo con quella dei consiglieri di Raisi che sono stati incaricati di seguire il passaggio di consegne sui negoziati di Vienna. Secondo alcuni giornalisti iraniani, il dossier sarebbe stato sottratto al ministero degli Esteri per essere gestito dal consiglio supremo di sicurezza nazionale, ma non ci sono conferme ufficiali di questa decisione.
La notizia della produzione di uranio metallico arricchito al 20%, che può essere usato nella costruzione di un’arma nucleare, ha suscitato la reazione anche degli Stati Uniti, che a Vienna non hanno contatti diretti con gli iraniani ma trattano attraverso la mediazione europea. “Questo è un altro passo indietro da parte dell'Iran perché abbiamo mostrato la nostra sincera intenzione di tornare" all'accordo di Vienna, ha commentato il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price. "Tali provocazioni non daranno all'Iran alcuna leva nelle discussioni”.
Quale sarà davvero la decisone dell’Iran si capirà probabilmente con più chiarezza il 4 agosto quando è previsto l’inserimento della nuova amministrazione Raisi.