La Cina conquistata dagli animali domestici: milioni di cani e gatti viziati come figli. Ma qualcuno sceglie alpaca e cincillà
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO. Cibi gourmet, trattamenti di bellezza, massaggi, giocattoli e accessori all’ultima moda. Perfino app di incontri per trovare l’anima gemella. Che cosa non farebbero i cinesi per il benessere dei loro amici a quattro zampe. Cani e gatti, soprattutto, anche se ultimamente la domanda si sta spostando sempre più verso gechi, ricci, marmotte, alpaca (per le strade di Pechino si vedono pure loro a passeggio a guinzaglio) e cincillà. Viziati come dei figli.
Si perché secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica, la pet economy - il giro d’affari che ruota attorno agli animali domestici - è cresciuta di uno strabiliante +1.500% negli ultimi dieci anni. Un fenomeno che, sostengono gli analisti, entro il 2023 arriverà a superare i 470 miliardi di yuan (circa 62 miliardi di euro).
PECHINO. Cibi gourmet, trattamenti di bellezza, massaggi, giocattoli e accessori all’ultima moda. Perfino app di incontri per trovare l’anima gemella. Che cosa non farebbero i cinesi per il benessere dei loro amici a quattro zampe. Cani e gatti, soprattutto, anche se ultimamente la domanda si sta spostando sempre più verso gechi, ricci, marmotte, alpaca (per le strade di Pechino si vedono pure loro a passeggio a guinzaglio) e cincillà. Viziati come dei figli.
Si perché secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica, la pet economy - il giro d’affari che ruota attorno agli animali domestici - è cresciuta di uno strabiliante +1.500% negli ultimi dieci anni. Un fenomeno che, sostengono gli analisti, entro il 2023 arriverà a superare i 470 miliardi di yuan (circa 62 miliardi di euro).
Passatempo borghese sotto gli anni di Mao - e quindi vietati - ora i cinesi, soprattutto i più giovani, non badano a spese per mettersi in casa un animale (circa la metà dei proprietari di animali domestici ha, infatti, meno di 30 anni). Duemila yuan all’anno (260 euro) per far mangiare come un re il proprio cane: un’enormità in confronto al 40% dei cinesi che di yuan in un anno ne guadagna meno di 12 mila (1570 euro). Ma si arriva addirittura a quasi 7 mila all’anno (6.653 in media, circa 900 euro) se teniamo conto anche di tutto il resto: visite dal veterinario, medicinali, giocattoli, cucce di design, vestiti.
Un fenomeno nuovo, esploso negli ultimi anni se pensiamo, ad esempio, che tra il 1983 e il 1993 i cani nelle più grandi città del Dragone vennero addirittura messi al bando a causa di una terribile epidemia di rabbia, e che il più grande dizionario cinese alla voce “animale domestico” non dedica ancora nemmeno mezza riga. Oggi sono cento milioni i cani e i gatti che vivono nelle case dei cinesi nelle aree urbane, secondo uno studio pubblicato lo scorso anno da Goumin. Tenendo conto che la popolazione urbana è di circa 850 milioni, un cinese su dieci ha un amico a quattro zampe a casa.
“Avere un animale richiede meno soldi di quanti ne occorrono per crescere un bambino”, scrive un utente su Weibo, il Twitter cinese. “Nessun matrimonio e nessuna famiglia: prendermi cura del mio piccolo animale è la mia protesta silenziosa contro il capitalismo”.