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Cuba, un morto nelle proteste. I vescovi in difesa della gente: "Hanno il diritto di manifestare"

Protesta pro-Cuba a Miami (afp)
Le proteste si allargano. Arrestata una youtuber mentre era in diretta tv
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Il primo morto si chiama Diubis Laurencio Tejeda. Aveva 36 anni e lunedì era sceso nelle strade di La Guinera, quartiere tra i più poveri nella periferia sud dell'Avana, per continuare a protestare contro un regime capace di rispondere alle manifestazioni solo con la repressione. Lui (e molti altri) non si erano spaventati di fronte ai poliziotti che in assetto di guerra pattugliavano le strade della capitale,  non si aspettavano che un pacifico e spontaneo corteo potesse essere attaccato con violenza. 
 
 
 Per i media cubani ufficiali Tejeda faceva parte di "un gruppo di controrivoluzionari che avevano assaltato una struttura pubblica", ma le poche immagini visibili sui social media (nonostante la …
Il primo morto si chiama Diubis Laurencio Tejeda. Aveva 36 anni e lunedì era sceso nelle strade di La Guinera, quartiere tra i più poveri nella periferia sud dell'Avana, per continuare a protestare contro un regime capace di rispondere alle manifestazioni solo con la repressione. Lui (e molti altri) non si erano spaventati di fronte ai poliziotti che in assetto di guerra pattugliavano le strade della capitale,  non si aspettavano che un pacifico e spontaneo corteo potesse essere attaccato con violenza. 
 
 
 Per i media cubani ufficiali Tejeda faceva parte di "un gruppo di controrivoluzionari che avevano assaltato una struttura pubblica", ma le poche immagini visibili sui social media (nonostante la censura quasi totale di internet) dimostrano il contrario. Waldo Herrera, un testimone oculare, ha coraggiosamente raccontato alla Reuters che gli agenti hanno estratto le loro pistole e hanno iniziato a sparare a freddo contro i manifestanti: "Penso che i comunisti abbiano perso il controllo, non hanno una soluzione per questa drammatica crisi". 
 
  Un morto, decine di feriti, dozzine di arresti. Martedì sera sul Malecón, il famoso lungomare della capitale che fu teatro delle ultime grandi manifestazioni contro il regime castrista nel 1994, c'erano solo poliziotti e qualche gruppo di militanti del partito comunista mobilitati dal presidente Miguel Diaz-Canel "per difendere la rivoluzione". 
 

Il ruolo dei Social network

 
 La tv di Stato, l'unica visibile per chi non riesce con parabole clandestine a captare i segnali dalla vicina Florida, mostra e intervista solo loro, in un'opera continua di propaganda ufficiale che contrasta sempre di più con la realtà che viene raccontata dai semplici cittadini, da chi si espone (quando riesce miracolosamente a collegarsi) su Facebook, dagli artisti del Movimento San Isidro (diversi tra loro sono in carcere) che dal 2018 sono schierati contro censure e violazioni dei diritti umani e ancora una volta sono la voce ufficiale della protesta. 
 
 Per i giovani cubani, che da anni si appassionano al rap e al cubaton (il reggaeton in versione cubana) la musica è diventata una formidabile arma di protesta, così come lo sono diventati gli youtuber che raccontano sui social network cosa è la vita reale a Cuba, così diversa da quella di facciata e di comodo della propaganda. Una di loro, una delle più conosciute si chiama Dina Stars, negli ultimi giorni è stata intervistata da diversi media internazionali denunciando cosa stava accadendo realmente nell'isola della Rivoluzione. Sui suoi social, dove ha un grande seguito, aveva lanciato un appello per una nuova grande mobilitazione popolare contro il regime, ma mentre era in diretta con una tv spagnola è stata arrestata. 
 
 Quando è iniziata l'intervista con il canale Cuatro, la youtuber ha iniziato a segnalare che c'era qualcosa che non andava. "Dina, vuoi dire qualcosa?", le ha chiesto la conduttrice del programma 'Todo es mentirà (è tutta una bugia). "Gli uomini della Sicurezza sono qui fuori", ha risposto, costretta poi ad interrompere la conversazione quando un uomo le ha preso il computer e l'ha condotta fuori dalla stanza. Dina è riuscita in qualche modo con la telecamera a far vedere in diretta cosa accadeva: la conversazione è impercettibile, ma la si vede mentre parla con qualcuno. "Ti arresteranno?", le chiede ancora la conduttrice. "Non lo so, mi hanno detto di accompagnarli. Dal vivo ritengo il governo responsabile di tutto ciò che può succedermi", aggiunge prima di salutare e chiudere il computer.
 

La protesta dei vescovi

Intanto, la Chiesa cattolica di Cuba ha preso posizione in difesa dei manifestanti. "Comprendiamo che il popolo ha il diritto di manifestare le sue necessità, le sue aspirazioni e speranza, e a esprimere pubblicamente che alcune delle misure adottate lo stanno colpendo seriamente", afferma la conferenza episcopale cubana in un comunicato pubblicato sul proprio sito web. I vescovi si dicono preoccupati che "la risposta a queste lamentele sia l'immobilismo che contribuisce a dare continuità ai problemi senza risolverli". Inoltre, proseguono, "vediamo che non solo le situazioni si aggravano ma che si procede verso una rigidità e un inasprimento delle posizioni che potrebbero avere conseguenze imprevedibili con danno di tutti noi".