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Sudafrica, il presidente Ramaphosa: "Dietro i saccheggi un piano per rovesciarmi"

Il presidente della Repubblica sudafricano Cyril Ramaphosa (ansa)
Secondo il capo dello Stato le violenze sarebbero un tentativo di insurrezione seguito all'incarcerazione del suo predecessore Jacob Zuma. Sale a 212 il bilancio dei morti
2 minuti di lettura

Ci sarebbe un piano dietro le violenze e i saccheggi che hanno travolto il Sudafrica negli ultimi giorni. Sarebbe iniziato il 7 luglio, la notte in cui l’ex presidente della Repubblica Jacob Zuma è entrato in carcere, e avrebbe come obiettivo la testa di Cyril Ramaphosa, il suo successore. Lo stesso capo dello Stato ne è sicuro e lo ha detto senza giri di parole in visita nel KwaZulu-Natal, la provincia dove è iniziato tutto: “È molto semplice, violenze e saccheggi sono stati decisi e ordinati per tempo”. Il risultato è di 212 morti, almeno 800 negozi e supermercati depredati solo nella regione. Non quantificati i danni della devastazione a Johannesburg e Pretoria, città in cui i disordini hanno provocato problemi nell’accesso al cibo e ai medicinali e hanno ulteriormente rallentato la vaccinazione anti-Covid.

Ci sarebbe un piano dietro le violenze e i saccheggi che hanno travolto il Sudafrica negli ultimi giorni. Sarebbe iniziato il 7 luglio, la notte in cui l’ex presidente della Repubblica Jacob Zuma è entrato in carcere, e avrebbe come obiettivo la testa di Cyril Ramaphosa, il suo successore. Lo stesso capo dello Stato ne è sicuro e lo ha detto senza giri di parole in visita nel KwaZulu-Natal, la provincia dove è iniziato tutto: “È molto semplice, violenze e saccheggi sono stati decisi e ordinati per tempo”. Il risultato è di 212 morti, almeno 800 negozi e supermercati depredati solo nella regione. Non quantificati i danni della devastazione a Johannesburg e Pretoria, città in cui i disordini hanno provocato problemi nell’accesso al cibo e ai medicinali e hanno ulteriormente rallentato la vaccinazione anti-Covid.



Venerdì Ramaphosa, per la terza volta da domenica, ha parlato alla nazione, stavolta da Durban. “Li prenderemo tutti” ha detto, nella speranza di per far pulizia una volte per tutte di Zuma e dei suoi luogotenenti. “Il tentativo di insurrezione è fallito, il sabotaggio economico non c’è stato. Ma il Paese è comunque ancora minacciato”, ha detto, escludendo il ricorso a uno “stato d’emergenza”, pensando agli anni bui dell’apartheid e a quello che fu lo strumento principe per il governo razzista: dichiararlo vuole dire sospensione dei diritti e detenzione indiscriminata.

Le parole di Mbeki

A dargli man forte è intervenuto Thabo Mbeki, presidente della Repubblica dopo Nelson Mandela, secondo il quale le devastazioni alle infrastrutture volevano “prendere in ostaggio lo Stato". Dopo l'arresto di Zuma, ha detto, “hanno cercato di sovvertire la Costituzione democratica”, altro che azione spontanea. E intanto molti analisti e giornalisti sostengono che “una terza forza" abbia cercato di prendere il potere con “un colpo di Stato non riuscito”.



Ferial Haffajee, del Daily Maverick, ha scritto che la violenza sistematica si è accanita anche su una serie di radio comunitarie di Johannesburg, Pretoria e Durban, che trasmettevano notizie per fermare i saccheggi, e che dentro l’African National Congress c’era chi incitava alle razzie.

La figlia di Zuma si batte su Twitter

Zuma è sempre stato un maestro di spionaggio, sia da esule negli anni ’80 che da presidente. Ne sa di segreti e di sovversioni. Thulani Dlomo, il più fidato tra i suoi uomini, nel 2008 ha riorganizzato con lui l’intelligence. Ex ambasciatore a Tokyo, ora è stato arrestato. Duduzile Zuma, miliardaria figlia di Zuma ed esponente del partito, dopo la carcerazione del padre ha spinto su Twitter lo slogan #FreeZuma e ha protestato con violenza contro Ramaphosa insieme ad esponenti dell’Anc legati al Ret, organizzazione di para-sinistra populista con tendenze xenofobe.

Il capo dello Stato sa che la partita con Zuma non è finita. Il suo primo tentativo di sovversione è andato a vuoto, ma altri forse seguiranno.