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La trappola del Messico. Così il software Pegasus spiava giornalisti e attivisti

(afp)
L’inchiesta internazionale sui governi che hanno utilizzato il sistema Nso. Nel Paese americano 15mila obiettivi: anche l’entourage di López Obrador
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Per la prima volta scandalo era esploso a metà giugno del 2017. Allora fu il New York Times a raccontare che da almeno da sei anni che le agenzie di intelligence messicane si dedicavano a spiare illegalmente migliaia di cittadini. Soprattutto oppositori politici e attivisti sociali. Ora la nuova inchiesta internazionale condotta da un gruppo di giornali con dati raccolti da Amnesty International e dal gruppo francese "Forbidden Stories" racconta che almeno 50 persone vicine al presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador - tra cui sua moglie, i figli, gli assistenti e il medico - sono all'interno dell'elenco di numeri di telefono potenziali target di spionaggio dai clienti governativi dell'azienda israeliana NSO, proprietaria del software di spionaggio Pegasus. Politici di ogni partito, oltre a giornalisti, avvocati, attivisti, pubblici ministeri, diplomatici, insegnanti, giudici, medici e accademici: in tutto oltre 15.000 individui mes…

Per la prima volta scandalo era esploso a metà giugno del 2017. Allora fu il New York Times a raccontare che da almeno da sei anni che le agenzie di intelligence messicane si dedicavano a spiare illegalmente migliaia di cittadini. Soprattutto oppositori politici e attivisti sociali. Ora la nuova inchiesta internazionale condotta da un gruppo di giornali con dati raccolti da Amnesty International e dal gruppo francese "Forbidden Stories" racconta che almeno 50 persone vicine al presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador - tra cui sua moglie, i figli, gli assistenti e il medico - sono all'interno dell'elenco di numeri di telefono potenziali target di spionaggio dai clienti governativi dell'azienda israeliana NSO, proprietaria del software di spionaggio Pegasus. Politici di ogni partito, oltre a giornalisti, avvocati, attivisti, pubblici ministeri, diplomatici, insegnanti, giudici, medici e accademici: in tutto oltre 15.000 individui messicani sono finiti nella rete.

 


Per essere presi prigionieri bastava un semplice sms. Qualcosa di serio: un avviso della tua banca, la conferma di un appuntamento concordato. Aprivi il file, ti appariva la scritta. Il tempo di leggerla e il software si era già installato. Pegasus ha le caratteristiche di restare in silenzio, si nasconde nel tuo chip, si trasforma nel Grande Fratello. E Grande Orecchio. Può leggere i tuoi messaggi, le mail, la tua agenda, gli appuntamenti. Accede persino al microfono, ascolta le tue conversazioni, e con la telecamera segue in diretta quello che fai e chi vedi.


Per anni nessuno si è accorto di nulla, poi qualcuno ha lanciato l'allarme poi raccolto dal New York Times. I primi a farlo sono stati i componenti del Centro Prodh. Facevano parte della Commissione internazionale invocata da numerose organizzazioni per i diritti umani in Messico. Indagava sulla scomparsa dei 43 studenti di Ayotzinapa, la cittadina dello Stato di Guerrero sui quali non si era saputo più nulla. Il capo della Commissione scoprì un giorno di avere il cellulare invaso dallo spyware. Ad una verifica tecnica, tutti i cellulari dei commissari risultarono infettati da Pegasus. La cosa fece scalpore perché molti erano giuristi e forensi stranieri impegnati in un giallo che coinvolgeva fino alle più alte autorità messicane. Gli studenti dell'istituto normalista erano caduti in una vera trappola tesa dalle diverse polizie e soldati che agivano per conto dei Cartelli. Furono bloccati, fermati, portati da qualche parte mentre si dirigevano a Città del Messico: poi uccisi e poi dati alle fiamme. Non si è mai scoperto perché. Ma la tesi più accreditata è che a bordo di uno dei mezzi c'era nascosto un carico di eroina diretto a Chicago. Gli studenti lo ignoravano; quelli del Cartello di Sinaloa, all'epoca guidato dal Chapo Guzmán, lo sapevano e non erano disposti a perderlo.


L'allora presidente Enrique Peña Nieto si impegnò a svolgere un'accurata indagine che non approdò a nulla. L'attuale presidente Andrés Manuel López Obrador ha dichiarato che lo spyware era stato eliminato. Ma ora il sospetto è che sia finito nelle mani dei cartelli della droga: la serie impressionante di omicidi eccellenti degli ultimi anni infatti fa invece ritenere che sia ancora in circolazione. Il gruppo Nso spiega che è impossibile capire nelle mani di chi sia finito. "E' come un kalashnikov. Lo vendi a qualcuno che può venderlo ad altri. Non lo ritrovi più ma continua a sparare", dicono a Tel Aviv. Lo dimostra la mattanza nei confronti dei giornalisti: 120 uccisi negli ultimi 20 anni. Ventisei di quelli assassinati dal 2014 avevano il cellulare con installato dentro Pegasus, sostiene il Guardian che assieme ad altre testate internazionali ha riproposto il caso. In particolare il giornale ha evidenziato il caso del giornalista Cecilio Pineda, il cui telefono era stato infettato poche settimane prima del suo omicidio; in tutto sono stati individuati almeno 25 giornalisti messicani presi di mira in poco più di due anni.