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Svelato il nuovo supercaccia dell'aviazione russa

Spot e social, in una campagna di marketing per presentare il nuovo jet stealth del Cremlino. Unendo alla propaganda l’obiettivo di esportarlo per finanziare le industrie di Mosca. Ecco le prime notizie sull’aereo più segreto
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Una raffica di spot e una campagna social per creare aspettativa, come se si trattasse di un telefonino o di un paio di scarpe griffate. C’è anche uno slogan accattivante in inglese: “Il mio nome è Nessuno”. Una citazione dotta: Ulisse nella grotta di Polifemo, capace di accecare senza essere visto. Come i jet invisibili, che colpiscono sfuggendo ai radar. Perché in questo caso il marketing “all’americana” viene usato per lanciare una macchina da guerra russa: un super-caccia, l’ultimo parto della tecnologia aeronautica di Mosca. 
 
Il misterioso velivolo dovrebbe essere svelato oggi nel grande show MAKS alle porte della capitale, ma alcune foto sono già state diffuse permettendo le prime analisi, come quella realizzata da Tyler Rogoway per il sito specializzato The Warzone. Il look è appunto quello dei velivoli stealth, la frontiera più avanzata dell’hi tech bellico. Lo si vede dalla…
Una raffica di spot e una campagna social per creare aspettativa, come se si trattasse di un telefonino o di un paio di scarpe griffate. C’è anche uno slogan accattivante in inglese: “Il mio nome è Nessuno”. Una citazione dotta: Ulisse nella grotta di Polifemo, capace di accecare senza essere visto. Come i jet invisibili, che colpiscono sfuggendo ai radar. Perché in questo caso il marketing “all’americana” viene usato per lanciare una macchina da guerra russa: un super-caccia, l’ultimo parto della tecnologia aeronautica di Mosca. 
 
Il misterioso velivolo dovrebbe essere svelato oggi nel grande show MAKS alle porte della capitale, ma alcune foto sono già state diffuse permettendo le prime analisi, come quella realizzata da Tyler Rogoway per il sito specializzato The Warzone. Il look è appunto quello dei velivoli stealth, la frontiera più avanzata dell’hi tech bellico. Lo si vede dalla forma della fusoliera, della presa d’aria e soprattutto dei timoni di coda che promettono una grande manovrabilità. 
 
Missili e bombe sono trasportati in un vano ventrale e non appesi sotto le ali come negli aerei da combattimento dello scorso secolo: in questo caso, però, la stiva appare particolarmente piccola. Davanti alla cabina di pilotaggio “a bolla” c’è un sensore a infrarossi, una caratteristica di tutti i caccia russi progettati dopo la Guerra Fredda e di molti sistemi occidentali: si tratta di un visore “passivo”, che non emette impulsi in grado di tradire la posizione del mezzo. Qualche interrogativo nasce dalle dimensioni del muso, che sembrano limitare le capacità di un radar a scansione elettronica. 
 
Il dubbio più rilevante, però, riguarda la natura dell’oggetto esibito: si tratta di un prototipo o di un modello in scala reale, tecnicamente chiamato “mock up”? C’è grande scetticismo sulla possibilità che l’industria russa abbia già concretizzato un altro aereo “stealth” oltre al Sukhoi 57, che rappresenta la punta di diamante dell’aviazione del Cremlino. Ingegneri e aziende però hanno conservato l’abitudine alla segretezza, che potrebbe permettere di sfornare sorprese supersoniche. Quanto al nome, c’è chi ritiene che la sigla “BLU 75” posso anticipare quello di Sukhoi 75, mostrando le affinità con l’altro supercaccia. 
 
Il nuovo però appare più piccolo ed è spinto da un solo motore. L’impressione è che difficilmente possa impensierire l’F-35 statunitense, diventato la bandiera della supremazia tecnologica occidentale. Quello mostrato sembra un velivolo meno avanzato, destinato soprattutto all’esportazione. Lo spot infatti mostra piloti indiani, vietnamiti, argentini, emiratini che corrono ad ammirare l’esordio della creatura volante. Ed ecco l’ipotesi che il velivolo sia stato concepito per quei Paesi che non sono in grado di permettersi l’F-35 statunitense né una macchina complessa come il Sukhoi 57. E allo stesso tempo possa competere con i nuovi caccia “leggeri” che Cina, Turchia e Corea del Sud stanno costruendo guardando al crescente mercato degli armamenti, l’unico proliferato anche con la pandemia.
 
Per le industrie statali russe quello militare resta l’export di punta, che per prestazioni e prezzi rimane competitivo con i colossi occidentali: missili, elicotteri, tank e apparati elettronici vengono venduti anche a Paesi ricchi, come gli Emirati, o addirittura a membri della Nato, come le batterie di S-400 acquistate dalla Turchia. Non solo: pure Pechino continua a rifornirsi da Mosca, comprando pezzi pregiati che non riesce ancora a realizzare in proprio. 
 
Mantenere questo flusso di valuta pregiata è fondamentale per il Cremlino. Che ha fatto delle super-armi anche uno strumento di propaganda, verso i propri cittadini e verso il resto del mondo. Ormai ogni esercitazione e ogni nuovo prototipo viene magnificato in video spettacolari diffusi in tutte le lingue. Gli esperti, però, fanno notare come le risorse economiche e industriali russe non siano all’altezza delle ambizioni: il governo riesce a finanziare pochi esemplari e le fabbriche faticano a consegnarli. Un esempio? Oltre seicento F-35 sono già in servizio, mentre di Sukhoi 57 ne volano una ventina. Tutti però esaltati grazie a una copertura mediatica straordinaria.