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Donne bosniache piangono i propri cari nel cimitero di Srebrenica 

Bosnia, l'Alto commissario internazionale: "Negare il genocidio di Srebrenica sarà un crimine"

L'austriaco Valentin Izko: pene fino a cinque anni per chi glorifica i criminali di guerra serbo-bosniaci. Il Consiglio di sicurezza Onu respinge la proposta di Russia e Cina di revocare i poteri dell'inviato preposto a garantire l'applicazione degli accordi di Dayton che posero fine al conflitto nei Balcani. Ad agosto entra in carica il tedesco Schmidt. Il vice ambasciatore di Mosca: "Poteri post coloniali"
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L'Alto rappresentante della comunità internazionale in Bosnia, Valentin Inzko, ha stabilito che la negazione del genocidio di Srebrenica sarà vietata in base al diritto penale bosniaco. L'Alto rappresentante uscente, l'austriaco Inzko, ha imposto questi cambiamenti alla legislazione del Paese balcanico nel tentativo di contrastare i tentativi dei serbobosniaci di negare che a Srebrenica nel luglio del 1995 ci sia stato un genocidio, come riconosciuto anche dalla Corte internazionale di giustizia. Gli emendamenti alla legge voluti da Inzko prevedono anche il carcere per un periodo fino a cinque anni per le persone che glorificano i criminali di guerra serbo bosniaci. Tale pena è prevista anche per i responsabili delle amministrazioni locali che decidono di intitolare ai criminali di guerra strade o edifici pubblici. 

L'Alto rappresentante della comunità internazionale in Bosnia, Valentin Inzko, ha stabilito che la negazione del genocidio di Srebrenica sarà vietata in base al diritto penale bosniaco. L'Alto rappresentante uscente, l'austriaco Inzko, ha imposto questi cambiamenti alla legislazione del Paese balcanico nel tentativo di contrastare i tentativi dei serbobosniaci di negare che a Srebrenica nel luglio del 1995 ci sia stato un genocidio, come riconosciuto anche dalla Corte internazionale di giustizia. Gli emendamenti alla legge voluti da Inzko prevedono anche il carcere per un periodo fino a cinque anni per le persone che glorificano i criminali di guerra serbo bosniaci. Tale pena è prevista anche per i responsabili delle amministrazioni locali che decidono di intitolare ai criminali di guerra strade o edifici pubblici. 

All'annuncio di Inzko ha immediatamente reagito il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, che è membro serbo della Presidenza tripartita bosniaca, respingendo le modifiche imposte dall'Alto rappresentante, e confermando la sua posizione sul massacro di Srebrenica del luglio 1995. "In Bosnia manca il dialogo, a Srebrenica non è avvenuto un genocidio", ha detto Dodik minacciando una nuova crisi politica e persino l'indipendenza della Republika Srpska (Rs, entità a maggioranza serba in Bosnia). "La Bosnia, dopo questa decisione, non potrà funzionare", ha aggiunto Dodik che ha annunciato per la settimana prossima la convocazione del Parlamento della Rs "per prendere le necessarie decisioni". Soddisfazione per l'annuncio di Inzko hanno espresso al contrario il membro croato e presidente di turno della presidenza bosniaca Zeljko Komsic, e il leader del maggiore partito musulmano del Paese Bakir Izetbegovic. L'imposizione della legge che vieta la negazione del genocidio era stata promessa da Inzko due anni fa alle madri di Srebrenica, che si sentono orribilmente insultate dalle negazioni del genocidio, come la giustizia internazionale ha definito l'uccisione di 8 mila musulmani nell'estate 1995 nella cittadina bosniaca ad opera delle truppe serbo-bosniache al comando di Ratko Mladic. Dodik ed i serbo-bosniaci, come pure le autorità di Belgrado, ammettono che all'epoca sia stato commesso un terribile crimine, ma negano la qualifica di genocidio. Inzko, dopo 12 anni di servizio, si è dimesso dall'incarico lo scorso maggio e al suo posto è stato nominato il tedesco Christian Schmidt. 

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite l'altroieri ha respinto la proposta russa, sostenuta dalla Cina, di revocare i poteri dell'Alto rappresentante internazionale per la Bosnia-Erzegovina. Russia e Cina sono stati gli unici due Paesi membri del Consiglio di sicurezza che hanno votato a favore della risoluzione, mentre tutti gli altri si sono astenuti. Di conseguenza, come previsto, l'ex ministro dell'Agricoltura tedesco, Christian Schmidt, assumerà l'incarico di Alto rappresentante dall'austriaco Valentin Inzko il primo agosto. La risoluzione presentata dalla Russia mirava ad abolire la carica di Alto rappresentante internazionale per la Bosnia entro il mese di luglio del 2022. Secondo la risoluzione, i poteri conferiti all'inviato "non erano piu' necessari visti i progressi compiuti dalle parti bosniache".

L'ufficio dell'Alto rappresentante internazionale è stato istituito attraverso gli accordi di pace di Dayton che hanno posto fine alla guerra in Bosnia, durata dal 1992 al 1995, che ha causato la morte di circa 100 mila persone. Da tempo la Repubblica Sprska, l'entità serba della Bosnia, proprio grazie al sostegno russo sta chiedendo di abolire la carica di Alto rappresentante. Dopo il voto dell'altra sera il vice ambasciatore russo, Dmitrij Poljanskij, ha affermato che questa decisione potrebbe "distruggere i risultati ottenuti dalla comunità internazionale negli ultimi 25 anni". Poljanskij, in precedenza, aveva accusato l'Alto rappresentante di essere diventato come uno "zar" con "poteri di tipo quasi postcoloniale".

Un comitato direttivo del Consiglio per l'attuazione della pace, composto da 55 Paesi, ha nominato Schmidt a maggio. Tuttavia, la Russia ha affermato di "rifiutare categoricamente" la nomina di Schmidt. "Il ruolo del Consiglio di sicurezza nella nomina di un nuovo Alto rappresentante è insostituibile", ha detto Poljanskij prima del voto. Russia e Cina hanno sostenuto che Schmidt non avrebbe potuto assumere il suo ruolo perché la sua nomina non era stata formalmente approvata dal Consiglio di sicurezza, una posizione evidentemente non condivisa dagli altri membri. "Il segretario generale o il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non hanno un ruolo determinante nel processo di nomina", ha detto, infatti, dopo il voto il vice ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Richard Mills.