Esteri

Oggi parte il G20 sul clima: obiettivo, convincere Pechino

A Napoli protesta contro il G20: in bici intorno allla zona rossa (siano)

Al vertice di Napoli un accordo sembra in salita

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Gli occhi saranno puntati soprattutto sulla delegazione cinese, che però si collegherà con Napoli in video conferenza. La maggior parte degli altri ministri dell’Ambiente del G20 saranno invece fisicamente nel capoluogo campano. E tuttavia, per la riuscita della due giorni dedicata al precario stato di salute della Terra, saranno fondamentali proprio i segnali lanciati da Pechino. Soprattutto sulla volontà cinese di accelerare il taglio di emissioni di CO2: oggi l’obiettivo per la decarbonizzazione è il lontanissimo 2060. La speranza invece è che a Napoli gli emissari di Xi Jinping annuncino di volersi unire al plotone di testa che, pur tra molte contraddizioni, sta guidando la lotta all’emergenza climatica: l’Unione europea e gli Stati Uniti.

Domani sera il G20 ambientale di Napoli potrà essere celebrato come un successo se i governi dei Paesi più ricchi del mondo saranno riusciti a prendere alcuni impegni precisi: presentare prima della Cop26, la conferenza Onu sul clima che si terra a inizio novembre a Glasgow, i tagli alle emissioni di CO2; adottare strategie di lungo termine perché la temperatura media del Pianeta non salga oltre gli 1,5 gradi.

La giornata di oggi sarà dedicata a temi più strettamente ecologici: biodiversità, aree protette, economia circolare. Ed è quasi scontato che i venti Grandi finiranno per trovarsi d’accordo. La vera scommessa sarà lanciata domani, quando sarà affrontato il dossier clima-energia. Se sulla necessità di tagliare le emissioni di gas serra sono ormai tutti concordi, si continua invece a litigare su strumenti e tempistica. Il clima è di battaglia, superare le differenze sarà un compito difficile per la guida italiana del vertice chiamata, da padrona di casa a una delicata mediazione. Si discute persino sul lessico: l’Arabia Saudita, per esempio, non vuol sentir parlare di “neutralità carbonica” (assorbire tanta CO2 quanta se ne emette), preferendo l’espressione “emissioni bilanciate”. Il G20 dovrebbe inoltre celebrare la fine dei sussidi statali ai combustibili fossili, che però in alcuni Paesi ricchi sono esplosi tra il 2015 e il 2019. Altro tema scottante, l’addio al carbone: in quanto tempo? L’Italia chiede non prima del 2025, ma ci sono nazioni europee, come Polonia e Repubblica Ceca, che chiedo una transizione ancora più morbida. Ma forse il tema più divisivo è il carbon pricing, vale a dire l’attribuzione di un prezzo al carbonio emesso nell’atmosfera. L’Unione europea ha appena consolidato il meccanismo degli Ets (emission trading scheme) e gli Usa ci stanno pensando. Ma occorre immaginare anche una “carbon border tax”, una tassa per i beni prodotti ed esportati da quei Paesi che invece non tassano la CO2. E quest’ultima rischia di spaccare il G20.