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Elezioni in Moldova, vittoria del partito europeista di Maia Sandu: "Sarà la fine del regno dei ladri"

(ansa)
Il partito Pas della presidente si è aggiudicato 63 seggi su 101 con il 52,6 per cento dei voti contro il 27,2 della coalizione guidata dal predecessore Igor Dodon. Si va verso il primo governo filo-Ue della storia del Paese indipendente. Che promette riforme e di far fronte agli impegni presi con Bruxelles in cambio di un pacchetto di aiuti. Ma si profilano tensioni con Mosca
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Maia Sandu continua a fare la storia. Dopo essere diventata la prima donna presidente della Moldova e dell'Europa dell'Est vincendo il ballottaggio dello scorso novembre, è riuscita a ottenere la prima maggioranza parlamentare europeista nella storia dell'ex Repubblica sovietica indipendente. "Spero che sia la fine di un'era difficile per la Moldova, spero che sia la fine del regno dei ladri", ha scritto la quarantanovenne ex economista della Banca mondiale commentando su Facebook i risultati delle legislative di domenica sera. Una vittoria ottenuta anche grazie al sostegno massiccio della diaspora moldava.

"Le sfide sono grandi, la gente ha bisogno di risultati", ha aggi…

Maia Sandu continua a fare la storia. Dopo essere diventata la prima donna presidente della Moldova e dell'Europa dell'Est vincendo il ballottaggio dello scorso novembre, è riuscita a ottenere la prima maggioranza parlamentare europeista nella storia dell'ex Repubblica sovietica indipendente. "Spero che sia la fine di un'era difficile per la Moldova, spero che sia la fine del regno dei ladri", ha scritto la quarantanovenne ex economista della Banca mondiale commentando su Facebook i risultati delle legislative di domenica sera. Una vittoria ottenuta anche grazie al sostegno massiccio della diaspora moldava.

"Le sfide sono grandi, la gente ha bisogno di risultati", ha aggiunto Sandu, chiedendo "di usare l'energia del voto per trasformare" il Paese. Il suo partito, Azione e Solidarietà (Pas), centrodestra, ha ottenuto il 52,6 per cento dei voti contro il 27,2 della coalizione Blocco dei socialisti e dei comunisti (Besc) guidato dall'ex presidente, il quarantacinquenne Igor Dodon. Secondo le stime dei media, Sandu potrà perciò contare su una maggioranza schiacciante: 63 seggi su 101. A Besc dovrebbero toccare 32 seggi, mentre il partito dell'euroscettico Ilan Shor, imprenditore in esilio, condannato per una frode bancaria da un miliardo di dollari, dovrebbe aggiudicarsi sei seggi dopo essere riuscito a superare la soglia di sbarramento del 5 per cento dei voti necessaria a entrare in Parlamento.

Pas è la seconda formazione nella storia della Moldova indipendente a garantirsi un governo monocolore dopo il Partito dei comunisti della Repubblica di Moldova (Pcrm) nel 2001. Il presidente di Pas e candidato premier Igor Grosu ha promesso di presentare una squadra di governo pronta a riformare e a "trasformare il Paese" nei prossimi quattro anni.

Dopo la vittoria delle presidenziali nel novembre 2020 contro il leader uscente Dodon, Sandu non era riuscita ad applicare le sue politiche a causa dell'ostilità del Parlamento controllato dal suo predecessore protetto da Mosca. Al termine di un estenuante scontro con i deputati, lo scorso aprile aveva sciolto il Parlamento e indetto elezioni anticipate.

Le minacce di Mosca sulla Transnistria

Ora ha mano libera per riformare il Paese da 2,6 milioni di abitanti incuneato tra l'Ucraina filo-occidentale e la Romania, membro dell'Unione europea, ma strettamente legato a Mosca da contratti di approvvigionamento del gas e dalla questione irrisolta della Transnistria, la regione separatista filorussa nell'Ovest. Che non a caso è diventata subito oggetto di tensioni con la Russia.

"La politica russa nei confronti della Moldova dipenderà dal governo che è stato eletto: se questo potere esecutivo si allontana dalla Russia, allora, ovviamente, agiremo di conseguenza. In particolare, rafforzeremo il fattore transnistriano", ha avvertito il presidente della commissione per la Comunità degli Stati indipendenti (Csi) e l'integrazione eurasiatica alla Duma Leonid Kalashnikov, intervistato dall'agenzia di stampa Interfax. E Sandu ha più volte irritato il Cremlino dicendo di voler sostituire la guarnigione russa con sede in Transnistria con osservatori indipendenti dell'Osce.

I voti del centro

In realtà, al di là del confronto tra coloro che sostengono un avvicinamento all'Unione europea e coloro che sostengono relazioni più strette con la Russia, Sandu punta a portare avanti riforme radicali nel sistema giudiziario e nelle forze dell'ordine e a debellare la corruzione nel governo e nell'amministrazione.

"Maia Sandu ha preso tutti i voti pro-europei", ha commentato al Financial Times Nicu Popescu, analista dello European Council on Foreign Relations, nonché ex consigliere agli Esteri di Sandu durante la sua breve esperienza da premier nel 2019. "Ma è anche riuscita a ottenere molti voti di centristi, che non hanno necessariamente preferenze geopolitiche e che non sono necessariamente pro-europei, ma erano stanchi della corruzione".

Scandali e povertà

Scossa nel 2015 dalla frode bancaria di Shor che fece sparire dalle casse di tre banche un miliardo di dollari, l'equivalente del 15 percento del Pil, la Moldova è uno dei Paesi più poveri d'Europa. La sua fragile economia è stata ulteriormente messa in ginocchio dalla pandemia che l'anno scorso ha provocato un crollo del 7 per cento della produzione e si regge principalmente sulle rimesse dell'oltre 40 per cento della popolazione emigrato all'estero in cerca di migliori condizioni di vita.

Le riforme sono necessarie anche per far fronte agli impegni presi con l'Unione europea in cambio di "un pacchetto di ripresa economica di 600 milioni di euro destinato - come ha ricordato Siegfried Muresan, presidente della delegazione al comitato parlamentare di associazione Ue-Moldova - ad aiutare le persone, le imprese e le regioni colpite dalla pandemia, ma anche a rafforzare i sistemi pubblici della Moldova, istruzione, sanità, giustizia, per affrontare meglio le crisi future. Il primo pacchetto di aiuti economici offerto dall'Ue, a seguito della pandemia, a un Paese extra Ue".