Pakistan, la patria rinnega Malala: via dal libro scolastico, è troppo controversa
di Raimondo Bultrini , di Raimondo BultriniBANGKOK – Si fa presto a dire eroi. Neanche quando si finisce sui libri di storia c’è la certezza di non cadere dal piedistallo. A far discutere è oggi il caso della rimozione da un testo scolastico pachistano di una icona vivente dei diritti civili nel Paese islamico come Malala Yousafzai, oggi 24enne, la più giovane a ottenere il premio Nobel per la pace, a soli 17 anni.
Le pagine con la sua foto e una breve descrizione delle celebri gesta di sfida ai talebani dello Swat che sette anni fa le costarono una grave ferita alla testa sono state mandate al macero su ordine dell’Ufficio di revisione (censura) dei libri di scuola dello stato del Punjab, dove ha sede la Oxford University Pre…
BANGKOK – Si fa presto a dire eroi. Neanche quando si finisce sui libri di storia c’è la certezza di non cadere dal piedistallo. A far discutere è oggi il caso della rimozione da un testo scolastico pachistano di una icona vivente dei diritti civili nel Paese islamico come Malala Yousafzai, oggi 24enne, la più giovane a ottenere il premio Nobel per la pace, a soli 17 anni.
Le pagine con la sua foto e una breve descrizione delle celebri gesta di sfida ai talebani dello Swat che sette anni fa le costarono una grave ferita alla testa sono state mandate al macero su ordine dell’Ufficio di revisione (censura) dei libri di scuola dello stato del Punjab, dove ha sede la Oxford University Press che stava per distribuirlo. Motivo ufficiale: “Non aveva ottenuto il certificato di autorizzazione alla stampa”.
Ragione reale: questa ex studentessa che ha rischiato la vita per il diritto all’educazione delle ragazze compariva di fianco a figure unanimemente venerate come il maggiore Raja Aziz Bhatti, ex combattente celebre per le sue gesta eroiche contro la nemica e “infedele” India a metà degli anni ‘60. “Verserò l'ultima goccia del mio sangue in difesa della mia cara patria” disse tra le altre cose Aziz.
Minacce su YouTube per l'intervista a Vogue
In sintesi, Malala è una figura ancora troppo controversa nel suo Paese – almeno tra i tanti che l’accusano di denigrare tradizioni e religione – per comparire sulle stesse pagine di eroi degni di essere tramandati ai posteri sui libri per studenti.
Ma, prima che il Punjab Textbook Board decidesse di cancellare Malala dalle librerie scolastiche, diversi gruppi ortodossi erano giunti a minacciarla nuovamente di morte. Gli stessi talebani, che oggi stanno per riprendere il controllo del vicino Afghanistan, promisero di portare a termine la missione fallita quel giorno del 2012, quando le spararono alla testa nelle strade della sua Mingora.
La minaccia più recente è contenuta in un video postato a giugno su YouTube da un mufti di nome Sardar Haqqani, che l’ha accusata di aver dissacrato uno dei sacramenti dell’Islam come il matrimonio con un’intervista rilasciata a Vogue dove Malala dice testualmente: “Non capisco perché la gente debba sposarsi. Se vuoi avere una persona nella tua vita, perché devi firmare documenti di matrimonio, perché non può essere solo una partnership?". Subito arrestato, il religioso annunciò come punizione esemplare per la sua blasfemia un attacco suicida al suo ritorno in Pakistan.
A far infuriare con quella frase – non solo il mufti ma molti benpensanti del suo Paese – c’è il fatto che le leggi islamiche non ammettono la convivenza di una coppia al di fuori del vincolo matrimoniale e a poco è servita la difesa di Ziauddin Yousafzai, padre di Malala, che parla di “osservazioni prese fuori contesto”, per difenderla da potenziali rischi per la sua incolumità. Se in Inghilterra è molto più protetta dalla lunga mano dei fondamentalisti, in Pakistan resta infatti un potenziale target, come dimostrarono le enormi misure di sicurezza prese durante il suo breve e supersorvegliato viaggio di ritorno nello Swat di tre anni fa. Lo stesso portavoce talebano autore della rivendicazione dell’attentato contro di lei è fuggito misteriosamente di prigione l’anno scorso e nessuno sa dove sia.
Io non sono Malala
Tra i tanti nemici palesi e segreti di Malala c’è anche un’associazione che raccoglie più di 170mila scuole private del Pakistan e dal 2013 si batte per dimostrare la sua corruzione morale ed etica, avendo secondo i suoi dirigenti sposato “i valori anti-islamici dell’Occidente”. In quell’anno il potente organismo vietò alle biblioteche di tutti i suoi istituti il libro bestseller I am Malala (Io sono Malala) e nel 2015 il suo presidente Mirza Kashif Ali pubblicò un testo alternativo per il curriculum studentesco dal titolo significativo: I am Not Malala (sottotitolo: I’m a Muslim, I’m a pakistani). Quel testo è diventato adesso anche un documentario distribuito nelle classi private di ogni ordine e grado. “L’ho scritto – ha spiegato l’autore – per contrastare la propaganda anti-islamica (della Nobel, ndr) ed esporre i nefasti disegni delle forze anti-islamiche. Vogliamo esporre Malala tra i giovani, in modo che non vengano colpiti dalla sua cosiddetta visione della lotta per i diritti delle donne". “Racconteremo a 20 milioni di studenti in 200mila scuole private in tutto il Paese – ha aggiunto – le sue controverse opinioni sull'Islam, il matrimonio, il perseguimento dell'agenda occidentale”.
Oltre ad aver inneggiato all’"adulterio” chiamandolo "partnership", secondo l’autore del libro e del documentario Malala ha “rivelato i suoi disegni” facendosi ritrarre in “una foto di gruppo con la scrittrice Taslima Nasreen” (esule dall’islamico Bangladesh per le sue visioni troppo liberali) e condividendo il premio Nobel “con un indiano” (l’attivista Kailash Satyarthi).
Fortunatamente Mirza Kashif Ali non ha minacciato come il mufti di attentare alla vita della giovane Nobel. Ma il 12 luglio in tutte le 170mila scuole private da lui dirette ha fatto celebrare un “I’m not Malala's Day”, una giornata "Io non sono Malala", con cicli di conferenze e seminari per "esporre la sua agenda occidentale agli studenti". Poco importa se a forza di denigrarla qualcuno la odierà al punto di volerla uccidere ovunque si trovi.