✕
La villa di Erdogan a Marmaris (ansa)

Il Palazzo d'estate di Erdogan: l'ultima reggia del Sultano divide la Turchia

Su uno degli ultimi giornali indipendenti la foto della faraonica residenza estiva del presidente a Marmaris, sull'Egeo: 60 milioni di euro e 300 stanze. Un lusso che inquieta molti in un momento difficile per l'economia del paese. Preoccupazioni ambientali per deforestazioni e il possibile prelievo di sabbia dal lago protetto di Salda 
3 minuti di lettura

La località estiva di Marmaris, durante la stagione migliore sempre piena di stranieri, è da molti anni la residenza vacanziera di Recep Tayyip Erdogan. Qui, anche 5 anni fa, pochi giorni prima del golpe fallito di cui la prossima settimana si celebrerà l’anniversario, il capo dello Stato turco trascorreva un periodo di libertà dagli impegni istituzionali. Erdogan adora l’egea Marmaris. Ora, proprio mentre il leader si trova in questa località costiera, dure polemiche si scatenano dopo che le foto della sua villa megagalattica sono state diffuse da un giornale di opposizione. E l’ira del presidente è al massimo livello.

Sozcu, quotidiano indipendente, è – assieme al veterano Cumhuriyet - uno dei pochi media rimasti in Turchia a garantire un sufficiente grado di attendibilità e distanza dalla presa governativa sulla stampa che è sempre feroce. L’ultimo numero di edicola porta in prima pagina l…

La località estiva di Marmaris, durante la stagione migliore sempre piena di stranieri, è da molti anni la residenza vacanziera di Recep Tayyip Erdogan. Qui, anche 5 anni fa, pochi giorni prima del golpe fallito di cui la prossima settimana si celebrerà l’anniversario, il capo dello Stato turco trascorreva un periodo di libertà dagli impegni istituzionali. Erdogan adora l’egea Marmaris. Ora, proprio mentre il leader si trova in questa località costiera, dure polemiche si scatenano dopo che le foto della sua villa megagalattica sono state diffuse da un giornale di opposizione. E l’ira del presidente è al massimo livello.

Sozcu, quotidiano indipendente, è – assieme al veterano Cumhuriyet - uno dei pochi media rimasti in Turchia a garantire un sufficiente grado di attendibilità e distanza dalla presa governativa sulla stampa che è sempre feroce. L’ultimo numero di edicola porta in prima pagina le immagini del complesso. Una villa extralusso da 60 milioni di euro e di 300 stanze che ricorda, quanto meno nella sua grandiosità, il colossale Palazzo presidenziale di Ankara, fatto costruire di recente da Erdogan al posto della struttura più antica e tradizionale di Cankaya. Un complesso che per enfasi ha ricordato Buckingham Palace o la residenza degli Zar di Russia, e nel quale un interdetto Papa Francesco fu invitato come primo ospite nella sua visita del 2014 in Turchia.

(ansa)

A parlare del nuovo palazzo, cominciato a costruire nel 2017, mostrandolo ora per la prima volta, è Sefik Birkiye, il suo architetto. Completato due anni dopo, la residenza si estende su qualcosa come 90 mila metri quadrati e può contare oltre che su una bella piscina, su una spiaggia che dà accesso privato al mare, e sontuosi giardini curati in modo perfetto, su una pista per elicotteri. Fu proprio in volo che, il 15 luglio 2016, Erdogan venne portato via di peso, appena 15 minuti prima che una squadra di militari rivoltosi lo raggiungesse per eliminarlo. Il tentativo di colpo di Stato - su cui tuttora permangono dubbi da parte di alcuni esperti e osservatori - durò quattro ore lasciando 240 persone senza vita e terminando la notte stessa. Da lì, in Turchia, cominciò una repressione durissima, con arresti che nel corso degli anni colpirono circa 80 mila persone, mentre almeno 150 mila furono licenziate, in uno dei pugni di ferro più duri che la storia abbia conosciuto.

Ora le fotografie mai emerse della villa di Erdogan suscitano clamore e rabbia nell'opinione pubblica, sia per i maxi-costi in un periodo di difficoltà economiche e pesante svalutazione della lira locale, sia per le accuse di massiccia deforestazione causata dall'ampliamento dell'edificio, nato sul sito che già ospitava la residenza estiva dell'ex capo dello Stato, Turgut Ozal.

Le discussioni si sono riaccese quando l'architetto Birkiye ha deciso di condividere le immagini del progetto sul proprio sito web. E il Partito repubblicano ha portato la questione in Parlamento. Dove il vice presidente del gruppo all’opposizione, Alpay Antmen, ha posto la domanda se anche “le sabbie del lago Salda siano state utilizzate nella costruzione del palazzo estivo della presidenza a Marmaris”. Il lago Salda, infatti, è un sito protetto, dotato di una sabbia considerata unica al mondo che per gli esperti non dovrebbe essere nemmeno calpestata, e dove la Nasa è sbarcata per condurre operazioni scientifiche di grande delicatezza e importanza.

Antmen ha ricordato che, mentre gli alloggi del personale sono stati costruiti in tre blocchi nelle immediate vicinanze del Palazzo presidenziale estivo, dove si trovano 5 edifici di diverse dimensioni, l'area di riempimento di 10 mila 966 metri quadrati è stata colmata con sabbia e ghiaia speciali e trasformata in spiaggia.

Se il quotidiano autore dello scoop, Sozcu, dovrà ora rispondere alle durissime critiche che arrivano dai sostenitori del presidente, l’altro giornale indipendente dal governo, Cumhuriyet, è costretto a fare fronte alle accuse del ministro dell'Interno. Il potente Suleyman Soylu gli ha fatto causa, considerandolo responsabile della pubblicazione di articoli su presunti legami tra Stato e mafia, chiedendo danni per 1 milione di lire turche (circa 115 mila euro). Il quotidiano lo avrebbe "preso di mira" e "violato i suoi diritti personali". Il suo avvocato sostiene che solo negli ultimi 52 giorni il giornale ha pubblicato almeno 254 articoli diretti contro il titolare del dicastero dell'Interno, vicepresidente e uomo di punta del partito Giustizia e sviluppo, fondato dal presidente Erdogan. In un messaggio pubblicato su Twitter lo scorso maggio, Soylu ha accusato "Cumhuriyet" di cooperare con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), dopo che questo ha pubblicato articoli sui rapporti tra la mafia e lo Stato. Più di recente, il boss mafioso turco Sedat Peker, latitante negli Emirati Arabi Uniti, ha pubblicato una serie di video accusando Soylu, e altre figure governative vicine al partito al governo, di coinvolgimento in reati come traffico e uso di droga, e molestie sessuali. Adesso il potere reagisce, ribaltando le accuse. E in Turchia giurano che presto gli uomini di Erdogan si ergeranno a difesa delle critiche contro il Palazzo d’estate, nuova costruzione faraonica di colui che viene considerato come l’ultimo Sultano.