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Mascherine con il tricolore e manifesti: il Giappone accoglie così gli atleti italiani

L'Inno di Mameli, intonato a squarciagola insieme agli Azzurri, è diventato la colonna sonora delle giornate degli Europei: e ora accompagna le squadre che arrivano per le Olimpiadi
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TOKYO - Okyakusama wa kamisama sembra un moderno scioglilingua invece è una massima antichissima, l'equivalente giapponese del nostro "il cliente ha sempre ragione". Solo che qui il cliente è messo su un piedistallo appena più elevato, è letteralmente un "dio". E così si saranno sentiti anche i 150 atleti italiani appena sbarcati a Tokorozawa (prefettura di Saitama) e i 25 del team di softball a Sendai: le avanguardie delle squadre olimpiche che presto da tutto il mondo arriveranno in Giappone.

Per gli italiani un'accoglienza speciale: quella, tradizionalmente generosa, riservata dai giapponesi agli ospiti. Ma anche quella riservata ai rappresentanti di un Paese che ha scaldato gli animi grazie alla Nazionale di calcio in queste ultime settimane. In Giappone l'Inno di Mameli è diventato popolarissimo e le imprese degli Azzurri sono state seguite da tutti: i giapponesi tifavano Italia per default perch&eacu…

TOKYO - Okyakusama wa kamisama sembra un moderno scioglilingua invece è una massima antichissima, l'equivalente giapponese del nostro "il cliente ha sempre ragione". Solo che qui il cliente è messo su un piedistallo appena più elevato, è letteralmente un "dio". E così si saranno sentiti anche i 150 atleti italiani appena sbarcati a Tokorozawa (prefettura di Saitama) e i 25 del team di softball a Sendai: le avanguardie delle squadre olimpiche che presto da tutto il mondo arriveranno in Giappone.

Per gli italiani un'accoglienza speciale: quella, tradizionalmente generosa, riservata dai giapponesi agli ospiti. Ma anche quella riservata ai rappresentanti di un Paese che ha scaldato gli animi grazie alla Nazionale di calcio in queste ultime settimane. In Giappone l'Inno di Mameli è diventato popolarissimo e le imprese degli Azzurri sono state seguite da tutti: i giapponesi tifavano Italia per default perché è il Paese che evoca allegria e spensieratezza. E perché odiano chi non sa essere sportivo, come la squadra inglese a Wembley.

Non solo ad accogliere gli italiani c'erano decine di volontari generosi di inchini come prevede la collaudatissima etichetta locale, ma si sono visti servire subito mascherine col tricolore a cui era stato applicato un pin fatto appositamente dal comune di residenza. Le stazioni erano tappezzate di manifesti di accoglienza per il team italiano e già a partire da questa domenica sono in preparazione eventi culinari, come un buffet dal nome non proprio originalissimo (Buon Appetito) di cibo misto giapponese e italiano ma ricco di appetitosi suggerimenti di ricette da parte di una chef locale, tale Yamanaka Ritsuko. Ritsuko da anni è ospite fissa di vari agriturismo nel Bel Paese, "ogni volta che si apre uno spiraglio di vacanza non resisto e parto per l'Italia", dice. Lei si definisce ricercatrice della cucina italiana a tempo perso (nella vita lavora per un'agenzia pubblicitaria) ma ha perfino scritto un libro "voglio mangiare i tortellini". Si è premurata di offrire quattro ricette speciali per gli sportivi che risiedono nella cittadina di Tokorozawa, ovviamente utilizzando esclusivamente prodotti locali. E il cibo italiano la farà da protagonista perfino sui menu delle scuole locali. 

 

L'accoglienza giapponese è ovviamente messa in evidenza dalla particolare occasione sportiva ma è da tempo immemore che è proprio nel settore dei servizi che meglio si sa esprimere il generoso animo nipponico. Dagli addetti alle vendite nel più modesto dei fastfood che si rivolgono al cliente aggiungendo l'onorevole "o" alla parola kyaku (cliente). 

Qui un tassista apre e chiude automaticamente la porta per i passeggeri perché a una "divinità" non si può fargli accollare lo sforzo supplementare di tirare una maniglia. E lo zelo con cui infilano uno stuzzicadenti tra lo iato delle bacchette di legno confezionate oltre ad avere effetti pratici ha il buon sapore delle sorprese inattese. E che dire degli addetti alle pulizie dei treni proiettile (shinkansen) che alla velocità della luce pure loro ripuliscono sedili e finestrini con tale studiata metodologia che a volte confesso viene voglia di applaudirli. Per non parlare degli impiegati di banca che quando ti accolgono si inchinano ginocchio a terra, neanche fossero Lukaku che mostra solidarietà ai BLM.

Tutto questo fa parte di una cultura e un concetto, omotenashi (ospitalità), che c'è chi lo fa risalire addirittura a Sen no Rikyu, ovvero il padre fondatore della mitica cerimonia del tè. Con un rituale misuratissimo si parte dalla pulizia della tazza di ceramica di fronte agli ospiti per convogliare il messaggio che nulla è fatto "di nascosto", questo a dimostrare la propria onestà in modo che ogni ospite possa vivere l'esperienza più memorabile. E come per il chakai (cerimonia del tè) si dice che sia un'esperienza da fare almeno una volta nella vita, così diventare ospiti nel Sol Levante dovrebbe essere nelle liste dei desideri di ogni globetrotter che si rispetti.  

Non è casuale che agli atleti italiani che risiedono a Saitama verrà servito il té Sayama, ovvero una speciale e spessa foglia resistente al freddo che è un prodotto di una selezione durata anni. Il tè estratto da tali foglie si dice abbia un sapore particolarmente dolce e ricco, oltre che ad avere effetti benefici sulla salute. Ma agli atleti italiani (come a tutti gli altri del resto), almeno per questo mese olimpico, non si negherà nulla, fanno parte di una categoria privilegiata. Gli basterà schioccare le dita e saranno serviti. Pare che anche l'Imperatore Naruhito abbia manifestato una cerca invidia.