Spagna, più giovane e più femminile: ecco il nuovo governo Sánchez
Più giovane e più femminile: il premier socialista spagnolo Pedro Sánchez ha svelato sabato la composizione del suo nuovo governo che, "una volta superato il peggio della pandemia", dovrà lavorare "per la ripresa economica e la creazione di posti di lavoro".
Questo rimpasto, nell'aria da alcune settimane, arriva in un momento in cui il governo di sinistra, minoranza in Parlamento, è stato fortemente indebolito negli ultimi mesi da varie battute d'arresto o polemiche e dopo che l'opposizione di destra, che i sondaggi danno in aumento, ha chiesto elezioni anticipate.
Il siluramento della ministra degli Esteri
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Più giovane e più femminile: il premier socialista spagnolo Pedro Sánchez ha svelato sabato la composizione del suo nuovo governo che, "una volta superato il peggio della pandemia", dovrà lavorare "per la ripresa economica e la creazione di posti di lavoro".
Questo rimpasto, nell'aria da alcune settimane, arriva in un momento in cui il governo di sinistra, minoranza in Parlamento, è stato fortemente indebolito negli ultimi mesi da varie battute d'arresto o polemiche e dopo che l'opposizione di destra, che i sondaggi danno in aumento, ha chiesto elezioni anticipate.
Il siluramento della ministra degli Esteri
A colpire è stata soprattutto la sostituzione della ministra degli Esteri Arancha González Laya da un diplomatico di carriera non ancora cinquantenne, l'attuale ambasciatore spagnolo in Francia, José Manuel Albares. "Il giorno in cui il capo della diplomazia marocchina, Naser Burita, ha dichiarato che 'non ci sono contatti con la Spagna', il destino della sua omologa spagnola, Arancha Gonzalez Laya, era segnato", ha scritto El País spiegando come la ministra sia stata sacrificata per favorire una riconciliazione con Rabat.
"Non solo perché era insolito che un ministro degli Esteri smentisse pubblicamente un altro - il suo omologo spagnolo aveva assicurato che c'erano contatti discreti tra i due Paesi - ma anche perché dimostrava che quest'ultimo aveva cessato di essere un interlocutore valido per Rabat".
La crisi fra i due Paesi è stata "scatenata dall'accoglienza in Spagna del leader del Fronte Polisario, Brahim Gali", che ha avuto diversi effetti collaterali, ma il più grave è stata la rottura della fiducia tra i governi delle due parti dello stretto". Fiducia alla base di rapporti su temi delicati che vanno dall'immigrazione clandestina al contrasto al terrorismo jihadista.
Il governo della ripresa
"Oggi inizia il governo della ripresa", ha detto Sánchez in un breve discorso dal Palazzo Moncloa, sede del governo, sottolineando che a 30 mesi dalle prossime elezioni, una delle priorità della nuova squadra sarà quella di "gestire questa enorme opportunità rappresentata dai fondi europei" per il rilancio di un'economia devastata dal Covid. La Spagna è il secondo maggior beneficiario di questi fondi, dopo l'Italia.
La ripresa, ha affermato Sánchez, enumerando i tre assi principali della sua politica, "deve essere digitale (...), deve essere verde (...) e deve essere anche femminista".
L'alleanza con Podemos
Il rimpasto non pregiudica l'alleanza tra il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) di Sánchez e il piccolo partito di sinistra radicale Podemos, che mantiene i suoi cinque portafogli. I cambiamenti interessano solo alcuni dei 17 portafogli detenuti dai membri del Psoe o personalità che gli sono vicine. Si tratta, secondo Pedro Sánchez, di un "rinnovamento generazionale", con un'età media di 50 anni (contro i 55 di prima), e soprattutto di un ulteriore rafforzamento della presenza femminile (63% dei ministri contro il 54% di prima).
I quattro vicepresidenti del governo dell'ex squadra ora sono solo tre con Carmen Calvo che lascia il suo incarico. Nadia Calviño, ministro dell'Economia, la sostituisce come prima vicepresidente, seguita da Yolanda Díaz, leader di Podemos e ministro del Lavoro, e Teresa Ribera, ministro dell'Ambiente.
La destra all'attacco
"Il problema della Spagna è Sánchez ed è lui che deve partire", ha twittato per reazione Pablo Casado, il leader del Partito popolare (conservatore), denunciando "17 ministri purgati in due anni e cinque crisi di governo".
Pedro Sánchez sta attraversando una fase molto difficile da diversi mesi. Tre mesi fa aveva subito un terribile colpo durante le elezioni regionali di Madrid, storico baluardo della destra, dove il Psoe e Podemos avevano subito una disfatta contro il Pp, che aveva fatto del ballottaggio un referendum sulla politica di governo, in particolare sulla lotta alla pandemia.
Poi la recente decisione del governo alla fine di giugno di graziare i leader separatisti catalani imprigionati in seguito al fallito tentativo di secessione della Catalogna nel 2017 ha suscitato la disapprovazione di gran parte dell'opinione pubblica, secondo diversi sondaggi, e ha fornito munizioni alla destra all'opposizione. Tanto che alcuni sondaggi d'opinione ora collocano il Pp davanti o alla pari con il Psoe in caso di elezioni legislative anticipate.
Sánchez ha dovuto realizzare un minirimpasto a fine marzo imposto dalle improvvise dimissioni del governo del leader di Podemos, Pablo Iglesias, che si era lanciato nella corsa per le elezioni regionali di Madrid, prima di rinunciare alla politica la sera delle elezioni del 4 maggio. Tra i nuovi arrivati Pilar Llop Cuenca che diventa ministro della Giustizia al posto di Juan Carlos Campo.
Raquel Sánchez Jiménez, sindaca della cittadina di Gava, viene nominata ministro dei Trasporti, mentre Pilar Alegria diventa ministro dell'Istruzione. La nuova portavoce del governo è Isabel Rodríguez Garca, che guiderà anche il Ministero delle Politiche Territoriali, mentre Diana Morant diventa Ministro della Scienza e dell'Innovazione. Ma due ministri "reali" mantengono i loro posti: quelli degli Interni (Fernando Grande-Marlaska) e della Difesa (Margarita Robles).
Dall'inizio degli Anni '80 si sono alternati al potere i socialisti (1982-1996, 2004-2008 e dal 2018) e il Pp (1996-2004 e 2011-2018). Ma dalla caduta nel 2018 del governo conservatore di Mariano Rajoy (Pp), il Paese è precipitato in una grande instabilità politica.