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Ex Swaziland in fiamme, proteste e uccisioni contro il sovrano-despota che ora sarebbe in fuga

Scontri e roghi a Mbabane (afp)
La crisi nel piccolo paese africano che ora si chiama Eswatini. Le manifestazioni dilagate dopo l'uccisione da parte della polizia di una studentessa di 25 anni
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Secondo indiscrezioni re Mswati III, 18 anni quando prese il potere del 1986, sarebbe fuggito. "Mio padre è il re designato dal popolo", ripete una delle figlie, Sikhanyiso Dlamini ministra dell'informazione e tecnologia. "Siamo un regno in cui tutti amano la pace e il dialogo, non c'è nessuna costrizione, le manifestazioni sono pacifiche". Ma le cose stanno in altro modo: ci sono proteste in tutto il piccolo paese, una repressione violenta e la notizia della fuga del sovrano viene ripetuta ovunque. 

Eswatini, fino al 2018 Swaziland, è un piccolo paese tra Sudafrica e Mozambico, un milione circa di persone per la maggior parte con un reddito sotto la linea di povertà. Un piccolo paese che ora ha deciso di dire basta a un despota che governa con pugno di ferro. Quindici mogli, una trentina di figli, un amore sfacciato per le auto di lusso e un tenore di vita dispendioso. Per tacere della macchia della col…

Secondo indiscrezioni re Mswati III, 18 anni quando prese il potere del 1986, sarebbe fuggito. "Mio padre è il re designato dal popolo", ripete una delle figlie, Sikhanyiso Dlamini ministra dell'informazione e tecnologia. "Siamo un regno in cui tutti amano la pace e il dialogo, non c'è nessuna costrizione, le manifestazioni sono pacifiche". Ma le cose stanno in altro modo: ci sono proteste in tutto il piccolo paese, una repressione violenta e la notizia della fuga del sovrano viene ripetuta ovunque. 

Eswatini, fino al 2018 Swaziland, è un piccolo paese tra Sudafrica e Mozambico, un milione circa di persone per la maggior parte con un reddito sotto la linea di povertà. Un piccolo paese che ora ha deciso di dire basta a un despota che governa con pugno di ferro. Quindici mogli, una trentina di figli, un amore sfacciato per le auto di lusso e un tenore di vita dispendioso. Per tacere della macchia della collaborazione con il Sudafrica negli anni dell'apartheid.

Le proteste sono cominciate dopo la morte di una ragazza di 25 anni, ultimo anno all'università, non particolarmente impegnata politicamente. Di lei si dice che amasse l' hip-hop e il calcio. Ma le forze dell'ordine l'hanno ammazzata brutalmente e poi hanno cercato di nascondere tutto, così come hanno cercato di nascondere pestaggi e torture a carico di rappresentanti studenteschi scesi in strada contro l'ultimo sovrano assoluto d'Africa, accusato di rubare il futuro dei giovani.

Il fuoco si è espanso subito fino alle zone rurali. La prima reazione da parte del sovrano è stato coprifuoco, scuole chiuse, e retate. Alle manifestazioni così si sono aggiunti i saccheggi. Il Business Day, quotidiano sudafricano di economia, ha cominciato ad elencare banche, negozi e catene di supermercati presi d'assalto. Altri elencano i morti. Il conto: tra i 25 e i 30 dice il Vaticano e all'Angelus di domenica il Papa si è soffermato su questo paese. Molti sono picchiati e torturati, come i giornalisti Magnificent Mndebele e Cebelihle Mbuyisa, di New Frame, sito sudafricano di sinistra. Attraverso i loro racconti si può avere una prima idea di quel che successe a Mbabane, la capitale, e nel resto del paese. Onu e ong inernazionali hanno lanciato l'allarme.

"Il regime reagisce alle proteste con la violenza, noi continueranno la resistenza per avere democrazia", dicono in giro. "La polizia nemmeno parla, spara e basta", dice un uomo tenendo la foto del fratello in mano: è stato ucciso dalle forze dell'ordine. Secondo Mlungisi Makhanya, presidente del Movimento democratico, fuori legge da tempo, solo il 29 giugno state ammazzate nove persone a Mbabane. Sei morti il giorno seguente. Negli ospedali ogni giorno arriva gente con ferite gravi, arti che devo essere amputati, ventri distrutti dalle pallottole. È dal 1973 che in Eswatini i partiti non ci sono più e la democrazia è un sogno. "La gente ha paura", dice il direttore dello Swaziland News, "è la fine dei giochi per re Mswati III"?